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C'era una volta un Imperatore della Cina che aveva una figliola di
nome Turandot. Ella era bellissima, ma crudele ed orgogliosa. Molti
principi erano venuti da ogni parte del mondo per chiederla in
sposa, e lei li aveva rifiutati tutti, non ritenendone alcuno degno
di lei.

L'Imperatore, che si sentiva diventare vecchio,voleva assicurare un
erede al trono e, disperato per i capricci della figlia, la pregava
continuamente di mettere giudizio e di scegliersi uno sposo fra gli
illustri pretendenti che ogni giorno affluivano alla reggia.

Allora la principessa pubblicò un bando in cui dichiarava che, a
ogni principe che si fosse presentato per chiedere la sua mano, ella
avrebbe proposto tre enigmi. Se questi fosse riuscito a spiegarli
sarebbe diventato suo sposo; diversamente sarebbe stato condannato a
morte. Nonostante questa terribile condizione, i principi
continuarono ad accorrere in Cina, attratti dalla bellezza di
Turandot, e per lei affrontavano la crudele pena. Ma tanti ne erano
giunti e tanti furono messi a morte, poiché nessuno riusciva a
sciogliere gli indovinelli. Un giorno si presentò alla reggia un
bellissimo cavaliere,che dichiarò di essere un principe di nobile
lignaggio, ma non volle dire il suo nome. Egli era venuto per
sottoporsi alla prova fatale. Fu perciò fatto entrare in un immenso
salone in cui stava seduta su un altissimo trono Turandot, in tutto
il fulgore della sua bellezza; e presso di lei erano otto famosi
sapienti del regno.

La principessa sottopose allo sconosciuto i tre indovinelli... e,
con gran stupore di tutti i presenti, questi senza esitare li spiegò
uno dopo l'altro. La fiera fanciulla rimase umiliata per tale
sconfitta e, il giovane, avendo pietà di lei le disse:"Non voglio
Turandot, che i tuoi bellissimi occhi si inumidiscano di lacrime per
causa mia; ti offrirò una rivincita. Se entro domani mattina tu
riuscirai a sapere il mio nome, sarai sciolta dalla promessa di
sposarmi. Io ne morirò dal dolore, ma tu sarai libera." Per tutta la
notte Turandot si diede da fare per scoprire il nome del principe e,
promise doni splendidi a chiunque riuscisse a saperlo; ma ahimè
tutto ciò fu invano, nessuno riuscì a scoprire nulla.Già spuntava
l'alba e ancora la fanciulla non era riuscita a conoscere il nome di
quell'uomo, quando si presentò a lei, ansimante per la corsa
fatta,una damigella della sua corte, la quale, essendo
penetrata furtivamente nella stanza dove il principe dormiva,lo
aveva sentito mormorare nel sonno il proprio nome.

"E' il principe Calaf, figlio del re Timur, mia principessa" disse
la ragazza. Turandot, che senza confessarlo si era invaghita del
giovane sconosciuto, non fu al primo momento molto contenta di
questa rivelazione, ma presto il suo orgoglio trionfò sull'altro
sentimento e si recò nel salone dove, di fronte agli otto sapienti e
a tutta la Corte, rivelò esulante il nome dello straniero. Ma poi,
vedendo sul viso di questi rispecchiarsi un'angoscia profonda, il
suo orgoglio e la sua crudeltà caddero, e, commossa scese
dall'altissimo trono, tese la mano al principe che, pallido come la
morte, si era inginocchiato a terra quasi non avesse più la forza di
sorreggersi ed acconsentì a sposarlo.Le nozze furono celebrate da lì
a pochi giorni in forma grandiosa, e gli sposi furono felici per
tutta la loro vita.
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