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UN NATALE SUI FUSI ORARI
di Michele D’Angelo – adattamento di
Amelia Giampietro
31 personaggi
(direttore; caporedattore; 10 redattori; 17 corrispondenti: due
Italiani, Afro-americano, Brasiliano, due Guatemaltechi, due
Ivoriani, Spagnolo e relativo traduttore, Camerounese, Turco,
Israeliano e Palestinese, due Indiani, Coreano; I lettore; II
lettore)
Il sipario si apre in una redazione di giornale (scrivanie, video e
tastiere, fax, telefoni, un orologio, un mappamondo, un grande
simbolo dei cinque continenti. I redattori hanno il cartellino di
riconoscimento; i corrispondenti e i traduttori un simbolo col
colore del loro continente; i lettori il simbolo dei cinque
continenti).
(stacco musicale)
SCENA PRIMA
Direttore:
allora siamo d’accordo: per il numero di Natale mettiamo in prima
pagina una carrellata di servizi attraverso i vari continenti…
I Redattore: O.K., direttore. Potremmo fare un servizio sulle spese
folli per i regali… Sugli orari prolungati di apertura dei negozi…
II Redattore: lo abbiamo già fatto l’anno scorso! Io pensavo alle
ricette più caratteristiche per la cena della vigilia…
III Redattore: sai che novità! Trovi ricette su ogni rivista e in
ogni trasmissione televisiva! Perché non proponiamo ai lettori
qualche bella leggenda di Natale?
Caporedattore: (impaziente) ma se le raccontano anche all’asilo! No,
ci vuole un’idea più originale, più coinvolgente…
IV Redattore: io avrei pensato ad un bel servizio sugli addobbi
delle strade nelle varie capitali del mondo… le luci, i colori…
… Redattore: non va, non va… E non è il caso neanche di parlare
della rassegna dei presepi più caratteristici…
… Redattore: … e nemmeno degli alberi di natale più alti, più
decorati, più illuminati …

V
Redattore: non sarebbe meglio, invece, presentare gli itinerari più
originali scelti per i viaggi di natale?
VI Redattore: mmm, non mi sembra una buona idea: che ne direste di
focalizzare l’attenzione sul traffico in tilt durante le Feste?
Macchine ferme, clacson impazziti, squadre di soccorso in azione…
Direttore: ma i lettori seguono già “Ondaverde” in televisione!
Intanto qui il tempo passa e ancora non ho sentito una sola idea
originale.
VII Redattore: che ne dite di un servizio sugli anziani lasciati da
soli durante le vacanze di Natale?
Caporedattore: (scoraggiato) certo, esattamente come durante la
settimana bianca, a Pasqua e a ferragosto!
VIII Redattore: giusto, ecco l’idea che ci voleva: le vacanze sulla
neve ed anche, in contrapposizione, quelle al mare, che so? In
Sudafrica o in Nuova Zelanda
… Redattore: forse dovremmo informare i lettori sui film di natale
in programmazione nelle sale cinematografiche: i cartoni, quelli che
fanno ridere, le ultime novità…
… Redattore: ma fammi il piacere! Si fanno già abbastanza pubblicità
da soli! Piuttosto, qualche titolo di libro da regalare?
Direttore: no, no, non mi convince…( guardando l’orologio) e intanto
il tempo scorre e la Mezzanotte Santa si avvicina…
IX Redattore: si avvicina per noi, però non dimentichiamo che in
alcuni Paesi è già lontana e in altri è già passata.
X Redattore: (pensieroso) e chissà come la passano gli emarginati, i
poveri, quelli senza speranza…
Caporedattore: (risollevandosi) proprio così! E questo mi suggerisce
un’idea un po’ più originale. Trovare, dopo gli ultimi terribili
avvenimenti internazionali, la speranza della gente di poter
finalmente vivere in un mondo di pace, di aiuto reciproco, di
perdono, nello spirito del Natale cristiano…

