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Bergamo

è situata al limite
meridionale delle Prealpi lombarde, fra gli sbocchi delle valli
del Brembo e del Serio nell'alta Pianura Padana. Di origine
celtica, Bergamo fu un importante municipio romano (Bergomum)
della regione transpadana e sede vescovile dal IV secolo; quindi
passò sotto i longobardi e i franchi e, fra il X e l'XI secolo, fu
governata da un vescovo. Libero comune nel XII secolo, fu agitata
da lotte interne che favorirono le mire espansionistiche dei
Visconti, i quali l'assoggettarono nel 1329, tenendola sotto la
propria influenza per tutto il XV secolo. Conquistata nel 1428 dal
Carmagnola per la Repubblica di Venezia, appartenne a questa fino
al 1797, quando fu occupata dai francesi e fece parte della
Repubblica Cisalpina, dal 1815 al 1859 fu parte del regno
Lombardo-Veneto sotto l'impero austriaco e poi del Regno d'Italia.
A Bergamo alta s'avverte intenso il profumo del passato, non solo
nelle architetture più celebrate ma soprattutto nelle strette vie
che la percorrono e che la congiungono con i borghi della
città bassa. Vie fiancheggiate da edifici risalenti sino
al Duecento e al Trecento più volte manomessi e con un aspetto
architettonico lombardo-veneto, ricordando che, Bergamo per oltre
tre secoli (1428-1796), fu l'estremo baluardo occidentale della
Serenissima, che fra le altre cose vi portò la grazia della sua
grande arte. I massimi monumenti di Bergamo alta sono concentrati
nella piazza Vecchia e nella piazza del Duomo. Nella prima
spiccano i palazzi della Ragione, della Biblioteca e del Podestà
che fanno da cornice alla fontana settecentesca.

Itinerari Culturali
Il Palazzo della Ragione,
sovrastato dalla torre del Comune, fu
fondato verso la fine del 1100, fu ristrutturato alla metà del
cinquecento senza però mutarne le caratteristiche architettoniche
peculiari che sono quelle degli antichi palazzi comunali padani,
col porticato in basso e con il grande salone sopra per le
pubbliche adunanze (in questo vi sono antichi affreschi del
Bramante effigianti Tre Filosofi staccati dal Palazzo del
Podestà).
Il palazzo del Podestà è di origine trecentesca ma anch'esso venne
poi modificato più volte; aveva la facciata abbellita da affreschi
del Bramante di cui, quelli salvati sono stati posti, come detto
poc'anzi, nel salone del palazzo della Ragione. Il palazzo della
Biblioteca, innalzato tra il 1604 e il 1611 con l'intervento di
più maestri fra cui lo Scamozzi, che fu allievo del Palladio, fu
terminato solo nel 1928: vi ha sede la biblioteca civica così
ricca da costituire uno dei vanti della città.
Nell'attigua piazza del Duomo sono da ammirare la basilica di
Santa Maria Maggiore, la cappella Colleoni, il Battistero e il
Duomo. La prima (1137-1200), è solenne organismo romanico non
troppo travisato nelle sue linee essenziali di edificio a croce
latina trinave triabsidato e cupolato, dalle successive modifiche
intervenute tra il Trecento ed il Seicento. La facciata non è
visibile perché faceva parete unica con l'antico palazzo
vescovile, perciò per vedere bene le singole strutture occorrerà
fare un giro perimetrale ammirando i tre portali di Giovanni da
Campione e il campanile, iniziato nel Trecento ma terminato solo
verso la fine del Cinquecento. Tra gli edifici circostanti, è
singolare la chiesetta di S. Croce, del secolo XI. Per la "porta
della fontana" di Pietro Isabello con protiro dalla lunetta
affrescata forse dal bergamasco Andrea Previtali, si accede
all'interno. Questo, riccamente rivestito di decorazioni
pittoriche e plastiche, aggiunte tra il '500 e la fine del '700,
vanta alcune mirabili opere, come la scenografica e vistosa serie
di arazzi (19) che con visioni sacre e profane, ammantano molte
strutture del tempio, di queste, nove sono fiorentine del tardo
'500, gli altri provengono da Anversa (sette del '500 e tre della
fine '600 tra cui un vero capolavoro, la Crocifissione). Tra le
altre cose da apprezzare, un confessionale barocco intagliato da
Andrea Fantoni, il coro in legno disegnato da Bernardino Zenale e
da Andrea Previtali e con squisite tarsie estrosamente inventate
da Lorenzo Lotto ma eseguite dal 1522 al 155, quando il maestro
aveva già lasciato Bergamo; l'affresco allegorico sull'Albero
della vita (1347), di maestri influenzati da Giotto. Sotto un
monumento neoclassico del Vela, giace Gaetano Donizetti.
Unita a S. Maria Maggiore è la cappella Colleoni, una delle perle
del Rinascimento lombardo, curata con amore da G. Antonio Amadeo
(1472-1476) che concepì la facciata quasi come una pittura in
marmo, sia per l'avvicendamento chiaroscurale dei pieni e dei
vuoti, sia per le tarsie bianche e rosate che la ingemmano.
Nell'interno, sempre di Amadeo, vi si può ammirare l'elegante
tomba di Bartolomeo Colleoni, generale al servizio della
Serenissima, morto nel 1475 e la tomba della figlia Medea,
premorta al padre (1470). Fra le pitture, alcuni saggi cospicui
del Tiepolo: "la Decollazione del Battista", "il
Martirio di S. Bartolomeo", "il Battesimo di Gesù",
"la Predicazione del Battista". Tre tarsie del bergamasco Giacomo
Caniana (1780-1785), poste su un banco sotto la tomba di Medea.
Prossimo alla cappella Colleoni è il battistero ottagonale,
rifacimento di Giovanni da Campione (1340) di un precedente
battistero situato in origine nel Duomo e qui posto nel 1889. Di
fronte è il Duomo, frutto di una serie di rielaborazioni con
facciata moderna e interno secentesco abbellito da un coro in
legno intagliato da Antonio Sanz (sec. XVIII), con stallo centrale
di Andrea Fantoni che modellò anche "la Vita di Cristo"
all'altare del transetto sinistro, da pitture di Andrea Previtali,
di Giambettino Cignaroli e di Sebastiano Ricci nonché di G.
Battista Tiepolo autore del "Martirio di S. Giovanni vescovo"
(1731). Si ammirino anche una bella Madonna col bambino e due
colombe, attribuita al bergamasco Giovanni Cariani e
alcuni affreschi dell'intelvese Carlo Innocenzo Carloni fra i
quali, il S. Alessandro nel catino absidale.
Si consiglia, poi, di fare un giro per i vicoli e le piazzette
della città alta ove ci guardano torri e case-torri ancora
medievali, né si dimentichi di dare uno sguardo alle chiese,
talune di assai remota fondazione ma quasi tutte ritoccate e
rielaborate da autori locali, lombardi o veneti, con saggi che
vanno dal '300 al '700. Da ammirare il portale gotico della
cinquecentesca chiesa di S. Pancrazio; la pala del Moretto da
Brescia nella secentesca chiesa di S. Andrea; i pregevolissimi
affreschi del Lotto e quelli del Lucano da Imola; la settecentesca
chiesa del Carmine con alcuni saggi del bergamasco Enea Talpino
detto Salmeggia, un "S. Alberto carmelitano"
ritenuto di Andrea Previtali e una "Madonna e Santi" del
lombardo Cerano.
