Nel nome ombrello
si nasconde la parola ombra, che dichiara la sua funzione originaria
di parasole. Ritroviamo l'immagine del parasole negli affreschi
delle tombe egizie e negli antichi libri cinesi. D'estate sopra
l'arena romana veniva steso il velario, una leggera tenda che
proteggeva gli spettatori dal sole. Nelle giornate ventose, però,
quando il velario non poteva essere steso, le signore romane
assistevano agli spettacoli proteggendosi dai raggi del sole con
ombrelli di seta, decorati con perle e conchiglie. Nel 1176 il doge
di Venezia chiese al papa Alessandro III il permesso di apparire in
pubblico protetto da un ombrello appositamente creato. L'ombrello
del doge, simbolo di dignità e di potenza, era fatto di prezioso
broccato e tessuto con fili d'oro. Nel Cinquecento, Caterina de'
Medici fece conoscere ai francesi il parasole, e nel Seicento questo
accessorio venne esportato in Inghilterra, dove non ebbe molta
fortuna, a causa del clima di quel paese.

Verso la fine del
Settecento in Francia, il parapioggia era già diventato un oggetto
di uso comune. Nell'Ottocento fino ai primi anni del Novecento il
parasole raggiunse in Francia e in Italia una grande fortuna. Molti
dipinti dell'epoca ritraggono donne e ragazze con il loro
ombrellino, il grazioso accessorio che sottolineava l'eleganza
dell'abito. Oggi il popolo giapponese conserva l'usanza di ripararsi
dal sole e molto spesso d'estate si incontrano comitive di turisti
provenienti dal paese del Sol Levante, muniti non solo di macchine
fotografiche, ma soprattutto di ombrelli. In Occidente, invece
l'ombrello viene esclusivamente usato quando piove; e solo in estate
nei giardini e sulle spiagge, ci si ripara sotto l'ombrellone.