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William Shakespeare, poeta e drammaturgo, nacque il 26 aprile a Stratford-on-Avon, in Inghilterra, nel 1564. Poco ci è noto della sua infanzia e della sua giovinezza e se le sue opere dimostrano buona conoscenza della letteratura antica e di quella europea contemporanea, non sappiamo però dove e come abbia condotto i suoi studi. A diciotto anni lo troviamo sposato con Anne Hathaway, figlia di agricoltori di Stratford, che aveva otto anni più di lui, e a ventuno William era già padre di tre figli: Susan, Judith e Hamnet che morirà ancora bambino. Il giovane padre, squattrinato e insofferente della vita a Stratford, lasciò ben presto la famiglia per trasferirsi a Londra in cerca di fortuna. Cominciò a lavorare nel teatro, secondo alcuni come inserviente. Viente incaricato di custodire durante lo spettacolo i cavalli dei lord, secondo altri come attore specializzato nell'interpretare il ruolo di sovrano. Sappiamo infatti che più tardi, nell'«Amleto», recitò la parte dello spettro del padre, che appare al giovane principe all'inizio della tragedia. Benché la datazione delle sue opere (stampate dopo le rappresentazioni seguendo i copioni di scena e senza la supervisione dell'autore) non sia sempre sicurissima, possiamo dire con certezza che egli cominciò molto presto a scrivere.Quando la peste impose nel 1593 una temporanea chiusura dei teatri londinesi, aveva già al suo attivo almeno due drammi di argomento storico, «Enrico VI» e «Riccardo III », e una commedia, «La commedia degli errori », ispirata ai«Menaechmi» di Plauto. Nel periodo della peste Shakespeare iniziò la stesura dei «Sonetti », in cui cantava una passione profonda e angosciata con un'intensità ben lontana dai modelli della poesia amorosa dell'epoca.
Compose anche due poemetti dedicati al giovane duca di Southamp­ton, che lo aiutò a diventare azionista nella nota compagnia drammatica del lord ciambellano, in seguito passata sotto la protezione del re Giacomo I.Grazie all'appoggio del duca, Shakespeare divenne anche comproprietario di sale teatrali, il Globe prima, il Blackfriars poi, e impresario dei propri drammi; riuscì così ad accumulare una discreta ricchezza che gli permise di acquistare a Stratford case e terreni.Può sembrare strano che si insista tanto su vicende di affari, ma in realtà gli unici documenti che possediamo sulla vita di questo poeta sono documenti legali oppure registrazioni di nozze, nascite, morti di familiari o edizioni delle sue opere. La scarsità di dati ha permesso il fiorire di numerose leggende, fra cui la più assurda è quella che Shakespeare non avrebbe mai scritto nulla e sarebbe stato semplicemente il prestanome del filosofo Bacone o del conte di Oxford. Se delle circostanze concrete della vita possiamo sapere poco, ci è invece facile conoscere la sua visione del mondo, i pensieri, le inquietudini che ci vengono trasmessi attraverso i drammi. All'inizio vediamo Shakespeare affrontare opere di vario genere, dimostrando una già piena capacità poetica sia in una tragedia carica di tensione giovanile come «Giulietta e Romeo» sia in una vicenda storica dominata da un eroe negativo come «Riccardo I» sia in una fiaba delicata e malinconica come il «Sogno di una notte di mezza estate». Alla fine del Cinquecento, nel periodo coincidente con gli ultimi anni del regno di Elisabetta, mentre l'Inghilterra celebra il proprio ruolo di nazione in ascesa, Shakespeare ripercorre la storia del suo paese nei drammi che hanno come argomento la vita dei re inglesi. In essi disegna affascinanti figure di protagonisti però senza esaltazione, anzi, descrivendo lucidamente gli inganni e le crudeltà del potere. Questa consapevolezza della violenza più o meno esplicita che sta al fondo dei rapporti umani si riflette anche in commedie come «Il mercante di Venezia» o «Misura per misura», dove il lieto fine non consola l'amarezza dello svolgimento.Con i primi anni del regno di Giacomo I, periodo di ripensamenti e di timori per tutta l'Inghilterra, coincide la composizione delle grandi tragedie, «Amleto », «Otello », «Re Lear», «Macbeth», in cui Shakespeare tocca forse il vertice della sua arte, capace di cogliere le sfumature più nascoste e contraddittorie dell'animo umano.Più dolce, più serena è invece la produzione degli ultimi anni, tra cui, bellissima, «La tempesta ». È una favola venata di tristezza, ma anche piena di sorridente indulgenza, come di chi, consapevole del male e del dolore, è però capace ugualmente di comprendere e di perdonare. Dopo la rappresentazione de «La tempesta» Shakespeare si ritirò a Stratford e lì, dopo alcuni anni vissuti come un tranquillo gentiluomo di campagna, morì il 23 aprile 1616.
 
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