Bergamo ospita anche musei dislocati in tre punti diversi della
città alta. Nel luogo ove sorge la rocca, di fondazione
trecentesca, i cui spalti sono stati sistemati a Parco delle
Rimembranze, in un edificio, ha sede il Museo del Risorgimento e
della Resistenza. Vi trovano posto documenti e cimeli che ci
ricordano il patriottismo dei bergamaschi nelle due guerre di
indipendenza, nella spedizione dei Mille (cui parteciparono 180
volontari), nella prima guerra mondiale, con evocazione delle
eroiche gesta di Antonio Locatelli (tre medaglie d'oro), e
nell'ultima fase della seconda guerra mondiale quando, per la
Resistenza, caddero 327 bergamaschi.
Di fronte alla chiesetta di Santa Grata (fine '500), nel palazzo
della Misericordia, hanno sede il Civico Istituto Musicale
Donizetti. e il Museo
Donizettiano, con una cospicua raccolta di memorie, manoscritti,
strumenti, cimeli, autografi e pubblicazioni riguardanti il grande
musicista (1797-1848). Ma a Bergamo nacque anche un altro insigne
compositore, Pietro Antonio Locatelli (1693-1764), al quale
dobbiamo, fra l'altro, alcuni incantevoli Concerti grossi per
violino.
Presso la chiesa del Carmine, nella piazza della Cittadella, là
dove sorgeva una roccaforte di Bernabò Visconti (1355), poi
ampliata e consolidata da veneti e austriaci (ne rimane una
poderosa torre), in un edificio trovano posto due musei:
l'Archeologico e quello di Scienze Naturali.
Il Museo Archeologico Civico accoglie, in cinque sale, reperti
esumati soprattutto in terra bergamasca ma con inserti di civiltà
egiziana (sarcofago per mummia del X sec. a. c. e italiota.
Dell'età preistorica locale (neolitico, eneolitico, età del ferro)
sono in visione soprattutto frammenti di armi e di suppellettili.
La parte più interessante è però la documentazione della Bergomum
romana, fondata nel 197 a.C. e divenuta municipio (49 a.C.) della
tribù Voturia della regione Transpadana. La città era arroccata
sul colle dell'odierna città alta, cinta di mura e dotata fra
l'altro di un teatro o anfiteatro, come sembra suggerire la
denominazione della via Arena. La documentazione romana della
plaga bergamasca, però, non va oltre a iscrizioni, frammenti
architettonici, stele funerarie, statue, mosaici, oggetti in
bronzo, in vetro e osso. Integrano il museo una collezione di
monete, un mosaico paleocristiano (sec. IV) e altri manufatti di
questa età. Risalgono ai tempi longobardi alcune Crocette in
lamina d'oro, quali si vedono anche nel museo d'arte cristiana di
Brescia e in quello del Castello Sforzesco di Milano.
Il Museo Civico di Scienze Naturali è ordinato in sei sessioni:
geologica, paleontologica, mineralogia, geopaleontologica orobica,
petrografia e botanica e dispone, inoltre, di una ricca biblioteca
specializzata.
Ma Bergamo alta non offre solo cultura ma, data la sua posizione,
consente anche di godere incantevoli squarci panoramici sulla
pianura e sulla corona prealpina e alpina. Visioni ancora più
suggestive si godranno percorrendo la "via delle Mura venete".
Dette mura, costruite fra il 1561 e il 1581 circa, sono lunghe
oltre cinque chilometri, intervallate da sedici piattaforme e
aperte da quattro porte. Volendo tracciare un itinerario, si può
partire dalla porta S. Agostino e, attraverso la porta S. Giacomo,
raggiungere la porta S. Alessandro. Da qui, per via Colle Aperto,
si sale quasi alla sommità del colle S. Vigilio a quasi 500 metri
d'altezza ove sono la chiesetta di S. Vigilio e una spianata,
nell'ambito dei resti di un antichissimo castello rifatto nei sec.
XII e XVI. Da qui lo sguardo è attratto dalla dedalica Bergamo
alta, irta di torri, campanili e cupole, dall'ampia città bassa,
al limite della sfumante pianura, corrugata a nord dalle Prealpi e
sbarrata, più lontano, dall'azzurro-argentea muraglia delle Alpi.
Per raggiungere Bergamo bassa, possiamo percorrere un itinerario
artisticamente più valido della funicolare o della via Vittorio
Emanuele. Da porta S. Agostino attraverso la via Pignolo, ricca di
palazzi monumentali (fra i quali il "Lanfranchi" che fu dei Tasso
e in cui soggiornò anche Torquato) e di chiese nelle quali
risplendono, in particolar modo, capolavori indimenticabili di
Lorenzo Lotto (1480-1556), pittore veneziano ma di avi forse
bergamaschi, che la critica ha di recente collocato fra i massimi
del Rinascimento italiano. La prima chiesa che incontriamo è la
secentesca S. Alessandro della Croce, doviziosa d'arte e vi
sosteremo per ammirare l'altare della seconda cappella destra,
magnifico lavoro d'intaglio marmoreo di Andrea Fantoni (1728),
un'Assunta di Francesco Bassano e, nelle sacrestie, "la
Trinità" del Lotto, "il Cristo crocifisso" di Andrea
Previtali, "il Cristo portacroce" del ferrarese Lorenzo
Costa. Ma anche i quadri di G. Battista Pittoni e di G. Bettino
Cignaroli del sec. XVIII sono di qualità eccellente.
La chiesa di S. Bernardino in Pignolo (1593) merita una visita,
una meravigliosa "Madonna col Bambino, angeli e santi"
(1521) tra i vertici della poesia del Lotto. Al termine della via
Pignolo, la cinquecentesca chiesa di S. Spirito, ospita opere di
artisti bergamaschi, bresciani, lombardi e veneti di età
rinascimentale e successiva: spiccano, fra queste, al quarto
altare destro, una "Madonna in trono con angeli e santi"
del Lotto (1521); "la Discesa dello Spirito Santo",
capolavoro della maturità del Bergognone (1508) e un "S.
Giovanni Battista e altri santi" di Andrea Previtali (1515).
Proseguendo verso il cuore di Bergamo bassa, troviamo, al termine
della via Torquato Tasso, la secentesca chiesa di S. Bartolomeo,
scrigno di un altro splendido capolavoro del Lotto, eseguito in
origine per la distrutta chiesa di S. Stefano: la "Madonna col
Bambino e Santi" (1516), posta dietro l'altare maggiore.
Superato il teatro Donizetti. (1783-1791), ci troviamo nella
piazza Matteotti che, con le contigue piazze V. Veneto, Dante e
della Libertà, costituisce il centro della Bergamo moderna, così
sistemato su un progetto di Marcello Piacentini (1914-1934). Nella
vicina via S. Alessandro è posta la chiesa S. Alessandro in
Colonna, di nascita paleocristiana ma trasformata nel tempo sino
al Settecento. Le opere più preziose sono custodite nelle
sacrestie: una "Deposizione dalla croce" del Lotto
(1517), una "Natività" del Moretto e "due Santi"
attribuiti al Bergognone. Nella chiesa eccelle una grandiosa "Assunzione
della Vergine" del bresciano Romanino. Vi è posto anche un
organo monumentale di Giuseppe Antonio Serassi (sec. XVIII) membro
di una famosa famiglia di costruttori d'organi oriunda di Menaggio,
poi stabilitasi a Bergamo, ove portò l'organo italiano ad un
insuperato grado di perfezione.
