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Galeotto raggiunse il cavaliere
nero poco lontano dal campo di battaglia. "Fermatevi signore gli
gridò mentre si avvicinava vorrei parlarvi". "Chi siete?" domandò
Lancillotto. "Sono il re della Isole Lontane. Il mio nome è
Galeotto. Ma vi prego, datemi ascolto: accettate per questa notte
la mia ospitalità, poiché sarei lusingato di conoscere un uomo del
vostro valore."

"Voi siete nemico di re Artù,
dunque siete anche mio nemico: perché mi offrite di venire con
voi? Non temete che una simile proposta possa essere contraria al
senso dell'onore?""No di certo, e comunque vi prometto che farei
qualsiasi cosa pur di avervi mio ospite." "Non promettete -
replicò Lancillotto - ciò che forse non sareste in grado di
mantenere." "Giuro che farò tutto ciò che vorrete chiedermi."
"Giurate ?""Non ho alcuna intenzione di tirarmi indietro.""E io vi
domando allora di sottomettervi a re Artù." Galeotto impallidì,
poi con un filo di voce mormorò: "Mi accorgo di aver promesso
troppo per mia imprudenza, ma non sarà mai che un leale
cavaliere venga meno alla propria parola. Signore, domani mi
accompagnerete dal vostro sovrano,al quale offrirò la mia
sottomissione". "In fede mia, vedo che la fama della vostra lealtà
non è certo usurpata! - esclamò ammirato il cavaliere nero
- Ma un favore ancora debbo chiedervi:
permettetemi di non accompagnarvi dal mio re, anzi non dite a
nessuno dove io mi trovi". Quella notte egli fu ospite del
generoso signore delle Isole Lontane, con il quale si intrattenne
a lungo a parlare di armi, di avventure e di nobili imprese.
L'indomani, Galeotto, indossati gli abiti più belli, montò sul suo
miglior destriero e si avviò con un numeroso seguito di valenti
baroni alla tenda di Artù, al quale fece atto di sottomissione.

Grande fu la gioia del re di Bretagna, che
riservò all'ospite molti onori e gli rivolse le più sincere
offerte di amicizia. Ritornato nel suo accampamento, Galeotto andò
in cerca del suo ospite e rimase molto stupito nell' apprendere
dai servitori che egli non aveva fatto altro che piangere per
tutto il tempo. Quando fu davanti a lui, vide infatti che aveva
ancora gli occhi arrossati e gliene chiese il motivo, offrendosi,
se fosse stato possibile, di aiutarlo. Lancillotto, però, non
volle confessare la ragione delle sue sofferenze e si scusò
dicendo che essa era di natura tale che doveva rimanere segreta.
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