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Giovanni M. è un ex internato del campo, che ha accolto la mia richiesta di aiuto nella ricerca di fatti e verità su quanto è accaduto nel lager di Mauthausen. Ci siamo dati appuntamento nella cava e adesso, mentre parliamo, stiamo risalendo i 186 gradini che mio fratello Remy ha percorso diverse volte prima di morire. Il cielo è grigio e basso e minaccia pioggia. Giovanni ha un volto sereno ma negli occhi gli si legge sofferenza e nostalgia. Lo ringrazio per la gentilezza dimostrata e lui mi risponde che è un dovere, cui nessuno di loro può più sottrarsi: in tal modo possono ogni volta onorare la memoria degli scomparsi. Lo ascolto con attenzione. La storia del campo di concentramento di Mauthausen e degli internati che ne furono vittime può essere capita solo se si considerano le quattro fasi di evoluzione del lager. Prima fase: un periodo che durò all'incirca dall'8 agosto del 1938, alla tarda estate del 1939. Per tutto questo tempo la popolazione del campo era largamente composta da criminali, cui si aggiungeva un piccolo gruppo di asociali (vale a dire zingari).
I primi internati politici accusati di ostacolare l'avanzata del nazismo arrivarono nel maggio del 1939. Durante questo periodo i prigionieri (circa 3000) cominciarono «a lavorare nelle cave, a spianare l'area, a tracciare una strada di accesso e a costruire edifici». Per eccesso di lavoro, privazioni, o torture morirono 481 prigionieri. Seconda fase: tra lo scoppio della guerra (settembre 1939) e il giugno del 1943. Mauthausen subisce una rapida espansione, con una forte diversificazione della popolazione reclusa, e diventa un centro che funziona a pieno ritmo per la tortura e l'eliminazione delle minoranze politiche e razziali. Provengono prigionieri dalla Polonia, dalla Cecoslovacchia, dall'Unione Sovietica, da Olanda, Belgio, Lussemburgo, Spagna e Francia. Proprio i polacchi e gli spagnoli sono i detenuti che subiscono i trattamenti più brutali. I reclusi sono perlo più politici, zingari, criminali comuni e quando sono ebrei, come nel caso degli olandesi, i loro reati appartengono sempre alla sfera politica. La pratica di terrore delle SS produce una vera e propria carneficina tra gli internati. Nel 1942 si registrano 14.293 morti. Nel 1943, soltanto da gennaio ad aprile i morti registrati sono 5.147. Le squadre di internati impiegati nelle cave e nelle officine sorte fuori dai confini del campo principale, in altri sottocampi, escono all'alba e fanno rientro al tramonto, portando al lager la loro zavorra di compagni morti, che alimentano il forno crematorio. Oltre alla cava di pietra profonda quasi cento metri e lunga un chilometro, l'area destinata alla custodia dei prigionieri comprende una superficie di 62.000 metri quadrati. Al di là di questo nucleo si estende una vasta area di 166.000 metri quadrati in cui si trovano officine, laboratori, depositi, canili, le abitazioni del comandante e delle truppe SS di stanza al campo. Una vera e propria città demoniaca, con novantacinque baracche, tende e costruzioni di pietra, circondata da un muro di granito alto quattro metri e sormontato da un reticolato di filo spinato attraversato dalla corrente elettrica a 380 volt. Giovanni si fermò un momento. Eravamo giunti in cima alla cava e dovevamo riprendere fiato. La morte a Mauthausen era tipicamente una questione di «caduta»... Mentre le vittime volavano nel precipizio i carnefici stavano a guardare. Ma il più delle volte erano loro a spingerle. Abbiamo percorso poco fa «la scala della morte». La parete più grossa della cava era chiamata il «muro dei paracadutisti». Ti racconterò un episodio accaduto nel giugno del 1942. Per mitigare la noia di un caldo pomeriggio, circa venticinque ebrei vennero inseguiti dalle guardie, mentre salivano i 186 gradini.