Visitando Bergamo non si può lasciarla senza aver visto l'Accademia
Carrara, la più importante collezione di pittura esistente in
Lombardia dopo quella di Brera (Milano). Ha sede in un palazzo
neoclassico progettato da Simone Elia e prende nome dal fondatore,
il conte Giacomo Carrara che nel testamento del1796, aveva
destinato le sue collezioni d'arte a pubblico godimento. Le
numerose successive donazioni, tra le quali quelle del conte
Guglielmo Lochis e di Giovanni Morelli, e successivi acquisti
hanno arricchito la pinacoteca in modo tale da consentire ai
visitatori di gustarvi saggi di molte scuole italiane ed alcune
straniere. Tra i più famosi spiccano opere del Previtali, Moroni,
Baschenis, Fra' Galgario, Botticelli, il Giambellino, Pisanello,
Mantegna, Lotto, Giovanni Cariani, ecc..
Brescia

si trova al limite settentrionale della Pianura Padana, prossima
ai primi colli prealpini, tutt’attorno al Colle Cidneo, presso lo
sbocco della Val Trompia e sulla sinistra del fiume Mella. Fondata
probabilmente dai galli cenomani nei secoli III-II a.C., divenne
città dei romani, che fecero di Brixia il principale centro della
loro espansione nella Gallia Transpadana. Sede vescovile dal IV
secolo, nel 452 fu saccheggiata dagli unni di Attila. Divenne
successivamente sede di un ducato longobardo, poi libero comune
(secoli XI-XII). Annessa nel 1428 alla Repubblica di Venezia, la
città le appartenne fino al 1797, quindi seguì le sorti politiche
della regione. Durante il Risorgimento, combatté strenuamente gli
austriaci nelle cosiddette Dieci giornate (23 marzo-1° aprile
1849) che le valsero l'appellativo di "leonessa d'Italia".

Itinerari Culturali
L'odierna città conserva nel centro storico
notevoli monumenti medievali, tra cui il Broletto (1223-1298); la
Rotonda o Duomo vecchio (XI secolo, affiancata dal Duomo nuovo dei
secoli XVII-XIX); le chiese di S. Giuseppe, San Salvatore (del IX
secolo, nell'ex complesso monastico di origine franca), S.
Giovanni, Santa Maria in Solario (XII secolo) e San Francesco
(1254-1265).
Il Duomo è adornato da dipinti di Alessandro Bonvicino detto il
Moretto e Gerolamo Romani detto il Romanino. Al Moretto
appartengono "l’Assunzione della Vergine" posta dietro
l’altare maggiore e tre tele (S. Paolo, S. Luca ed Elia dormiente)
nella cappella a destra del presbiterio. Del Romanino sono i due
quadri figuranti la "Raccolta della manna" appesi alle
pareti davanti a questa cappella. Il contiguo Broletto, cioè il
palazzo civico al tempo dei Comuni, è invece architettura di
timbro romanico-gotico (1187-1230), con la grazia delle sue
polifore, la balconata retta da eleganti mensoloni, la superba
torre che la protegge, architettura soggetta, peraltro, nei
secoli, ad alterazioni e a restauri.
La cinquecentesca chiesa di S. Giuseppe (dietro piazza della
Loggia), con molte opere di maestri bresciani e lombardi dal
Cinque al Settecento, chiesa che gli amatori della musica
visiteranno volentieri perché vi sono sepolti Gasparo da Salò che,
col cremonese Amati, contribuì alla nascita del violino (viola da
braccio) e il veneziano Benedetto Marcello, creatore di salmi
famosi, del quale potremmo qui udire qualche brano dalla voce del
grandioso organo di Graziadio Antegnani.
La chiesa di S. Giovanni Evangelista, rifatta nel 1400 su
antichissime strutture paleocristiane, ospita pitture eccellenti
del Moretto - "Strage degli innocenti" al terzo altare
destro; del Romanino – "Madonna col Bambino e Santi"
quarto altare sinistro e lo "Sposalizio della Vergine"
nel battistero , che ospita anche una bella "Trinità e Santi"
del bolognese Francia. Di artistica rilevanza di scuola bresciana
del quattrocento, il drammatico Crocifisso in legno posto
sull’altare maggiore.
S. Alessandro, con facciata moderna (1849-1903) e interno della
fine del Settecento in cui si possono ammirare: nel primo altare
destro una rara "Annunciazione con Storie della Vergine"
di Jacopo Bellini (sec. XV), una "Deposizione" del
Civerchio nel secondo altare destro e un bell’affresco "Ecce
Homo" del bresciano Lattanzio Gambara nel quarto altare
destro e che, dopo il Moretto, il Romanino e il Savoldo, è il più
significativo pittore del Cinquecento bresciano. Da notare anche i
rilievi e le statue del bresciano Antonio Calegari (sec. XVIII).
In via Francesco Crispi, sorge la chiesa di S. Angela Merici, già
S. Afra e, in origine, S. Faustino ad Sanguinem, nata in tempi
antichissimi (resti di età paleocristiana) ma rinnovata dal
Bagnadore (1580-1603) e ricostruita nel 1953 dopo i gravi danni
subiti nel 1945; si vedano qui, un "Battesimo di S. Afra"
di Francesco Bassano il Giovane del tardo XVI secolo e un "S.
Francesco e un devoto", probabilmente del bresciano Paolo da
Cailina il Giovane (ambedue alla parete destra) e, dietro l’altare
maggiore, una grandiosa "Trasfigurazione" di Jacopo
Tintoretto.
Tra le numerose chiese che custodiscono dipinti di grande
interesse, si ricorda in particolare la chiesa settecentesca dei
santi Nazaro e Celso.
Architetture e urbanistica spontanee le troviamo nella contrada
del Carmine attorno alla grandiosa chiesa tardogotica in cotto
della Madonna del Carmine (con stupendo portale e interno barocco
con possenti, plastiche figure di "Profeti" di Vincenzo Foppa del
1475, affrescate nella cappella Averoldi) e nella monumentale
chiesa dei Santi Faustino e Giovita (sec. XVII) che accoglie, fra
l’atro, una bella tela di Lattanzio Gambara nel secondo altare
destro, uno stendardo processionale del Romanino con la "Resurezzione",
splendidi affreschi di G. Domenico Tiepolo e statue dei Calegari.
Di grande interesse anche alcuni edifici rinascimentali, quali la
Loggia (Palazzo Comunale, 1491-1574) e il palazzo del Monte di
Pietà (1484-1597), entrambi sulla bella piazza della Loggia. Nella
piazza del Foro, nucleo della città romana, si trova il tempio
capitolino parzialmente ricostruito (73 d.C.), cui è adiacente il
Civico Museo Romano.
La Pinacoteca Tosio-Martinengo, una delle più importanti raccolte
di pittura lombarde, espone fra l'altro numerose opere dei pittori
bresciani Romanino e Moretto, nonché di Raffaello e del Foppa,
(magnifica la sala con cinque tele dell'"Adorazione dei
pastori", di questi, del Savoldo, del Lotto e di Callisto
Piazza). Sul colle Cidneo (luogo del primo insediamento), sorge il
Castello cinquecentesco che ospita i musei del Risorgimento e
delle Armi.
Civico Museo Romano. Brescia vanta il
più ricco corpus archeologico romano esistente in
Lombardia, esso comprende le rovine del tempio capitolino, alcuni
ruderi del teatro romano e della basilica.