X
Redattore: purtroppo così non è! In tanti Paesi ci sono ancora
guerre, violenze, fame, malattie!…
Direttore: appunto. Raccontiamo, allora, la sete d’amore
dell’umanità, scorrendo i fusi orari alla ricerca delle speranze
degli uomini. Intitoleremo il servizio proprio: <<Natale sui fusi
orari>> Che ne dite?
Redattori: bellissima idea! Cominciamo.
(stacco musicale – “HAPPY CHRISTMAS”)
III Redattore: qui in Italia la notte di Natale i bambini recitano
una poesia: mio figlio, quest’anno, ha imparato questa di Gianni
Rodari …e l’ha dedicata a me!
(indica il corrispondente)
I corrispondente italiano: L’INVIATO SPECIALE
( di Gianni Rodari)

O
giornalista inviato speciale
quali notizie porti al giornale?
Sono stato in America, in Cina,
in Scozia, Svezia ed Argentina,
tra i Sovieti e tra i Polacchi,
Francesi, Tedeschi, Sloveni e Slovacchi,
ho parlato con gli Eschimesi,
con gli Ottentotti, coi Siamesi,
vengo dal Cile, dall’India e dal Congo,
dalle tribù dei Bongo-Bongo…
E sai che porto? Una sola notizia!
Sarò licenziato per pigrizia.
Però il fatto è sensazionale,
merita un titolo cubitale:
tutti i popoli della Terra
han dichiarato guerra alla guerra.
(stacco musicale)
SCENA
SECONDA
VI
Redattore: prendiamo, ad esempio, la costa statunitense del
Pacifico, a Los Angeles o a San Francisco; sono le quattro del
pomeriggio della vigilia di Natale e ricordiamo le parole di Martin
Luther King, martire della non-violenza. (indica il corrispondente)
corrispondente afro-americano: IO HO UN SOGNO
(di Martin Luther King)

Io ho
ancora un sogno…
Io sogno che sulle rosse colline della Georgia i figli degli antichi
schiavi e i figli degli antichi proprietari di schiavi possano
sedere insieme al tavolo della fratellanza…
Sogno che un giorno ogni valle sarà colmata, ogni collina e montagna
sarà abbassata, i luoghi impervi diverranno piani e quelli tortuosi
si raddrizzeranno, e la gloria del Signore si rivelerà, e tutti gli
uomini la vedranno, INSIEME.
(stacco musicale)
SCENA TERZA
VII Redattore: Nello stesso continente, alle ore diciassette,
incontriamo un popolo martoriato da trenta e più anni di guerra;
sono i Guatemaltechi, rappresentati dal premio Nobel per la pace
1992, Rigoberta Menchù, che con le sue parole ha fatto conoscere nel
mondo le sofferenze del popolo indio. (indica i corrispondenti)
I Corrispondente guatemalteco: HO VARCATO LA FRONTIERA
(di Rigoberta Menciù)

Ho varcato
la frontiera,
piena di dignità.
Nella mia bisaccia ho messo
un mucchio di cose di questa terra di piogge.
Ho preso la memoria degli antenati,
i sandali nati con me,
i profumi della primavera,
gli odori dell’erba,
le carezze del campo di mais,
le cinture scintillanti dell’infanzia.
II Corrispondente guatemalteco:
Ho preso l’huipil con i colori della festa.
La bisaccia tornerà da dove è venuta,
qualunque cosa succeda.
Non so quando ritornerò.
Sarà il ritorno del periodo delle piogge.
Il frutteto vivrà di nuovo
e i campi si copriranno di fiori.
Semineremo il mais,
molto mais per i bambini del paese!
(stacco musicale)
SCENA
QUARTA
VIII Redattore: scendiamo in Brasile: a Rio de Janeiro sono le
venti. Per le strade, affollate come sempre, piene di odori e di
luci, il poeta Ricardo Cassiano canta una canzone di speranza per
l’uomo che affronta la vita col lavoro e che per questo verrà
premiato. (indica il corrispondente)
corrispondente brasiliano: MOSTRAGLI LA MANO
(di Ricardo Cassiano)

