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A scuola gliele invidiavano tutti, specialmente le compagne.  "Quanto sono belle, Duilio! Lascia che le tocchi..." Erano unghie straordinarie, mai viste: scintillavano come stelle. Oltre che rendergli le mani bellissime, erano anche un'arma di difesa: graffiavano più degli artigli di una tigre, e nessuno si azzardava a litigare con lui. Neppure doveva preoccuparsi di tagliarle, anche perché non ci sarebbe riuscito persino con un forbicione da sarto: erano infatti di diamante, il materiale più duro che esista. Insomma, erano dieci gioielli.
I genitori le avevano subito fatte stimare da un gioielliere. Quello, inforcata la lente: - Accipicchia, - aveva detto, - sono 30 carati, - e fatto il conto, le aveva valutate tanti e tanti milioni. Con unghie di quel valore, però, era come portare in giro un tesoro, e i genitori dovevano accompagnarlo ovunque per paura che qualcuno lo rapisse. Quando, ormai grandino, cominciò a uscire da solo, era costretto a stare sempre con le mani in tasca, o a portare i guanti anche d'estate. Di notte, poi; si barricava in casa per paura che un ladro entrasse e gli tagliasse le dita mentre dormiva.
Ma l'inconveniente maggiore fu, diventato un giovanotto, trovare lavoro: nessuno ufficio o negozio voleva assumerlo: era un invito troppo allettante per dei rapinatori. Si era ormai rassegnato a restare disoccupato per tutta la vita, quando trovò invece un'ottima occupazione. L'idea gliela dette l'unica persona che gli avesse offerto un lavoro: adocchiate le sue unghie, un signore lo avvicinò discretamente, proponendogli di entrare in società con lui. - Tu devi solo tagliare i vetri delle finestre, - disse, - con quelle unghie è un giochetto. Al resto penso io, e si divide a metà.- Duilio scartò la proposta, ma non l'idea di lavorare con i vetri. Come vetraio, però. Aprì un negozio e fece fortuna: nessuno sapeva come lui tagliare a  perfezione anche i cristalli più preziosi o delicati. Guadagnava tanto bene da poter assumere due guardie del corpo che lo seguivano ovunque, e così da allora visse tranquillo. Ebbe anche molti amici, tutti premurosi e gentilissimi.
In verità anche troppo: ognuno, infatti, sperava che nel testamento Duilio si ricordasse di lui, lasciandogli almeno un'unghia.
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