I resti del tempio capitolino sorgono nella piazza del Foro, sulle
prime falde del monte Cidneo. Addossato al tempio capitolino era
il teatro di cui si può solo immaginare il circuito della cavea
(scalinata) e vedere pochi altri frammenti, il tutto è ben lungi
dal renderci l’idea della Brixia romana, certo tra le più floride
città della Transpadania. Il tempio capitolino fu innalzato da
Vespasiano nel 73 d.C. a ricordo, probabilmente, della sua
vittoria a Bedriacum contro i sostenitori di Vitellio, e in onore
di Giove, Giunone e Minerva. Ricco è il repertorio di memorie
romane: ceramiche, terracotte, monete, ecc.; tra i più
significativi pezzi vi sono sei teste in bronzo (sec. II
e III) effigianti probabilmente imperatori romani e la Vittoria
alata. La statua, in origine dedicata ad Afrodite, fu provvista,
ai tempi di Vespasiano, di ali e, sembra, di uno scudo, in
sostituzione del precedente specchio nel quale la dea poteva
compiacersi della propria bellezza.
Museo Civico dell'Età Cristiana.
Il museo è ubicato nell’ex chiesa di S. Giulia (1466-1599) che
faceva parte del monastero benedettino di S. Salvatore e che
conserva, in parte, la decorazione a fresco cinquecentesca dei
bresciani Floriano Ferramola e Paolo di Cailina il Giovane.
Anche se i pezzi più rari e di valore della collezione si
riferiscono all’età paleocristiana e barbarica (sec. I, essa
comprende un’antologia d’arte che raggiunge e supera i tempi
rinascimentali. Tra le opere presenti: la cosiddetta "lastra del
pavone" (bassorilievo); la "lipsanoteca" (custodie per reliquie);
in avorio, il "dittico queriniano"; sempre in avorio è il "dittico
di Boezio"; capolavoro del museo e di arte orafa è la "croce di
Desiderio" del sec. VIII-IX; di spicco, il leggio in legno
intagliato e intarsiato da fra’ Raffaello Marone su disegni del
Romanino, nonché le sculture del trentino Alessandro Vittoria.
Pinacoteca Civica Tosio Martinengo. La pinacoteca
sorse nel 1906 per la generosità di due nobili bresciani – Paolo
Tosio e Leopardo Martinengo. E’ sita nel palazzo Martinengo da
Barco, di origine cinquecentesca è disposta in oltre venti sale.
Ricca di opere di maestri lombardi e veneti soprattutto dei secoli
XIV-XVII con qualche pregevole inserto di altre scuole, fra i
dipinti su tavola e su tela notiamo: di Paolo Veneziano "Figure
di Santi"; del Foppa sono in mostra quattro opere fra cui
l’assorta "Madonna col Bambino fra i Santi Faustino e Giovita";
"L’incontro di Cristo con la Veronica", opera del
bergamasco Giovanni Cariani; "Adorazione dei pastori" del
bergamasco Licinio; due opere di Raffaello giovane, una soave "Testa
d’angelo" frammento di una pala del 1501 e un "Cristo
benedicente"; del Romanino il "Cristo nel Sepolcro";
di Lorenzo Lotto "L’adorazione dei pastori".
Le specialità gastronomiche della cucina sono: la "mariconda",
intriso di farina e di mollica di pane; i "brofadei", cubetti di
farina di frumento e granoturco; i "casonsei", raviolini
simili a quelli bergamaschi. Tra i vini ricordiamo il Botticino,
il Franciacorta, il Lugana, il Riviera del Garda, il Groppello e
il San Martino della Battaglia.
Como

si trova in una
esigua pianura alluvionale limitata da rilievi prealpini e da
colline moreniche, al piede del monte di Brunate e affacciata
all'estremità del suo lago omonimo o Lario.
Il primo nucleo della città sorse sul luogo di un insediamento
celtico del VI-V secolo a.C. dove i romani, al comando di Claudio
Marcello, sconfitti i Celti nel 196 a.C. formarono una "castrum"
(accampamento fortificato), dal nome di Comum Oppidum, che
nel 59 a.C., sotto Cesare, divenne municipio con il nome di
Novum Comum ed ebbe una cinta rettangolare difensiva, seguita
da una seconda, più ampia, in età imperiale (nel I secolo d.C. vi
nacquero Plinio il Vecchio e Plinio il Giovane). Sede vescovile
dal IV secolo, devastata da invasioni barbariche e conquistata nel
569 dai longobardi, nel periodo di dominazione franca fu contea
governata dai vescovi, quindi libero Comune dall'XI secolo. In
questo periodo vi operavano i Maestri comacini, costruttori e
marmorari che diedero un contributo fondamentale al sorgere
dell'architettura romanica (Sant'Abbondio, San Fedele e San
Carpoforo).
L'episodio cruciale della sua storia è il decennio (1118-1127) di
lotta con Milano per motivi territoriali; fu sconfitta e
distrutta, ma venne ricostruita e nuovamente fortificata; le mura
comunali e le rovine del castello sul colle del Baradello furono
ricostruite con l'aiuto di Federico I di Svevia detto il
Barbarossa ("sta Federico imperator in Como...", Carducci).
Indebolita dalle contese interne, nel 1335 divenne infine una
signoria dei Visconti, e da allora la sua storia politica coincise
con quella di Milano; signoria degli Sforza, dominii spagnolo,
austriaco, napoleonico e ancora austriaco, fino al 27 maggio 1859,
quando Garibaldi la liberò nella battaglia del colle di S. Fermo.
L'epoca neoclassica diede alla città l'impronta che Stendhal amava
e la si ritrova nelle ville ville patrizie sulla riva occidentale
del lago. Divenuta un notevole centro produttivo e commerciale,
noto soprattutto per la lavorazione della seta (descritta nel
Museo della seta), diede i natali al fisico Alessandro Volta
(1745-1827), ricordato nel Tempio voltiano (1927), in riva al
lago.

Itinerari
Culturali
La città odierna conserva solo scarse
vestigia di edifici romani e delle sue fortificazioni, ma vari e
notevoli monumenti fra i quali la basilica di Sant'Abbondio (XI
secolo), la basilica di San Fedele, l'antico Comune
romanico-gotico (Broletto) e il Duomo. Da citare, inoltre, i Musei
Civici; la poderosa porta Torre (eretta nel 1192); il castello
Baradello, costruito dal Barbarossa nel 1158, di cui restano dei
ruderi su un colle e da cui si può godere di uno stupendo panorama
sulla città, la Brianza e il lago; la neoclassica villa Olmo
(1782-1797) sulla strada per Cernobbio; il Lungolario, che forma
un grande arco a nord della città; la ex Casa del Fascio (1936),
notevole opera d'architettura razionalista del comasco Giuseppe
Terragni.
Sant'Abbondio. Capolavoro del romanico lombardo con due
campanili. All'interno cinque navate divise da colonne con
profondo presbiterio; da ammirare, nella loggia soprastante il
l'ingresso e nell'abside, una vasta decorazione ad affresco della
"Vita di Gesù", opera di pittori lombardi della metà del trecento;
alla sinistra dell'altare la statua in marmo di S. Abbondio
(1490), opera attribuita a Cristoforo Solari.