Se Cristo tornerà,
lavoratore,
non potrai presentargli
le ferite del corpo e del pensiero:
tu non porti sul petto
rilucenti medaglie, strisce e nastri.
Stendi e presenta la mano callosa,
la grande e dura mano
che lavorò la terra.
Vi metterà il Signore
una falce d’argento
e ti dirà:
<Lavora questo mio campo
splendido di stelle.>
(stacco musicale)
SCENA
QUINTA
I Redattore: ed eccoci in Africa, in Costa d’Avorio. Qui sono le
ventidue. Il poeta africano Bernard Dadié invita a sperare in un
avvenire di fraternità. (indica i corrispondenti)
I Corrispondente ivoriano: NASCE UN MONDO NUOVO
(di Bernard Dadiè )

Non più sguardi d’angoscia,
noi saremo fratelli:
non più sguardi d’odio.
II Corrispondente ivoriano: E se nel cielo
c’è una luce,
sarà per rischiarare il nostro amore.
E se nelle fronde
c’è una melodia,
sarà per cullare il nostro sonno.
I Corrispondente ivoriano: Noi saremo fratelli:
noi saremo uniti.
II Corrispondente ivoriano: E gli astri a profusione,
puri,
come gli occhi dei sapienti,
saranno tanto brillanti
quanto il nostro destino.
(stacco musicale)
SCENA SESTA
IV Redattore: è passata un’ora e sono le ventitre… Eccoci in Spagna
con il poeta Rafael Alberti e il suo grido di angoscia per le
condizioni di vita dei bimbi poveri del suo Paese. Noi estendiamo
questo grido alla condizione di tutti i bimbi che vivono nei
Paesi in guerra. (indica il corrispondente e il traduttore)
Corrispondente spagnolo: LOS NIÑOS DE EXTREMADURA
(de Rafael Alberti)

Traduttore:
I BIMBI DEI PAESI IN GUERRA
(di Rafael Alberti)
Spagnolo: Los niños de Extremadura
van descalzos.
Quién les robó los zapatos?
Traduttore: I bambini dei Paesi di guerra
vanno scalzi.
Chi ha rubato loro le scarpe?
Spagnolo: Les hiere el calor y el frío.
Quién les rompió los vestidos?
Traduttore: Li ferisce il caldo e il freddo.
Chi ha rubato loro i vestiti?
Spagnolo: La lluvia
les moja el sueño y la cama.
Quién les derribó la casa?
Traduttore: La pioggia bagna il loro letto
e i loro sogni.
Chi ha demolito la casa?
Spagnolo: No saben
los nombres de las estrellas.
Quién les cerró las escuelas
Traduttore: Non conoscono i nomi delle scuole.
Chi ha chiuso le loro scuole?
Spagnolo: Los niños de Extremadura
son serios.
Quién fue el ladrón de sus juegos?
Traduttore: I bambini dei Paesi di guerra
sono seri.
Chi fu il ladro dei loro giochi?
(stacco musicale)
SCENA
SETTIMA

(Si odono i
rintocchi di un orologio. La scena si illumina.)
Caporedattore: ecco, è la Mezzanotte Santa: il Signore è nato, e
sceso tra noi. Festeggiamolo ascoltando le parole profetiche di un
grande difensore degli oppressi: papa Giovanni Paolo II: (indica il
corrispondente)
II corrispondente italiano: MESSAGGIO DI NATALE
(di Giovanni Paolo II)
<…sostiamo adoranti nella grotta,
fissando lo sguardo
sul neonato Redentore.
In Lui possiamo riconoscere
I tratti di ogni piccolo essere umano
a qualunque razza e nazione appartenga:
è il piccolo Palestinese
e il piccolo Israeliano;
è il bimbo Statunitense
ed è quello Afgano;
è il figlio dell’Hutu
e il figlio del Tutsi;
è il bimbo qualunque che per Cristo è qualcuno.>
(stacco musicale)
SCENA
OTTAVA

