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Tom è un appassionato boy scout, e un giorno parte con il suo gruppo per un lungo viaggio. Sarà un viaggio per mare, che porterà Tom e i suoi amici nel paese in cui si mangiano ottimi spaghetti e l'aria è profumata di cannella. Tom arriva puntuale al porto; il suo zaino è pesantissimo e i piedi gli fanno male.
Sale più presto che può sulla nave per potersi riposare. Gli è appena stato assegnato un comodo letto in una cabina doppia quando sente il fischio della sirena: la nave salpa. Stanco morto com'è, Tom si addormenta. Appena sveglio sale in coperta e, guardandosi intorno, si accorge di non conoscere nessuno di quelli che viaggiano con lui. Questo fatto lo sconcerta: dopotutto si era messo in viaggio con gli amici del suo gruppo. In quel momento però un aroma penetrante di cipolla fritta con il lardo gli solletica il naso. Lasciatosi guidare dal profumo, arriva alla cambusa dove trova il cuoco di bordo. «Ehi», gli dice costui, «tu sei un buongustaio come me, abbiamo entrambi buon naso». E quel giorno Tom si trattiene parecchio in cambusa col simpatico cuoco. Alla sera, mentre attraversa il ponte della nave per tornare alla sua cabina, gli torna in mente la domanda: «Dove saranno i miei compagni?» e pensa: «Non ho ancora visto neanche uno scout a bordo». Non conosce neppure il giovane che divide la cabina con lui. Costui però suona meravigliosamente l'armonica a bocca: a quel suono Tom si addormenta e dimentica i suoi dubbi. Il giorno dopo, sul ponte, quando si accinge a darsi da fare per venire a capo della sua situazione, ecco che gli si avvicina un vecchio signore con la barba, che si annoia visibilmente. Per ore costui gli parla dei suoi viaggi in terre lontane e delle avventure che ha vissuto. Quando infine si fa sera, il ragazzo torna alla sua cabina e pensa: «Ancora non so dove sono i miei amici e dove va questa nave; lo chiederò al mio compagno di stanza». Ma questi dorme già. Tom resta a lungo sveglio: è triste e allo stesso tempo ha paura. Il mattino dopo, salito in coperta, trova un giovanotto che lo invita a giocare a palla con lui.
Tom accetta e passa la giornata a giocare. E così ogni giorno, per settimane. Qualsiasi occasione fornisce a Tom il pretesto per non pensare ai suoi problemi. Ma di notte è sempre più spesso triste e ansioso, a volte addirittura furibondo. Ce l'ha con gli amici che non sono lì con lui, ce l'ha con la nave, ce l'ha con tutti. Al mattino di solito si sveglia furioso. Corre in coperta e prende a calci le sedie a sdraio, tira la coda al cane di bordo e fa sobbalzare dallo spavento le vecchie signore che stanno facendo un pisolino. Gli altri passeggeri cominciano a evitarlo. Tom inizia a stare in cabina anche di giorno e cade sempre più in balia del suo cattivo umore. Si accorge che, se si rimpinza di cibo, si sente libero dai pensieri angosciosi, dai rimproveri verso se stesso e dalla rabbia impotente. Perciò passa il tempo a mangiare e diventa sempre più grasso e infelice. Una notte in cui non riesce a dormire perché ha mangiato troppi spaghetti, sale di soppiatto in coperta, ma lì si smarrisce. La notte è buia, fredda e umida. Tom ha un freddo cane. Cerca senza riuscirci di tornare alla sua cabina. Alla fine scorge una luce sul ponte e si dirige verso di essa. Con le ultime forze che gli rimangono apre una porta e si trova nella sala di comando della nave.
 Un vecchio signore dai capelli grigi solleva lo sguardo da un' apparecchiatura a cui sta lavorando e chiede con voce cavernosa: «Che vuoi qui, ragazzino?». Tom non riesce a rispondere per lo spavento; stanco morto, bagnato e infreddolito si accascia al suolo. Ma il vecchio urla: «Alzati, birbante, e aiutami piuttosto, visto che sei entrato senza chiedere il permesso!». Tom ubbidisce tremando. Con poche, brusche parole il vecchio, che è l'ufficiale di rotta, gli dice quello che deve fare. Il suo compito è riconoscere determinati segni su uno strumento di misurazione e, appena li ha individuati, premere un pulsante. Questo lavoro richiede grande concentrazione. All'inizio Tom è troppo lento, e l'ufficiale urla insulti e parolacce. Ma poi il ragazzo si riprende e alla fine, quando ormai sta spuntando l'alba, riesce a svolgere il suo lavoro in modo perfetto. «Va' a dormire, ragazzino», brontola il vecchio, «potrai tornare, se vorrai». Stanco morto ma fiero e felicissimo, Tom si lascia cadere sul suo letto. Da allora torna ogni sera nella sala di comando. Con poche parole e tanti brontolii il vecchio marinaio gli insegna come si governa una nave. Affascinato, Tom impara il linguaggio del vento, delle onde, della luna e delle stelle. Egli ammira il suo maestro. Non ha più tempo né voglia di pensare a mangiare, e solo di rado gli vengono pensieri tristi.
 Quando tre mesi dopo la nave arriva in un porto, Tom è ormai diventato un buon ufficiale di rotta. Il vecchio marinaio gli propone di continuare a lavorare con lui. Ma Tom scende a terra, prende servizio su un'altra grande nave e inizia un nuovo viaggio da solo.
Per i genitori: «Tom in viaggio per mare» ovvero un ragazzo in conflitto di ruolo
Antefatto
Tom ha dodici anni. Quando si è separata dal marito, sua madre lo ha preso con sé senza chiedergli nulla. Si è trasferita con lui in un' altra città, molto lontana da quella in cui vivevano prima. Il padre di Tom è rimasto con il fratello del ragazzo nella casa in cui abitavano prima della separazione. Entrambi i genitori desiderano occuparsi di Tom in modo esclusivo. Il ragazzo si sente come l'uomo che sta vicino alla madre e le fa da sostegno, ma si sente anche figlio di suo padre e compagno di giochi di suo fratello. Questa molteplicità di ruoli, assommata agli impegni e alle preoccupazioni di tutti i giorni - cambio di scuola, trasloco, vita nella grande città, mancanza di denaro - risulta troppo gravosa per Tom: è un disadattato. Il suo umore passa dall' aggressione alla depressione. Quando è depresso, mangia in modo esagerato. Pur essendo un ragazzo dotato, a scuola va sempre peggio.
Obiettivo
Obiettivo della storia è motivare Tom a concentrare le proprie forze sulla soluzione dei suoi problemi scolastici, invece di ingarbugliarsi in conflitti di ruolo.
Procedimento narrativo
Quale metafora per la vita di Tom adoperiamo un viaggio in nave. Quello che può essere d'aiuto al ragazzo per risolvere il suo problema è l'impegno nello studio. Così egli si assume la responsabilità di se stesso e trova il modo di liberarsi dai ruoli che i genitori gli assegnano. Perseguendo con coerenza un obiettivo, fa in modo che la sua vita acquisti nuovamente un senso stabilito da lui stesso.
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