San Fedele. La basilica, primitiva cattedrale della città, risale
alla prima metà del XII secolo. A pianta trilobata, con facciata e
campanile ricostruiti; l'interno è a tre navate e presbiterio
coperto da cupola.
Broletto. L'antico Comune, eretto nel 1215 in forme
romanico-gotiche, ha un paramento marmoreo a fasce bianche, grigie
e rosse, in basso ha un portico su pilastri e si orna di trifore e
di un balcone; la torre del Comune fu ricostruita nel 1927.
Duomo. Fu iniziato nel 1396, continuato sino al XVII secolo e
completato della cupola su disegno di Filippo Juvarra nel 1740. La
facciata tardogotica (1455-1486), con portali, monofore e un
rosone, è abbellita da sculture dovute in gran parte a Giovanni e
Tommaso Rodari (XV-XVI sec.). Ai lati del portale mediano vi sono
le statue di Plinio il Vecchio e Plinio il Giovane. L'interno, a
croce latina, ha tre navate in stile gotico e rinascimentale nel
transetto sormontato dalla cupola alta 75 metri; arazzi
cinquecenteschi pendono lungo la navata centrale. Opere di
Gaudenzio Ferrari, Rodari (sarcofago del vescovo Bonifacio da
Modena) e di Bernardino Luini arricchiscono gli altari laterali.
Musei Civici. Il Museo archeologico ha sede nel palazzo Giovio e
il Museo storico del Risorgimento nel palazzo Olginati; entrambi i
musei, collegati da una galleria, si affacciano su piazza Medaglie
d'Oro. Vi si trovano raccolte archeologiche e di storia locale,
risorgimentale e contemporanea, reperti greci, etruschi, egizi.
Porta Torre o Torre di Porta Vittoria è ciò che resta della cinta
delle mura urbane riedificate dal Barbarossa. Nei cantinati della
vicina scuola media, vi sono i resti della torre Pretoria (sec.
III d.C.) di età imperiale romana.
Notevole il turismo, grazie anche al paesaggio intorno alla città,
che è il principale scalo dei servizi di navigazione sul lago e
nei centri rivieraschi; Campione d'Italia, enclave italiana in
territorio elvetico.
La gastronomia è in gran parte formata da vari piatti a base di
pesce d'acqua dolce (persico, trota, tinca, agone e arborella), ma
non mancano piatti tipici montanari con selvaggina e polenta.
A Careno
si può visitare la Grotta Masera, costituita
da un laghetto e da un grande spiazzo con impronte di fossili
dell'età secondaria; a Zelbio la Grotta Tacchi e quella di Zelbio,
due grotte naturali molto suggestive e attorniate da boschi di
faggi e di conifere; a Porlezza le Grotte di Rescia, formate da
una serie di cunicoli nei quali si possono ammirare numerose
stalattiti e stalagmiti, sul fondo si trova una cascata; a Erba il
Buco del Piombo, grande grotta naturale attraversata da un
ruscello e può essere visitata per un lungo tratto.
Cremona

Città della Lombardia, sulla sinistra del Po, a valle della
confluenza dell'Adda. La provincia di si estende nella bassa
pianura lombarda tra il Po a sud, l'Adda a ovest e l'Oglio a est.
Nel nome Cremona ci sarebbe una radice celtica "crem", a
indicare il rialzo del terreno da cui si dominava il fiume, che, a
quei tempi, fluiva al margine dell'attuale centro monumentale. Al
centro delle vie di comunicazione dell'Italia settentrionale, fu
importante centro dei Galli Cenòmani sino all’affacciarsi delle
legioni romane nella valle padana e la conseguente fondazione di
due colonie militari a "diritto latino", situate a far
strategicamente da catenaccio e a chiudere come in una morsa, il
nodo centrale del Po; Piacenza sulla riva meridionale, Cremona su
quella settentrionale.
Era l’anno 218 a.C. e prima di diventare una delle più belle città
italiane, nei due secoli seguenti, dovrà conquistarsi sul campo la
cittadinanza romana (89 a.C.) respingendo più volte le orde
galliche e barbariche e resistendo ai cartaginesi di Annibale
dilaganti giù dalle Alpi con i loro elefanti. Fu eretta a
municipio nel 90 a.C. Teatro delle guerre civili, per aver
sostenuto Bruto vide le sue terre distribuite nel 40 a.C. ai
veterani dell'esercito di Ottaviano. Prima di essere distrutta da
Antonio Primo, fautore di Vespasiano, nel 69 d.C. dopo le
battaglie di Bedriaco, la città vantava un complesso monumentale e
urbanistico di prim’ordine ed era ricca di templi e di santuari,
di mercati, di commerci e di scuole insigni in cui si erano
formate, fra l’altro, generazioni di letterati e di poeti tra cui
Furio Bibaculo, Quintino e Alfeno Varo e persino, per qualche
anno, Publio Virgilio Marone.
Situazioni culturali destinate a ripetersi a Cremona nel
Quattrocento e nel primo Cinquecento, quando essa diverrà la città
prediletta del ducato milanese e i poeti cortesi ne canteranno le
gesta nel castello Sforzesco e negli armoniosi palazzi.
Dall'VIII sec. il suo vescovo vi acquistò preminenza politica, ma
dopo un periodo di lotte intestine la città nel 1098 si eresse in
libero Comune, concorrente con Milano; ghibellina, fu ben presto
in guerra con le città vicine. Nel luglio 1148 a Cremona papa
Eugenio III presiedette un concilio che promulgò i provvedimenti
presi nel sinodo di Reims (marzo) per la riforma del clero. Nel
1226 vi si tenne un altro concilio per combattere le eresie in
Italia e per bandire una crociata per liberare la Terrasanta.
Signoria dei Pallavicino (1249-1266), poi alternativamente in mano
ai guelfi Cavalcabò e ai Visconti, passò infine a Francesco Sforza
come dote della moglie Bianca Maria Visconti. A Cremona, in
occasione di tale matrimonio e dopo i preliminari di Cavriana (31
luglio 1441), fu sottoscritto il trattato di pace (20 novembre
1441), con la mediazione di Francesco Sforza, tra Venezia e
Firenze da un lato, e Filippo Maria Visconti dall'altro.
Durante la guerra contro Venezia, che mirava al possesso di
Ferrara, si riunirono a Cremona nel febbraio 1483, Lorenzo
de' Medici, Ludovico e Ascanio Sforza, il duca Ercole d'Este, il
marchese Federico I di Mantova e Giovanni Bentivoglio.
Sottomessa a Venezia tra il 1499 e il 1509, poi tornata possesso
del ducato di Milano, ne seguì le sorti, passando nel 1525 alla
Spagna che la tenne fino al 1702. Sotto il dominio austriaco dal
1702, nel 1796 la città fu occupata dall'esercito francese guidato
dal Bonaparte. Capitale del dipartimento dell'Alto Po nel Regno
Italico, nel 1814 ritornò all'Austria fino al 1859, allorché si
unì al Piemonte.

Itinerari Culturali
Benché la vita della Cremona romana sia
ampiamente documentata dalle fonti letterarie, scarsi sono i resti
archeologici, i più notevoli dei quali sono alcuni mosaici
conservati al Museo Civico locale. La città moderna ripete nel
tracciato stradale la rete delle strade romane, di cui sono
visibili alcuni tratti di massicciata.
