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Erano i dominatori della
Terra. Come giganti immortali popolavano ogni angolo del
pianeta. E per quasi 200 milioni di anni ne furono i signori
incontrastati.

Ma la
fine venne anche per loro, i "terribili rettili" noti come
dinosauri (tale, infatti, è il significato delle parole greche
deinòs e sauros, che ne compongono il nome). All'incirca 65
milioni di anni fa, scomparvero, lasciando dietro di sé pochi
resti fossilizzati e le mute tracce delle loro impronte conservate
nei fanghi pietrificati. Quale terribile catastrofe cancellò i
dinosauri dalla faccia della Terra insieme a quasi la metà delle
altre forme viventi? Per molto tempo gli scienziati di tutto il
mondo si sono posti questa domanda. Era convinzione quasi
generale che la scomparsa dei dinosauri fosse dovuta a una brusca
variazione del clima. Variazione prodotta per esempio da una
mutazione del flusso delle correnti oceaniche, che avrebbe
abbassato la temperatura di vaste zone tropicali a livelli
insopportabili per animali abituati a un tepore costante. O da
imponenti eruzioni vulcaniche che, al contrario, avrebbero causato
un eccessivo riscaldamento dell' atmosfera. Ma nessuna di queste
ipotesi appariva davvero convincente: l'estinzione era stata
troppo improvvisa e totale per essere spiegata solo in questo
modo. Finché, un giorno, la risposta.

Una risposta che è arrivata dal Golfo del
Messico, dove i geologi hanno scoperto le tracce dell' impatto in
quella zona, avvenuto proprio 65 milioni di anni fa, di un enorme
meteorite proveniente dalle profondità dello spazio: un bolide,
con un diametro di almeno 10 chilometri, dello stesso tipo di
quelli che hanno scavato enormi crateri sulla superficie della
Luna. L'urto, terribile, dovette provocare lo sconvolgimento di
aria, acqua, suolo. Immaginiamoci la scena: un brontosauro
interrompe il suo pasto e alza la pesante testa per osservare tra
le fronde della foresta tropicale un punto luminoso nel cielo che
ingrandisce a vista d'occhio offuscando addirittura il sole. È una
massa rocciosa pesante mille miliardi di tonnellate che viaggia
all' incredibile velocità di 150.000 chilometri orari, infuocata
per la frizione con l'aria.

In pochi secondi, con un tuono spaventoso,
l'enorme bolide si abbatte nel mare vicino liberando un' energia
10 milioni di volte maggiore di quella della più potente bomba
all'idrogeno. Il povero brontosauro non se ne accorge nemmeno: lo
spostamento d'aria ha già spazzato via lui, la foresta e ogni cosa
nel raggio di centinaia di chilometri. Poi un maremoto, con onde
alte decine di metri, si abbatte sulle coste cambiandone il
profilo. Particelle di rocce incandescenti proiettate in ogni dove
da venti furiosi fanno incendiare la vegetazione i cui fumi,
unendosi alle polveri e all' acqua marina vaporizzata, schermano
la luce del sole. In breve tempo tutta la Terra piomba in un'
oscurità quasi totale che dura mesi, forse anni. La temperatura,
dopo essersi bruscamente rialzata, scende sotto lo zero per un
lungo periodo bloccando lo sviluppo della vegetazione. Per animali
poco adattabili come i dinosauri è la fine: il freddo e la
scarsità di cibo ne decretano a poco a poco la morte. E lo scettro
del pianeta passa a organismi più piccoli e capaci di adeguarsi
alle nuove condizioni ambientali: questi organismi erano i
mammiferi, nostri antenati.
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