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Una volta ho insegnato in una piccola scuola privata situata all'interno di un incantevole palazzo in pietra di tre piani. Ogni mattina alle nove in punto tutti gli allievi si riunivano nel salone principale per una sessione di "riscaldamento" prima di cominciare la giornata. Cinquantatre bambini tra i tre e i sette anni sedevano su seggioline colorate o sulla moquette dai colori vivaci e solari. I volti di tutti quei piccoli erano illuminati da pensieri ed emozioni piacevoli, mentre aspettavano con trepidazione di cantare le canzoni del mattino e di misurarsi nelle riflessioni e nelle esplorazioni di un nuovo anfratto della mente. Una mattina la direttrice fece un annuncio a tutti i bambini riuniti nel salone.
«Oggi inizieremo un grande esperimento mentale, e dovrete usare la vostra mente». Così dicendo mostrò a tutti due piante di edera che erano state piantate in due vasi identici. «Qui abbiamo due piante», continuò. «Vi sembrano uguali?».Tutti i bambini annuirono con aria solenne e così feci io, perché in quella situazione ero un po' una bambina anch'io. «Daremo a tutte e due le piante la stessa quantità di luce, la stessa quantità di acqua ma non la stessa attenzione», disse. «Vedremo insieme cosa succede se mettiamo una delle due piante in cucina, sul tavolo, lontana dalla nostra attenzione, e l'altra proprio qui in questo salone, sopra il caminetto». Così dicendo mise una delle due piante su un piccolo carrello bianco e, seguita da tutti i bambini, andò a metterla sopra il tavolo bianco della cucina. Dopodiché si rimise alla guida del gruppo per riportare la processione di bambini nel salone. «Per un mese intero canteremo ogni giorno una canzone vicino alla pianta sul caminetto», disse. «Poi le parleremo e le diremo quanto le vogliamo bene e quanto è bella. Useremo le nostre buone menti per creare dei pensieri buoni per questa pianta» . Una delle bambine più piccole fece un salto e, puntando il dito in direzione della cucina chiese:
 «Ma signora, cosa succederà a quella pianta?». La direttrice sorrise a tutti i bambini e rispose: «Useremo la pianta in cucina come "elemento di controllo" per il nostro grande esperimento. Come pensate che andrà a finire?» «Non le parleremo mai?» «No, nemmeno un sussurro» «Non le rivolgeremo nessun pensiero buono?» «Esatto. E poi vedremo cosa succede». Quattro settimane dopo i miei occhi di principiante erano sgranati per lo stupore quanto quelli dei bambini. La pianta in cucina era tutta floscia, sembrava malata e non era cresciuta per niente. Invece la pianta nel salone, quella a cui avevamo cantato le canzoncine e che avevamo coperto di attenzioni con parole e pensieri positivi, era cresciuta tre volte tanto. Aveva delle belle foglie di un verde intenso che sembravano vibrare leggermente quando cantavamo e parlavamo vicino a lei e le rivolgevamo i nostri buoni pensieri.
In modo da confermare l'esperimento, e anche per asciugare le lacrime dei più teneri tra di noi che temevano per la vita dell'altra pianta, l'edera della cucina venne salvata dal suo isolamento e portata in salone per essere messa a sua volta sul caminetto. Nel giro di tre settimane la seconda pianta aveva recuperato e aveva raggiunto la prima. In quattro settimane le due piante sembravano identiche e non si riusciva a distinguerle. Da quel giorno ho imparato la lezione a memoria e l'ho fatta mia: «Tutto quanto cresce.. .con amore».
Joan Bramsch

 

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