Centro artistico di Cremona è la piazza del Comune, armoniosa e
monumentale, sulla quale prospettano, col Duomo, gli edifici più
insigni della città; il Palazzo Comunale (1206-1246) la Loggia dei
Militi (1292) e ai lati della facciata principale della
Cattedrale, il Torrazzo (1267 – con i suoi 113 metri è la torre
campanaria più alta d’Europa) e il Battistero (1167).
Rinascimentale è il portico della Bertazzola nella piazza del
Comune; cinquecenteschi i palazzi Fodri, Ugolani Dati, Affaitati,
riccamente decorati in cotto.
Il Duomo sorse sull’area più elevata della città, là dove
s’erano avvicendati per secoli edifici di culto prima romani e poi
medievali. Come documenta la lapide visibile sopra la porta
d’accesso alla sagrestia dei canonici, la fondazione risale al
1107, anche se un disastroso terremoto, dieci anni dopo,
compromise irreparabilmente le strutture già iniziate costringendo
i costruttori ad una rifondazione a breve termine la quale
ricevette nuovo e decisivo impulso dal ritrovamento, fra le
macerie, delle spoglie mortali di Imerio, il Santo prediletto dai
Cremonesi con il loro patrono Omobono (1129). L’interno della
Cattedrale appare interamente e riccamente ricoperto di opere
d’arte di pittori famosi come Boccaccio Boccaccino, Gian Francesco
Bembo detto il Vetraro, Altobello Melòni, Gerolamo Romanino e il
Pordenone e i grandi arazzi con le "Storie di Sansone"
datati e firmati da Jan Raes a Bruxelles nel 1629. Quanto alle
pale d’altare, con l’eccezione della bellissima "Madonna
Schizzi" (dal nome del canonico che vi si fece ritrarre con i
Santi Paolo e Donnino nel 1520-1522) opera del friulano Pordenone,
esse rappresentano un’antologia dell’arte cremonese, da Antonio e
Bernardino Campi che vi predominano, ai Gatti, ai Ricca, al
Cattapane, al Malosso, al Genovisino, quest’ultimo autore di un
bellissimo altare dedicato a S. Rocco in riconoscenza allo
scampato pericolo della peste (1649). Sulle volte dei transetti
sono poi visibili le presenze dell’arte trecentesca che del resto
affiora qua e là nel tempio, dietro le ricostruzioni dei
grandi rifacimenti, com’è il caso dei bellissimi Bonifacio Bembo
che si vedono ogni volta che nel transetto di sinistra si toglie
dall’altare di S. Michele la omonima pala di Giulio Campi;
le mirabili tarsie di Giovanni Maria Platina realizzate tra il
1477 e il 1489 su disegni architettonici di Bernardino De Lera e
pittorici di artisti come Antonio della Corna e il Cicognara. Di
straordinaria ricchezza, due croci d’oreficeria, quella detta di
San Facio, che non è duecentesca come si legge sui libri, ma
rinascimentale, e quella detta "grande" per via dei suoi quasi tre
metri d’altezza, opera di Ambrogio Pozzi e Agostino Sacchi (1478).
Nella seconda metà del XIII sec. fu costruita anche l'altissima
torre campanaria, il torrazzo, esempio geniale di
torre-guglia padana, nata dalla spontanea fusione del tiburio
romanico lombardo con la torre borgognona, entrata a far parte
dell'iconografia lombarda con le abbazie cisterciensi; le ricerche
pittoriche trionfano nella scenografica guglia in marmo, che
sembra sia da attribuire all'architetto cremonese Francesco de’
Pegorari, indiscusso creatore del campanile di San Gottardo a
Milano. Tra la fine del XII sec. e l'inizio del XIII fu costruito
il battistero, a pianta ottagonale, la costruzione
romanica, a pianta ottagonale, risale al1167.
Al periodo gotico appartiene la chiesa di
Sant'Agostino, ideata tra il 1339 e il 1345 da Teodosio
Guarneri, completamente trasformata nei secoli; internamente si
ricordano "la Madonna in trono e santi" del Perugino
(1494), che tanta suggestione esercitò sui pittori lombardi.
Eccezionale il corredo figurativo della chiesa: dalla cappella
Cavalcabò dipinta da Bonifacio Bembo attorno alla metà del
Quattrocento a quella decorata sullo scorcio del secolo da Giovan
Pietro da Cemmo. Tra le altre opere d’arte della chiesa spiccano,
la pala di Pietro Perugino (1494), i bassorilievi marmorei di
Bonino da Campione (è una sua opera, in Duomo, il sarcofago
Schizzi del 1357) e alcune grandi tele manieristiche ("il
Cristo sotto il torchio" di Andrea Mainardi all’altare
maggiore) e barocche.
Una delle più note chiese cremonesi è quella di S. Pietro al Po,
edificata nel 1064, rifatta da Bernardino De Lera nel tardo
Quattrocento e infine resa nelle forme attuali da Francesco
Dattaro nel 1573. L’interno si presenta interamente decorato con
affreschi di artisti cremonesi, da Antonio Campi, al Trotti, al
Cattapane ecc. Tra le pale d’altare, notevoli soprattutto il
Presepio di Bernardino Gatti e l’ancona di Lattanzio
Gambara, un bresciano formatosi a contatto diretto coi Campi. Da
non trascurare l’enorme, splendido affresco di Bernardino Gatti
(1552) per l’ex Refettorio del monastero, ricco di 226 figure
celebrate dagli antichi storici tra le più suggestive che si
potessero ammirare a Cremona.
Nella grande piazza Marconi si trova il Palazzo dell’Arte, dove
hanno sede la scuola internazionale di liuteria, il Museo Civico
di Scienze Naturali e l’importante Museo "A. Stradivari", ricco di
cimeli provenienti dalla bottega del più famoso liutaio cremonese,
di cui si conserva un prezioso strumento del 1715 in Palazzo
Comunale. Infatti è di antica tradizione la fabbricazione di
strumenti musicali (violini, pianoforti), un tempo assai famosa
per merito di valentissimi liutai (Stradivari, Amati, Guarneri).
Da visitare anche il Museo Civico Ala-Ponzone (il primo
atto ufficiale delle raccolte fu nel 1876) ospitato nel Palazzo
degli Affaiati che lo fecero costruire a Francesco Dattaro tra il
1561 e il 1570. Gli Affaiati, famiglia di banchieri di notorietà
europea, raggiunsero l’apice della fortuna con Gian Carlo che,
oltre ad essere il finanziere di Carlo V, salvò dall’assedio
olandese la ricca città di Anversa (1542) meritandosi per questo
dall’imperatore la donazione di cospicui possedimenti delle
Fiandre. All’estinguersi della famiglia Affaiati, il Palazzo segnò
tutta una serie di trasferimenti di proprietà fino agli Ugolani
Dati che nel 1838 lo lasciarono ai Fatebenefratelli che lo
trasformarono in Ospedale. Tale rimase fino al 1925 quando,
acquistato dal Comune, fu adattato dapprima a sede delle civiche
raccolte (1928) e poi della Biblioteca (1938).
La Pinacoteca, nelle cui sale sono rappresentati degnamente tutti
i pittori cremonesi dei sec. XV-XVIII (Bonifacio e Benedetto
Bembo, Boccaccio e Camillo Boccaccino, Bernardino e Gervasio
Gatti), offre una visione di opere di scuola italiana (Caravaggio,
Filippo Mazzola, Bernardo Strozzi, ecc.) e straniera (Jan Provost,
Hendrik met de Bles). Anche la pittura moderna è degnamente
rappresentata con opere di Giuseppe Dotti, Giovanni Segantini,
Emilio Gola e Antonio Mancini.