IX
Redattore: ci mandano un altro messaggio dal sud del mondo,
precisamente dal Cameroun. Lì la mezzanotte è passata da trenta
minuti, celebrata anche dal poeta Rènè Philombe, che con le sue
parole sembra far eco al Santo Padre e al poeta Alberti. (indica il
corrispondente)
corrispondente camerounese: L’UOMO DI TUTTI I CIELI
(di Rènè Philombe )
Perché mi domandi
se sono uno dell’Africa,
se sono uno dell’America,
se sono un Europeo?
Aprimi, fratello!
Non sono un nero,
non sono un orientale,
non sono un bianco,
sono solo un uomo.
Aprimi, fratello
Aprimi la porta,
aprimi il cuore,
perché sono un uomo.
L’uomo di tutti i tempi,
l’uomo di tutti i cieli,
l’uomo
uno come te!
(stacco musicale)
SCENA NONA
V Redattore: una breve corsa sui meridiani e siamo nel fuso orario
accanto al nostro; è l’una, di notte, naturalmente. Siamo in
Turchia e il Natale è passato da un’ora. Ascoltiamo insieme
l’invocazione alla pace e alla fratellanza del poeta turco Nazim
Hikmet. (indica il corrispondente)
Corrispondente turco: PRIMA DI TUTTO AMA L’UOMO
(di Nazim Hikmet)

Vivi in
questo mondo
come se fosse la casa di tuo padre.
Credi al grano
alla terra, al mare,
ma prima di tutto ama l’uomo.
Ama la nube, la macchina e il libro,
ma prima di tutto ama l’uomo.
Che tutti i beni terrestri
ti diano a piene mani la gioia,
che l’ombra e la luce
ti diano a piene mani la gioia,
che le quattro stagioni
ti diano a piene mani la gioia,
ma prima di tutto che l’uomo
ti dia a piene mani la gioia.
(stacco musicale)
SCENA
DECIMA
VII Redattore: è passato un altro po’ di tempo, è ormai l’una e
trenta e il nostro viaggio sui meridiani ci porta in Israele per
incontrare la poesia composta da Tali Sorek, una ragazza di tredici
anni che ha fatto l’amara esperienza della guerra nel suo Paese.
Leggeranno per noi un Israeliano e un Palestinese. (indica i
corrispondenti)
Corrispondente israeliano: AVEVO UNA SCATOLA DI COLORI
(di Tali Sorek)

Avevo una
scatola di colori
brillanti, decisi e vivi.
Avevo una scatola
di colori, alcuni caldi,
altri molto freddi.
Non avevo il rosso
per il sangue dei feriti,
non avevo il nero
per il pianto degli orfani,
non avevo il bianco
per le mani e i volti dei morti,
non avevo il giallo
Corrispondente palestinese:
Ma avevo l'arancio
per la gioia della vita,
ed il verde per i germogli
e i nidi,
ed il celeste per i chiari
cieli splendenti,
ed il rosa per i sogni
e il riposo.
Mi sono seduta
e ho dipinto la pace.
per le sabbie ardenti.
(stacco musicale)
SCENA
UNDICESIMA
VIII Redattore: sono le quattro del mattino del giorno di Natale…
Abbiamo corso abbastanza da un fuso all’altro; fermiamoci per una
tappa in India insieme al Mahatma Gandhi, il profeta della
non-violenza, il quale ci dice che amare il prossimo è urgente e
indispensabile per ciascuno di noi. (indica i corrispondenti)
I Corrispondente indiano: SCOPRI L’AMORE
(del Mahatma Gandhi)

