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Cos'è per te il razzismo? Prova a
delinearne un breve profilo storico.
Il razzismo è un retaggio storico,
risalente alle grandi colonizzazioni, che sopravvive ai nostri
giorni sostanzialmente immutato e il cui fenomeno si dimostra spesso
drammatico e pericoloso. Esso è segno di immaturità sociale, di
inciviltà e di mancanza di rispetto verso quelle norme morali che il
consorzio umano ha espresso e sancito nel corso millenario della sua
storia. Non si può parlare di razzismo come di un qualunque altro
problema che può essere discusso sulla base di assunti logici e
senso comune, poiché esso scaturisce spontaneamente dal cuore di chi
ha una distorta visione del senso morale e dei valori
imprescindibili dell'uomo, nelle sue differenti configurazioni
etniche.

Qualsiasi concezione teorica o
psicologica di una razza nei confronti di un'altra ha sempre
provocato situazioni di discriminazione e di soggezione, fino ad
arrivare a deplorevoli casi di genocidio. Nel corso della storia, il
primo vero caso di razzismo si verificò quando, dopo la nascita
degli Stati Uniti d'America, la gente di colore che era stata
deportata dall' Africa fu costretta alla schiavitù. Nonostante
l'abolizione ufficiale di questa «pratica», avvenuta nel 1865, nei
fatti non vi fu mai un'inversione di tendenza, dato che lo stato di
segregazione e di discriminazione proseguì ancora per lungo tempo.
In quello stesso anno, nacque anche il famigerato Ku Klux Klan, un'
associazione dal nome sinistro mirante al perseguimento della
superiorità dei bianchi sui neri, che si avvaleva soprattutto di
metodi di persuasione violenti e terroristici. Gli Stati meridionali
degli Usa emanarono delle leggi discriminatorie, fra le quali
l'esclusione di matrimoni misti e il divieto di partecipare alle
elezioni.
Anche dopo l'immigrazione di massa negli Stati settentrionali, la
situazione non cambiò sostanzialmente; le pratiche discriminatorie
continuarono con il confino dei neri in veri e propri ghetti. La
lunga e difficile lotta dei neri americani per la conquista
dell'uguaglianza dei diritti nei confronti dei bianchi iniziò alla
fine dell'Ottocento e proseguì per lungo tempo, con sterili
risultati e violente repressioni. C'erano due tendenze che andavano
per la maggiore: una intendeva costituire una specie di esercito da
guidare verso l'indipendenza completa della razza nera; mentre
l'altra, più moderata, proponeva una sottomissione alla razza
bianca, in modo da ottenere qualche concessione in più. Le
condizioni dei neri erano intollerabili. La loro vita era valutata
come si faceva per i capi di bestiame. Alla fine della seconda
guerra mondiale, la battaglia sociale in favore dei neri fu condotta
dal grande Martin Luther King, morto nel 1968 in seguito a un
attentato estremistico. Ma negli ultimi anni di vita il suo enorme
prestigio fu offuscato dalla nascita di altri movimenti, il più
importante dei quali fu quello creato da Malcolm X, ovvero Malcolm
Little, che sosteneva il profondo odio dei neri nei confronti dei
bianchi, con propositi di vendetta violenta.

Il suo movimento, quello chiamato dei
Musulmani Neri, aveva come regola fondamentale la risoluzione
forzosa del problema nero con un progetto di completa esclusione dei
bianchi dalla vita dei neri: la creazione di una società
completamente indipendente, distaccata, con quartieri, fabbriche,
attività esclusivamente riservati ai neri. Ovviamente si trattava di
un'idea utopistica, irrealizzabile nella prassi ed errata nella
concezione teorica: in tal modo la discriminazione sarebbe stata
ancora più marcata e definitivamente incolmabile. Anche Malcolm X
morì assassinato, nel 1965, a soli 40 anni. Successivamente nacque
un nuovo movimento, Potere Negro, che si basava sull'idea di
ottenere gradualmente i posti di comando, in modo da migliorare
lentamente ma costantemente la situazione generale. Nessun movimento
riuscì, in realtà, a raggiungere lo scopo preciso che si prefiggeva;
ma il problema, continuamente alimentato dall'insorgere di sempre
nuovi movimenti, rimaneva sempre vivo e attuale. Nel corso degli
anni, comunque, le cose migliorarono. Poco per volta le barriere di
emarginazione venivano abbattute, le condizioni dei neri diventavano
più umane, i diritti civili venivano assimilati gradatamente a
quelli dei bianchi. Cominciarono ad apparire dirigenti e governanti
di colore, i posti di comando non furono più esclusivo appannaggio
dei bianchi, i governatori neri non costituirono più una stranezza.
Anche gli istinti e gli atteggiamenti razzisti da parte della
popolazione bianca, comprensibilmente, regredirono. Tuttavia la
condizione generale dei neri non è ancora da considerarsi
soddisfacente. Un gruppo etnico che costituisce quasi il 20%
dell'intera popolazione del Paese non può più accontentarsi delle
briciole. Esso rappresenta circa la metà della parte povera. Per
ogni bambino bianco che non termina la scuola elementare ce ne sono
ben tre neri che subiscono la medesima sorte.

Anche per quanto riguarda i laureati
la situazione non è molto dissimile: in percentuale, per ogni due
laureati bianchi ce n'è uno solo nero. Lo stipendio medio dei neri è
grosso modo pari alla metà di quello dei bianchi, mentre la
disoccupazione si aggira intorno al 5% per i bianchi e al 12% per i
neri. Allo schiavismo di un tempo, alle brutali forme di razzismo e
alle leggi discriminatorie di qualche anno fa si è sostituito un
altro genere di razzismo, mascherato, ma pur sempre tangibile:
quello socio-economico, che esclude la violenza fisica, ma ne
include un' altra di carattere psicologico, non meno grave. Oggi,
nel cosiddetto «mondo civile» è difficile che qualcuno si dichiari
apertamente razzista. Il significato di questo vocabolo si è
notevolmente allargato, arrivando ad assumere una serie di
significati che abbracciano tutte le ipocrisie del mondo d'oggi.
Anche nella civilissima Inghilterra, spesso insorgono violenti e
sanguinosi conflitti etnici.

C'è odio, paura, terrore di continue
imboscate, come in piena guerra civile. Nella Repubblica
Sudafricana, il 31 agosto 1990 il presidente de Klerk annunciò di
voler attuare l'integrazione razziale. Ma questa non sarà una cosa
semplice, nei fatti, e soprattutto richiederà tempi lunghi. Laggiù,
i bianchi, portatori di una civiltà snaturata e predatoria, intrisa
ancora di quella concezione arcaica e istintuale, propria dell'uomo
primitivo e delle società tribali, credono di appartenere a una
razza superiore! Il cammino verso una reale integrazione sarà perciò
lungo e cosparso di spine: non sarà agevole mutare la mentalità
razzista radicata nel profondo della psiche dei bianchi sudafricani.
Ma uomini come de Klerk devono incoraggiare alla speranza e
all'ottimismo. È stato grazie a lui, infatti, che Mandela, dopo una
vita passata in prigione, ha potuto vedere realizzarsi il suo sogno
di diventare Presidente del proprio Paese.
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