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lo mi chiamo Saverio, ho sette anni, sono il fratello di Milena. Prima abito in Albania, adesso in Italia, vicino alla chiesa. La casa è bella, grande, ci sono cinque stanze: la camera mia e di mia sorella, la camera del papà e della mamma, la cucina per mangiare, il bagno, la stanza con il tavolo e la televisione e anche i fiori, perché a mia mamma piacciono moltissimo i fiori. In Albania la casa è piccola, solo due stanze! Anche in Albania ci sono case belle, ma la nostra casa è brutta, e anche la scuola è brutta, perché piove sempre dentro. A me l'Albania non piace, è brutta, poi non c'è da mangiare, perché quello che c'è è poco e tante cose non ci sono. L'uva c'è, ma il pane per esempio no, perché è poco pane. Il latte c'è, ma tutti i signori uuuuuuuhhh gridano, alla notte, perché c'è poco latte, alla mattina alle cinque loro fanno a botte, perché vogliono il latte, ma il latte non c'è per tutti! Il registratore, la televisione, non ci sono. Solo i grandi hanno la bicicletta, i bambini no. Ci sono poche automobili, solo Renault, Fiat, però non viaggiano molto, perché dov'è la benzina? Non c'è! La sono più poveri perché ci sono poche cose, poche città. In Albania mio padre lavora molto ma non ha mai i soldi, invece qui in Italia pulisce la casa del formaggio e i soldi ci sono, perché vicino all'Autostrada del Sole ci sono anche le banche del formaggio e anche i ladri di formaggio, ci sono. In Albania le banche del formaggio non ci sono, bisogna andare in fabbrica per guadagnare i soldi, però ci sono anche poche fabbriche. Un giorno mio padre è stanco di lavorare, perché non trova mai lavoro e anche se trova lavoro è povero, allora parte con la nave insieme a suo fratello, in mezzo a tutta la gente, vogliono tutti andare in Italia, tanti, perché loro guardano la televisione e l'Italia è meglio, ci sono più macchine, più case belle, più orologi, più vestiti, più cibo, più lavoro, più donne belle, più giochi, più partite di calcio. Mia nonna non vuole andare in Italia, perché lei è vecchia, ha paura, ma io, mio padre e mia madre andiamo.
Mia sorella però no, resta dalla nonna, perché lei è più grande di me, ma piange, perché lei è una femmina. Mio padre è sulla nave di ferro, con tanta gente che spinge e urla perché non c'è posto per tutti. lo vedo mio padre dalla strada e saluto con la mano, ma lui non vede, perché sono molto lontani, sono troppi uomini per una nave sola, anche se la nave è grande, non è una nave piccola per andare a pescare, è grandissima, grande come una nave da guerra, sono tanti, tantissimi uomini e allora io penso che dopo la nave affonda e muoiono tutti. Invece io e mia mamma siamo sulla barca piccola, di legno, siamo in sei, due donne, tre bambini e l'uomo. Il viaggio è lungo, perché la barca è piccola, non è tanto veloce e subito le onde sono basse, poi grandi, mia mamma ha paura e io sono coraggioso, però vado in cabina per non bagnarmi e per il vomito. Arriviamo a Brindisi di notte, da soli, ma alla mattina evvivaaaa! noi incontriamo mio padre, al porto, non è morto, noi siamo felici di vederlo e lui ride. Camminiamo in Italia tutto il giorno e di notte dormiamo tutti e tre dentro una nave bella, con le luci, poi andiamo con la nave a Bari, dall'amico di mio zio, perché lui da a noi una casa. Appena mi vede lui da a me il latte e io bevo una bottiglia da solo, perché non mangio mai. Durante le vacanze di Natale io, mia mamma e mio papà andiamo in Albania, mia sorella invece resta in Italia con la signora buona, suo marito e i suoi figli. Subito noi tre mettiamo la pasta, l'olio, i dischi e le cassette della musica dentro le valigie e andiamo in macchina a Bari con un amico di mio papà, poi saliamo sulla barca con le valigie. Al porto dell'Albania un amico di mio padre, che prima bevevano insieme, ci aiuta a prendere le valigie e noi vediamo anche mio nonno e mia nonna. Appena mia nonna mi vede uuuuuuèèè piange, perché lei piange sempre quando mi vede, ma non perché sta male, ma perché è felice di vedermi, allora io e la manma e il nonno e il papà e il suo amico e insomma, tutti diciamo alla nonna di non piangere, ma lei uuuèèè continua uuuèèèè quando è felice lei piange sempre. Arriviamo a casa del nonno in macchina, a Durazzo. ­ Appena il mio cane mi vede fa la pipi e scodinzola, perché adesso è diventato un po' grande, ma è ancora piccolo e si ricorda, se io chiamo Toommyy!!! lui viene subito vicino. A tavola il nonno dice che è stanco, perché lui lavora ogni giorno sul tetto della nostra casa vecchia, allora noi apriamo le valigie e facciamo vedere gli spaghetti, l'olio, i dischi e ascoltiamo una bellissima musica dell'Italia e così mia nonna piange ancora e quando ha finito di piangere dice: - Saverio, vuoi tornare qui in Albania? Sei sicuro che non vuoi tornare? Sei proprio sicuro?
Allora io rispondo: - Non posso, perché adesso vado a scuola in Italia! Il giorno dopo andiamo in una casa e io mi sdraio sul letto, nudo, e attorno al letto c'è la mia famiglia e anche i preti e i dottori. lo sono duro, nervoso, non piango, però tremo, ho paura, perché io sono sempre così a fare le punture. Un dottore prende l'ago e mi fa la puntura proprio lì,  in quel posto, taglia la pelle e il sangue esce fuori, ma subito non fa male, se tu non guardi non ti fa male, anche quando ti mettono il filo intorno e le medicine e il sacchetto pieno di monete per regalo non senti niente, veramente. Alla notte però io do i soldi a mia mamma e vado a letto e allora ahiahiaiii!! grido perché mi fa male ahiahaiii! perché brucia grido ahhh!! ahiahiahii!! mi fa così male che non riesco a dormire e anche i giorni dopo mi fa male, non posso neppure mettermi i pantaloni, ma adesso si, non ho più il filo e non prendo più neanche le medicine. lo ho fatto questo perché mio nonno si chiamava Mohamed e anche mio padre e anch'io, mi chiamo cosi, perché in Albania un bambino ha tanti nomi e se tu ti chiami anche Mohamed, quando diventi grande, lo devi fare. Dopo che l'ho fatto mio padre mi ha detto: - Adesso sei musulmano anche tu ! lo non so bene cosa vuol dire musulmano, perché sono piccolo, ma dopo mio padre mi dice tutto quello che devo fare e cosa guadagno, adesso lui ha detto solo che musulmano vuol dire che non sei cristiano, perché quella è un' altra religione e se voglio io posso non andare a messa. Mia sorella invece deve sempre andare, perché lei è cristiana, non può fare come me, perché è una femmina, le femmine non possono essere musulmani. Al ritorno, prima di salire sulla nave, io ho fatto vedere alla Polizia i documenti con la mia foto, ma loro non credevano che io abitavo in Italia, allora ho detto i nomi tuo e delle altre maestre e ho detto anche delle altre frasi. Per fortuna ho parlato bene italiano, perché gli uomini e i bambini che non parlavano bene italiano non potevano andare più in Italia. Allora mio papà ha detto: - Saverio, studia, studia, studia!
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