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La storia di
Troia, e della famosa guerra che la distrusse comincia
tanto tempo fa, in un'epoca mitica, quando i capricci degli dei
erano legge per tutti gli uomini. E comincia sull'Olimpo, il monte
sacro degli antichi greci, pensate un po', con una mela. Una mela
d'oro che Eris, dea della discordia, lancia durante un banchetto
divino sulla tavola imbandita. Sopra ci sta scritto: "Alla più
bella". Ma chi è la più bella? Subito nasce una zuffa tra Era, la
potente moglie del re degli dei Zeus, Atena, dea della saggezza, e
Afrodite, dea dell'amore.

Nessuno degli dei si sente di compiere la
difficile scelta e così si decide di affidare il compito a un
uomo: il bellissimo Paride, ultimo figlio di Priamo, re di Troia,
una delle più ricche città dell' Asia Minore (l'odierna Turchia).
Pur di essere prescelta, ogni dea promette al giovane un dono. Era
gli assicura la ricchezza e la potenza, Atena la sapienza e
l'invincibilità, Afrodite la donna più bella del mondo: Elena, la
sposa del re di Sparta Menelao. Poco saggiamente, il vanitoso
Paride dà la mela ad Afrodite. Poi va a Sparta, conosce Elena, se
ne innamora e la porta con sé a Troia. Furioso, Menelao chiede la
restituzione della sposa e, non ottenutala, chiama a raccolta
tutti i greci per formare un grande esercito. È la guerra.

Una guerra lunga, che per 10 anni vede la
città resistere con successo all' assedio finché Ulisse, l'astuto
re di Itaca, non escogita un trucco: i greci devono far finta di
partire lasciando dietro di sé, come dono degli dei, un grande
cavallo di legno nel cui ventre cavo vengono nascosti dei
guerrieri. Credendo ormai di aver vinto, i troiani abbandonano
ogni prudenza e portano fra le mura il cavallo come un trofeo. Ma
la notte, quando tutti dormono, i greci escono dal cavallo e
aprono le porte della città ai compagni. Per Troia è la fine: i
suoi abitanti sono uccisi senza pietà, i suoi templi e le sue case
vengono rasi al suolo. Passa il tempo, la storia della guerra di
Troia viene tramandata di bocca in bocca e diventa il tema di uno
dei poemi epici più celebri che siano mai stati scritti: l' Iliade
di Omero. Ma con il trascorrere dei secoli il suo vero ricordo
si fa sempre più lontano: quando è successo tutto questo? E in che
luogo? Gli antichi greci sapevano che sorgeva presso lo Stretto
dei Dardanelli, ma dove esattamente?

Una città
scomparsa nel nulla
Se sul" quando" quasi tutti gli studiosi si
sono trovati abbastanza presto d'accordo (basandosi su varie
testimonianze storiche si è fissata per la famosa guerra la data
del 1250 avanti Cristo), il mistero di dove giacesse sepolta Troia
ha resistito per secoli. Almeno fino al 1868, quando appare all'
orizzonte un ricco uomo d'affari tedesco che fin da bambino
sognava di scoprire la città perduta di Omero. Si chiama Heinrich
Schliemann, è convinto che Troia si trovi nella Turchia nord
occidentale e che i suoi resti vadano cercati in un luogo ben
preciso: una modesta altura chiamata Hissarlik che sorge tra due
fiumi e dista meno di 5 chilometri dal mare, proprio come si
racconta nell'Iliade. Pieno di entusiasmo, Schliemann comincia a
scavare e subito porta alla luce strati su strati di rovine. È un
groviglio di muri d'ogni genere, appartenenti a epoche diverse che
vanno dal 3000 avanti Cristo fino al sesto secolo della nostra
era: non una sola città, dunque, ma (si calcolerà più tardi) ben
nove. E allora, qual è la vera Troia? Schliemann cerca di dare una
risposta all'enigma buttando all'aria mezza collina e finalmente
sembra avere uno straordinario colpo di fortuna: nel 1873, dopo
cinque anni di lavoro, trova un favoloso tesoro, quello che lui
stesso battezza "Tesoro di Priamo".

Comprende punte di lancia,vassoi e tazze di
rame, d'argento e di bronzo ma soprattutto numerosi oggetti d'oro:
bracciali, diademi, orecchini e una massa di migliaia di piccoli
anellini. La scoperta rende celebre Heinrich: tutti vogliono
conoscere ogni particolare della sua avventura e una foto della
moglie Sophie che indossa i cosiddetti "gioielli di Elena" fa il
giro del mondo. Ma ben presto sorgono i primi dubbi. Il livello a
cui gli oggetti sono stati trovati sembra essere troppo profondo
(e quindi troppo antico) per essere quello della "vera" Troia.
Dunque Schliemann, per quanto abbia compiuto una scoperta davvero
senza eguali, si è sbagliato. Così, dopo tanti anni passati a
scavare con tanta fatica, abbandona la Turchia e si dedica ad
altre avventure che faranno di lui il vero" padre" dell'
archeologia. Saranno i suoi successori, sessant'anni dopo, a
trovare lo strato giusto, quello del 1260 avanti Cristo: lo
chiamano Troia VI, lo ripuliscono e lo studiano a fondo. È la
sorpresa finale: la potente città cantata da Omero era in realtà
piuttosto piccola. Oggi non ne possiamo vedere che pochi, modesti
resti. Della passata gloria è rimasto solo il vento che, come
racconta Omero, soffia più intenso che altrove tra la rada
vegetazione della pianura, su fino alla collina di Hissarlik.
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