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Nel 1929  alcuni archeologi russi iniziarono a studiare un gruppo di tombe a tumulo nella valle Pazyryk, nella parte più orientale della Russia.
I tumuli erano contrassegnati da enormi pile di pietre e risultarono essere i luoghi di sepoltura dei capi tribù degli Sciti, feroce popolo nomade che dal IX al IV secolo a.c. occupò le steppe dell'Asia centrale. La valle Pazyryk è situata in Siberia e gli archeologi dovettero aprirsi un varco a forza nel terreno gelato sotto il tumulo di pietre e poi usare acqua bollente per sciogliere il ghiaccio e raggiungere le tombe. La loro condizione rivelava chiaramente che erano state oggetto di saccheggi, probabilmente non molto tempo dopo la sepoltura. Nella furia di allontanarsi con il bottino, i predatori avevano lasciato dei buchi nei soffitti.
 L'acqua era dunque penetrata allagando ogni cosa all'interno e successivamente era ghiacciata, trasformando le tombe in giganteschi congelatori che avevano conservato le vestigia dell'antico popolo. Oggetti fatti di materiali che normalmente si deteriorano, come stoffa e cuoio, apparivano freschi e lucenti quasi come quando erano stati seppelliti 2400 anni prima. In una tomba si trovavano i corpi di due uomini e una donna distesi in enormi bare ricavate da tronchi d'albero.
 Sulle braccia, sulle gambe e sulla schiena gli uomini recavano tatuati disegni di animali, mentre la donna aveva una lunga treccina nera e indossava un mantello di pelliccia e stivali di feltro. Sul pavimento di una delle tombe era steso uno spesso tappeto persiano (il più antico tappeto mai rinvenuto) e le pareti erano coperte di pannelli di feltro ricamati.
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