Con molta
probabilità i primi uomini si specchiavano nell'acqua, rimanendo
sorpresi e stupiti di vedervi riflessa la propria immagine. Più
tardi gli antichi utilizzarono come specchi i piatti di terracotta
nei quali versavano acqua. L'immagine riflessa dall'acqua, però era
vaga, per questo egizi, greci, ebrei e romani finirono col preferire
le superfici ben lucidate di alcuni metalli e, soprattutto il vetro.
Nelle tombe egizie sono stati ritrovati specchi fenici ottenuti con
sottili lastre di vetro; una delle facce della lastra era ricoperta
da piombo che, annerendo il fondo, trasformava il vetro in uno
specchio. Nel Cinquecento, Leonardo Fioravanti scrisse un trattato
nel quale spiegava la tecnica per fabbricare i fondi degli specchi
utilizzando mercurio e stagno.

A Venezia, dove
fiorì l'arte del vetro, i soffiatori producevano specchi così belli
che tutte le fanciulle, persino nella lontana Persia, ne
desideravano uno in dono in occasione del loro matrimonio. Gli
specchi realizzati a Venezia erano molto costosi; solo verso la fine
del Seicento si incominciò ad adottare una tecnica di produzione
meno laboriosa: i costi scesero e tutti incominciarono ad usare lo
specchio. Fino all'Ottocento i vetrai riuscivano a produrre solo
specchi di piccole dimensioni; solo alla fine del secolo in Germania
vennero fabbricate lastre molto grandi, in grado di riflettere le
immagini senza deformarle.