II Corrispondente indiano:
Prendi un sorriso,
regalalo a chi non l’ha mai avuto.
I Corrispondente indiano:
Prendi un raggio di sole,
fallo volare là dove regna la notte.
II Corrispondente indiano:
Scopri una sorgente,
fa’ bagnare chi vive nel fango.
I Corrispondente indiano:
Prendi una lacrima,
versala sul volto di chi non ha mai pianto.
II Corrispondente indiano:
Prendi il coraggio,
mettilo nell’animo di chi non sa lottare.
I Corrispondente indiano:
Scopri la vita,
raccontala a chi non sa capirla.
II Corrispondente indiano:
Prendi la speranza
e vivi nella sua luce.
I Corrispondente indiano:
Prendi la bontà
e donala a chi non sa donare.
II Corrispondente indiano:
Scopri l’amore
e fallo conoscere al mondo.
(stacco musicale)
SCENA
DODICESIMA
V Redattore: Ancora una sosta su un meridiano: siamo ormai
alle ore sette e trenta e ci troviamo in Corea. Ci accoglie la
poesia, ricca di belle immagini piene di speranza, di Lee Kwang Su.
(indica il corrispondente)
Corrispondente coreano: NON DITE
(di Lee Kwang Su)
Non dite che siamo pochi
e che l’impegno è grande per noi.
Dite che forse due o tre ciuffi di nubi
sono pochi in un angolo di cielo d’estate?
In un momento si stendono ovunque…
Guizzano i lampi, scoppiano i tuoni
e piove su tutto.
Non dite che siamo pochi.
Dite solo che siamo.
(stacco musicale)
SCENA
TREDICESIMA

Caporedattore: direttore, ho trovato l’Inno dell’Amicizia Mondiale,
scritto da uno studente americano e dedicato a tutti i ragazzi del
mondo; che ne dice se chiudiamo così il nostro viaggio natalizio?
Direttore: mi sembra un’ottima idea!
I lettore: INNO DELL’AMICIZIA MONDIALE
(Anonimo studente americano)
Salutiamo con gioia
tutti i ragazzi che vivono
nel vasto mondo.
A tutti diciamo di
porgerci la mano
per formare insieme
un cerchio completo
che abbracci il mondo intero.
Sia che viviamo in terre vicine,
oppure in terre lontane,
una sola è la nostra famiglia.
La voce dell’amicizia,
che ora facciamo sentire,
attraversi i continenti
e congiunga tutti i mari.
(stacco musicale – “CANTO DELLA FRATERNITA’”)
IX Redattore: anche io ho trovato una bella poesia piena di
speranza: sembra dedicata proprio a noi giornalisti, a noi che
lavoriamo con le parole e a volte ne sentiamo tutto il terribile
peso e ai bambini di domani, che vivranno in un mondo migliore…
II lettore: CANCELLEREMO LE PAROLE
(di Nathalie Debruyne)

Un giorno
impareranno delle parole
che stenteranno a capire.
I bambini dell’India domanderanno:
<Che cos’è la fame?>
I bambini dell’Alabama chiederanno:
<Cos’è la segregazione razziale?>
I bambini di Hiroshima
diranno meravigliati:
<Cos’è la guerra atomica?>
E i bambini delle scuole
porranno la domanda:
<Cos’è la guerra?>
E tu risponderai, dicendo:
Sono parole in disuso,
come le diligenze,
le galere o la schiavitù.
Parole che non significano
più nulla.
Perciò sono state cancellate dal dizionario.
(stacco musicale)

Direttore:
abbiamo fatto un bel lavoro: prima di mandare il giornale alle
stampe brindiamo alla nascita di Gesù, venuto nel mondo per
rispondere alle nostre domande di pace, di aiuto reciproco, di
perdono…
VIII Redattore: per consolare gli emarginati, i poveri, quelli senza
speranza…
VII Redattore: per cancellare dal mondo guerre, violenze, fame,
malattie!…
(due bambini vanno a scoprire il pannello su cui è apposta una
Natività stilizzata, realizzata in carta di giornale)
Tutti: (alzano il bicchiere)
(stacco musicale – “VIVA LA GENTE”)
SIPARIO Fine
 
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