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I riflettori puntati, un costume di scena
vistoso e un tamburo che dà il ritmo. Si avvera, così, il sogno di
Saravana, per gli amici “Saru”, diciannovenne di Bangalore. Al
Congresso di Firenze contro il lavoro minorile (10 – 13 maggio
2004) ha ballato e recitato per la prima volta davanti una platea
di centinaia di persone. “Tra poco inizia lo spettacolo. Verrete a
vederlo, vero?”, ha detto emozionato qualche minuto prima di
salire sul palco.

Ne ha fatta di strada il piccolo Billy
Elliot indiano. A partire dai sette anni aveva lavorato come
meccanico e venduto fiori, fino a quando John Devaraj, un artista
“tuttofare”, pacifista fino al midollo, con Bob Dylan e Antonio
Gramsci come modelli, lo portò nella sua scuola d’arte, una
fabbrica di sogni e centro d’accoglienza per i bambini poveri del
Sud dell’India.
Saru si dà un gran da
fare per promuovere le mille attività di John, che è scultore,
architetto, attore. Ma se gli chiediamo di raccontare la sua
storia, fa un gran sorriso e appoggia subito i poster in vendita
del maestro:

“Quando mio padre se ne
andò, dovetti lasciare la scuola per guadagnare qualcosa e aiutare
mia madre che, da sempre, vende banane per le vie di Bangalore.
Lavoravo dalle sette alle dieci e mezza di sera. Era davvero dura
– dice serio – ma alla fine mi abituai”. Dopo queste parole,
vorremmo dirgli che ci ricorda qualcuno, il protagonista di un
libro-riferimento per l’Occidente, “Lo straniero” di Albert Camus.
Ci piacerebbe spiegargli che anche lì si parlava di come ci si
possa “abituare a tutto”, persino alla prigionia e alla più grande
delle sofferenze. Ma Saru, che per un attimo ha aggrottato lo
sguardo, torna a sorridere e continua nel suo discorso: “Adesso
sono felice. Vado al liceo e grazie a John faccio ginnastica e
imparo a recitare, ballare e disegnare. Da grande vorrei diventare
un buon danzatore. Di samba magari”. Saru sente che non ci sono
confini e limiti ai suoi sogni: diventerà una stella anche se non
frequenterà “una scuola privata, perché troppo costosa”. Poi
mostra il volantino di una performance preparata con John. Il
titolo è “Il ritorno di Spartaco”, lo schiavo romano scelto dalla
compagnia teatrale come simbolo dei poveri e degli oppressi di
ogni epoca. “La scienza e la tecnologia possono al contempo creare
e distruggere una vita – si legge sull’opuscolo - i nuovi schiavi
del ventunesimo secolo vengono chiamati ‘bambini lavoratori’ o
‘bambini di strada’.

Solo in India sono
cento milioni e 250 in tutto il mondo. Liberiamoli da fame,
povertà, odio e fatica. Quanti ragazzi nel vostro Paese sono
liberi? Nel nostro, in India, i piccoli sono 400 milioni, il 40
per cento della popolazione. Almeno 150 milioni non vanno a
scuola”. “Come artista utilizzo la pittura, il teatro, la musica e
la danza per aiutare circa duecento bambini”, dice John.
“L’educazione è una cosa importantissima per eliminare il lavoro
minorile. Solo se l’istruzione primaria diventerà un diritto
fondamentale, ci sarà uno sviluppo sociale ed economico in India”.
John crede che gli artisti possano contribuire a cambiare il
mondo. “Io, per esempio, voglio togliere i minori dalla strada. E
sono loro i principali soggetti delle mie sculture. Nutro il sogno
di eliminare lo sfruttamento infantile. Nessun bambino sarà libero
finché ci sarà ancora un suo coetaneo che lavora”. Difficile non
dargli fiducia. John, 46 anni, alto, robusto e dall’inglese
perfetto, esprime l’energia di chi sa veramente trasformare le
speranze in azioni concrete. Saru l’ha incontrato per strada:
“Capii che era intelligente e pieno di talento”, racconta.

“Dobbiamo umanizzare il
mondo!”, grida poi, a fine spettacolo, dal palco dell’auditorium.
“Rendiamolo a misura di bambino!”, è il suo motto indirizzato agli
esponenti di governi, UE e Banca Mondiale che partecipano al
Congresso. E riguardo alle ultime elezioni che hanno registrato la
vittoria del Congresso sul partito della destra hindu, il Bjp,
aggiunge: “Si dice sempre che niente può cambiare…Le elezioni
indiane sono importanti. Dimostrano che – noi indiani - siamo
interessati a sviluppare i valori democratici e a rendere l’India
un Paese laico”. Domani Saru tornerà a Bangalore, con l’Italia nel
cuore. “E’ stato meraviglioso venire qui. Viaggiare all’estero per
me è importante per capire cosa c’è nel mondo”. A Firenze 80
piccoli delegati di tutto il sud del pianeta si sono riuniti per
proporre delle soluzioni alla schiavitù del giorno d’oggi, lo
sfruttamento minorile appunto. Lo spettacolo di Saru conclude il
Congresso. E’ arrivato il momento di tornare alla vita di sempre:
tante ore di studio e le sere accanto alla madre che vende banane
per le strade.
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