 In spalle portavano pietre del peso di trenta-sessanta chili. Giunti in cima, dove noi ci troviamo adesso, gli uomini delle SS si misero a percuotere allegramente gli ebrei con calci e colpi di fucile, fino a farli precipitare. Mentre quei poveracci lottavano con tutte le forze per evitare di perdere l'equilibrio, le SS gridavano: «Attenzione, paracadutisti!». Ma c'era un altro mezzo frequente per uccidere i detenuti: spingerli con forza contro i reticolati, così le guardie potevano sparare. La morte, allora, si giustificava come «punizione per un tentativo di fuga». Il sistema era chiamato dalle SS «della raccolta dei lamponi» e venne adottato per eliminare quanti risultavano non più abili al lavoro. Ma c'era di peggio. Gli internati venivano anche affogati in massa nelle sale adibite alla doccia... Ma a Mauthausen si uccideva anche con il gas. Negli ultimi giorni di aprile del 1942, e poi il 9 maggio, vennero uccisi nella camera a gas quasi 400 prigionieri russi. Non si deve dimenticare tuttavia che lo scopo del lager di Mauthausen era il lavoro forzato a vantaggio delle imprese di proprietà delle SS. L'eliminazione ne era un corollario. Si uccidevano coloro che non erano più abili. Terza fase: dalla metà del 1943 all' autunno del 1944. L'industria bellica ha bisogno di manodopera e per questo Mauthausen accresce la sua popolazione carceraria e arriva a possedere una rete di quarantanove sottocampi di lavoro con quasi 85.000 internati. I prigionieri devono lavorare il più possibile e allora la morsa di terrore si attenua sensibilmente. Nella primavera del 1944 cominciano ad arrivare migliaia di ebrei per il lavoro. Tuttavia, non dimenticare che gli uomini che raggiungevano il campo in perfette condizioni fisiche erano trasformati in relitti nel giro di uno o due mesi. Quarta fase: dall' autunno del 1944 al maggio del 1945, mese della liberazione del campo. Il periodo fu caratterizzato da numerose azioni omicide e da violenze compiute sui prigionieri spesso sotto lo sguardo di molti settori della popolazione civile, a volte persino con la loro complicità. La Germania ormai aveva perso la guerra e i prigionieri dovevano essere eliminati. Tra gli ebrei che giungono al campo, c'è anche Peter, l'amico di Anne Frank.
Rimanemmo a lungo in silenzio. Poi, seduti sui gradini della cava, incuranti di una pioggia sottile e leggera, riprendemmo a parlare: " È dunque possibile che Remy sia stato spinto nella cava?"chiesi commosso. Accadeva con regolarità. "Tutti i prigionieri subivano lo stesso trattamento?" I nazisti si accanivano particolarmente contro gli ebrei e i prigionieri russi, ma riservavano un trattamento spietato anche agli zingari. Francesi, iugoslavi, italiani, polacchi e detenuti di altre nazionalità erano più o meno sullo stesso piano. Si distinguevano per un triangolo di vario colore sulla divisa, applicato all' altezza del cuore. Rosso per i politici, verde per i criminali, giallo per gli ebrei eccetera. I russi erano indicati con una K che stava per Kugel, letteralmente, pallottola. Dovevano essere sfruttati fino all' estremo e poi eliminati con un colpo di grazia alla nuca. Penso a Remy e alla sua voglia di vivere, di lottare. La fame distruggeva ogni volontà. Molti si trasformavano in Schwimmer, morti viventi. Del resto un uomo normale poteva ridursi in poco tempo a pesare ventotto chilogrammi. Sono tornato sul precipizio della cava. Piove a dirotto come se il cielo volesse piangere con me. Adesso so cosa dovrò fare per rendere onore al mio coraggioso fratello. Iscrivere il suo nome tra le vittime del campo, perché chiunque visiti questo luogo di orrore e morte possa leggere del suo passaggio da vivo in queste strade, tra queste baracche, nell'inferno in terra che ha nome Mauthausen.
Campo di concentramento di Mauthausen

I primi ragazzi e adolescenti, dai tredici ai diciotto anni di età, fecero il loro ingresso nel campo principale nell' autunno del 1940. Si trattava di parenti di prigionieri politici spagnoli arrestati in Francia. Il numero dei ragazzi prigionieri del campo aumentò dopo che il 5 luglio del 1943 il Reich varò un decreto che obbligava a deportare tutti gli uomini in età tra i sedici e i cinquantacinque anni, per destinarli al lavoro. Inoltre, l'arrivo di molte deportate donne al campo, a partire dal 20 aprile 1942, favorì la presenza di neonati e di bambini. Nel complesso i giovani al di sotto dei vent' anni e gli adolescenti rinchiusi a Mauthausen furono 15.046. A partire dall'autunno del 1943, la massa dei ragazzi e dei giovani sovietici, polacchi, iugoslavi, italiani e francesi venne adibita ai lavori nelle cave e alla costruzione di gallerie sotterranee. I giovani fisicamente deboli e ammalati furono impiegati come pelapatate. Sappiamo con certezza che il 19 agosto del 1944 da Mauthausen partì un convoglio di 457 detenuti, tra i quali sette bambini in età tra i quattro e i dodici anni e ventitre ragazzi tra i quattordici e i sedici anni. Tutti erano diretti al campo di sterminio di Auschwitz per essere uccisi nelle camere a gas. I prigionieri di nazionalità italiana internati nel campo e nei diversi sotto campi di lavoro annessi furono 8.362 (il numero è a tutt'oggi parziale). Al momento della liberazione se ne contarono 2.263 vivi.

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