La bella chiesa romanica di S. Michele (XII sec.) è tra le più
antiche della città fu restaurata nell'800; al suo interno, a tre
navate su colonne, si possono ammirare dipinti dei Bembo e dei
Campi. A circa tre chilometri a sud-est della città, fuori porta
Romana, la chiesa di S. Sigismondo. Sorge sul luogo dove avvennero
le nozze Sforza-Visconti nel 1441 e fu proprio per volontà della
duchessa Bianca Maria che nel 1463 venne posta la prima pietra
dell’edificio; solo nel 1492 si dava però inizio all’erezione
della facciata e dal 1535 in poi, prendeva l’avvio una delle più
complete e affascinanti decorazioni affrescate del Cinquecento
eseguite da Camillo Boccaccino, Giulio Campi e dei Gatti, il
chiostro è dei primi del '500.
A Casalbuttano, 14 Km. a nord, centro agricolo di antico
insediamento romano, nella piazza principale si può ammirare la
chiesa di S. Giorgio della prima metà del seicento.
A Castelleone, che sorse nel XII secolo con funzioni di borgo
fortificato, si trova il Santuario della Madonna della
Misericordia (1515-1525), la parrocchiale dei SS. Giacomo e
Filippo (1517-1551) costruita da Agostino de' Fondutis, sulla
strada per Salvirola si erge solitaria la chiesa di S. Maria di
Bressanoro (842) il cui interno è impreziosito da due interessanti
palinsesti pittorici: gli "episodi della vita di Cristo"
e gli "episodi della vita della Madonna".Nella gastronomia
e nei piatti tipici, la fanno da padrone il torrone e la mostarda
di frutta e verdura candita; poi ci sono i tortelli di zucca; i
"marubini", specie di ravioli e ogni sorta di insaccati di maiale
tra cui il cotechino alla vaniglia e il salame all'aglio.
Lecco

è situata
all'estremità sud-orientale del lago di Como. Costruita su una
breve pianura alluvionale all'uscita dal lago del fiume Adda, che
subito dopo forma il laghetto di Garlate, in un paesaggio reso qua
e là aspro dalle rocce calcaree delle Prealpi. Nodo stradale,
scalo lacuale e centro di sport nautici, è infine stazione
turistica e centro escursionistico. Patria di Antonio Stoppani
(1824-1891) e Antonio Ghislanzoni (1824-1893).
La prima notizia della città, sorta su un luogo abitato da
millenni come testimoniano reperti di tombe preromane e iscrizioni
e are votive romane, è data da una lapide cristiana del 535,
relativa probabilmente a una pieve (secondo alcuni sarebbe la
romana Leuceris), fu centro goto, bizantino e longobardo. Fu tra
il IX e il X sec. contea soggetta a una famiglia discendente da
Guido da Spoleto (come è attestato da un documento dell'845).
Estintasi la famiglia, e smembratasi la contea, Lecco fu soggetta
all'arcivescovo di Milano. La popolazione seguì la politica di
Milano, appoggiandola contro Como e contro il Barbarossa (XII
sec.); poi contado sotto il dominio franco, quando per la prima
volta, nell'845, un documento la nominò come Leuco. Ebbe
propri ordinamenti nel secolo XIII, ma nel 1296 fu devastata dai
Visconti e nel 1335 sottomessa da Azzone, che fece costruire il
ponte fortificato sull'Adda (oggi Ponte Vecchio), lungo
l'importante itinerario che conduceva verso i paesi transalpini.
Seguì sempre le sorti del ducato di Milano, tranne un periodo di
occupazione veneziana dal 1428 al 1452 e un periodo in cui si
resse come contea autonoma sotto il condottiero Medeghino (G. G.
Medici) [1528-1532]. Caposaldo del sistema difensivo spagnolo del
Milanese (XVII sec.), perse la sua importanza militare dopo lo
smantellamento delle fortificazioni compiuto dagli Austriaci
(1782). Nel 1799 i Francesi vi resistettero per qualche tempo
all'assedio austriaco. La cittadinanza partecipò poi ai moti del
1848 in concomitanza con le Cinque giornate di Milano e nel 1859
Lecco entrò a far parte del Regno sardo.

Itinerari Culturali
Il centro storico mostra un aspetto
prevalentemente ottocentesco. Pregevoli le raccolte del Museo
civico, suddiviso in tre sedi: la Torre Viscontea (ciò che rimane
del castello), dov'è ospitato il Museo del Risorgimento e della
Resistenza; il settecentesco Palazzo Belgioioso, con le sezioni
archeologica e naturalistica; la Villa Manzoni, del XVIII sec.,
dove Alessandro Manzoni soggiornò a lungo (tomba di Pietro
Manzoni, padre dello scrittore,che ospita la Galleria comunale
d'arte (pittura lombarda del XVII-XX secolo) e le sale manzoniane,
con documentazione su Alessandro Manzoni, che ambientò nel
territorio lecchese I Promessi Sposi.
Conserva un antico ponte sull'Adda, eretto da Azzone Visconti
(1336-1338, restaurato), e una torre medievale (Museo storico),
resto della rocca viscontea restaurata nel 1932. Notevoli inoltre
la parrocchiale di San Nicolò, del XIX sec., con campanile
poligonale alto 96 m., il neoclassico Teatro Sociale (1844) e il
moderno santuario della Madonna della Vittoria.
Notevole l'attività turistica, nei centri lariani e montani come
Ballabio e i Piani Resinelli, oppure ai Piani d'Erna salendo da
Malnago per funivia.
Civate si trova
vicino al Lago Annone, paese di origine longobarda è allo sbocco
della Valle dell'Oro e dove si può visitare la basilica di S.
Pietro al Monte. Tra i più importanti monumenti romanici in
Lombardia, sorge sulle pendici del monte Cornizzolo. Risale alla
seconda metà del sec. XI ma la tradizione vuole che sia stato il
longobardo Desiderio a farlo erigere. All'interno affreschi e
stucchi dei sec. XI e XII.
A Calolziocorte, Maggianico nella cui parrocchiale sono conservati
dipinti del Luini e di Gaudenzio Ferrari.
A Vancurago per visitare i ruderi di un castello tradizionalmente
ritenuto quello dell'Innominato dell'opera manzoniana "I
Promessi Sposi".
Lodi

La città sorge nella
bassa Pianura Padana, sulla riva destra dell'Adda. Fu fondata, per
motivi strategici, nel 1158 da Federico I di Svevia, detto il
Barbarossa, con il nome di Laus Nova, a breve distanza da
Laus Pompeia (di origini gallico-romane, oggi Lodi
Vecchio), godette di notevoli privilegi garantiti dal Barbarossa e
conseguì l'autonomia comunale nel 1183. Indebolita da varie
dominazioni signorili nel XIII-XV secolo, fu annessa nel 1449
dagli Sforza al Ducato di Milano, di cui da allora seguì le sorti
politiche.

Itinerari
Culturali
La città conserva nel centro storico, ancora
in parte cinto dalle mura di origini medievali, alcuni notevoli
monumenti, quali il Duomo (che si erge sull'ampia, porticata e
acciottolata piazza della Vittoria) attiguo è il Broletto
duecentesco, in parte trasformato; la chiesa gotica di San
Francesco, del XIII secolo; il Santuario dell'Incoronata
(1488-1503), dovuto a Giovanni Battagio e a Gian Giacomo
Dolcebuono, rivestito da affreschi, in parte dei pittori lodigiani
Piazza (nel sottostante Museo dell'Incoronata sono ospitati codici
miniati e oreficeria); l'Ospedale Maggiore, con chiostro
cinquecentesco e facciata del Piermarini (1792); la chiesa di S.
Cristoforo, il cui fu progettato da Pellegrino Tibaldi.
Il Museo Civico comprende la Pinacoteca e una ricca collezione di
maioliche artistiche locali dal Seicento all'Ottocento, nello
stile "vecchia Lodi"; il Museo Diocesiano d'Arte Sacra espone
opere di pittura e scultura del XV-XVIII secolo.
Oltre l'Adda sorge la basilica di San Bassiano, in cotto, romanico
(sec. XIII-XIV), di origini paleocristiane, con trasformazioni
gotiche e affreschi del Trecento.
La chiesa s'innalza nel paesino di Lodi vecchio là dove era Laus
Pompeia, già florida al tempo dei romani e distrutta dai milanesi
nel 1158 durante le feroci lotte comunali aizzate dal Barbarossa.
Fu poi lo stesso imperatore a far ricostruire Lodi e in segno di
riconoscenza i lodigiani gli dedicarono la statua che si trova sul
prospetto del battistero, a fianco di Cneo Pompeo Strabone,
benefattore dell'antica Laus Pompeia.
Duomo. Di Costruzione romanica (1160) ha una facciata che rivela,
coi numerosi interventi gotici e rinascimentali, la sua tribolata
elaborazione. Di antico e prezioso, infatti, vi sono rimasti i
rilievi del portale preceduto da protiro e sormontato dal bel
rosone, mentre la statua di S. Bassiano, che troneggia in alto, è
copia dell'originale conservato all'interno, sul suo lato destro
si trova l'enorme campanile rimasto incompiuto.
All'interno vi si trovano possenti pilastroni di pretto gusto
romanico e concluso da presbiterio sopraelevato sulle tre navate.
Vi sono alcuni monumenti funebri cinquecenteschi; resti di antichi
affreschi su alcuni pilastri come i polittici di Callisto e di
Martino Piazza nella prima cappella destra, un Giudizio Universale
del XIII secolo nella quarta cappella destra, affreschi votivi sul
parapetto del presbiterio dove si trova anche la più preziosa
scultura del tempio (Ultima Cena).
Chiesa dell'Incoronata. Perla del Rinascimento lombardo fu
progettata dal lodigiano Giovanni Battagio nel 1488, proseguita
poi da Giovanni Dolcebuono ed infine ripresa e rimaneggiata.
L'interno è tutto un brillare d'arabeschi d'oro emergenti su fondi
blu intenso; una "Incoronazione della Vergine" del 1519 di
Albertino; ma il pezzo forte sono le quattro tele del Bergognone,
poste sulle pareti della cappella di S. Paolo ("Annunciazione",
"La Presentazione al Tempio", la "Visitazione" e l'"Adorazione dei
Magi").
San Francesco. L'opera è un grandioso tempio ogivale fatto
costruire fra il 1280 e il 1290 dalla famiglia Fissiraga.
Nell'interno i pilastroni, le pareti e le volte delle navate sono
come una mostra di affreschi (soprattutto votivi), per gran parte
eseguiti da maestri lodigiani e lombardi del 1300 e 1400. Possiamo
così ammirare al sesto pilone destro un "Battesimo di Gesù" (sec.
XIV) attribuito a Taddeo da Lodi; i Santi vescovi Paolo e
Giacomo (sec. XV) al settimo pilone sinistro; un S.
Giovanni Battista, attribuito ad Antonio da Lodi (1373) al
sesto pilone sinistro.
Museo Civico. Ha sede nel settecentesco ex convento di S. Filippo,
in corso Umberto 63. Comprende una sezione archeologica con
materiale preromano e romano; una sezione di ceramiche con saggi
dal '600 all'800; una sezione di storia risorgimentale. La
Pinacoteca con affreschi staccati dei sec. XIV e XV, affreschi di
Giovanni e Matteo Della Chiesa e di altri vari dipinti di Cesare
da Sesto e Callisto Piazza.
Ad Abbadia Cerreto
si trova la chiesa di S. Pietro (sec. XII-XV), edificio romanico
lombardo nel cui interno si può ammirare una grande tela di
Callisto Piazza.
Mantova

sorge in un settore
molto fertile della bassa Pianura Padana e si estende su una
penisola fra i laghi Superiore, di Mezzo e Inferiore, formati dal
fiume Mincio, affluente del non lontano Po.
Questa città insulare fondata, secondo la leggenda, dall'indovina
Tebe Manto, ha in realtà un' origine etrusca, l'antica Mantua
(così chiamata dai romani) fu un piccolo centro fortificato,
situato probabilmente sull'area che venne poi occupata dalla città
alto-medievale, all'estremità nord-est dell'attuale centro
abitato.
Terminato il lungo periodo delle invasioni barbariche, nel X
secolo divenne dominio dei Canossa, quindi, dalla prima metà del
XII secolo, si diede ordinamenti comunali e poté espandersi verso
sud grazie a una grandiosa opera idraulica, che nel 1190 limitò e
mutò le vicine paludi, formate dal Mincio, in quattro laghi. La
seconda linea di mura, eretta a sud della prima, servì a difendere
la città, resa ormai insulare dallo scavo del Rio, il canale,
ancora parzialmente esistente, che, attraversando l'abitato, univa
il Lago Superiore all'Inferiore e sulla cui riva fu costruito il
porto Catena.
Il passaggio dal Comune alla Signoria si ha con la conquista del
potere (1272) da parte di Pinamonte Bonacolsi, che l'ebbe in
signoria fino al 1328, quando iniziò l'era dei Gonzaga, durata
quasi quattro secoli, durante la quale la città divenne uno dei
massimi centri d'arte d'Italia. Continuava intanto una graduale
espansione verso sud che portò Mantova a dotarsi di una terza
linea di mura, all'altezza dell'attuale viale Risorgimento. I
Gonzaga, marchesi dal 1433, duchi dal 1530 vi crearono una
vastissima e fastosa corte che ospitò grandi artisti, fra cui
Pisanello, Leon Battista Alberti, Mantegna, Giulio Romano. Una
guerra di successione, un saccheggio ad opera di eserciti
mercenari stranieri (1630) e la peste provocarono tuttavia il
declino di Mantova e la condussero sotto il dominio dell'Austria
(1707). Durante questa dominazione, venne trasformata in una delle
città-fortezze del Quadrilatero, fino al 1866.
Il vasto centro storico, detto di Paiolo, ormai ritornato
palude, fu affiancato a sud dai quartieri moderni, di estensione
relativamente limitata, solo all'inizio del Novecento.

Itinerari Culturali
I principali
monumenti del passato sono conservati soprattutto nelle due prime
aree murate. Spicca il Palazzo Ducale, formato da numerosi edifici
costruiti fra il XIII e il XVIII secolo, che si affacciano in
parte sulla vasta piazza Sordello e che racchiudono giardini e
piazze interne.
Notevoli sono anche il complesso medievale di piazza delle Erbe,
che riunisce la romanica Rotonda di San Lorenzo (XI secolo), il
duecentesco Palazzo della Ragione, fiancheggiato dalla Torre
dell'Orologio (1473) e il Palazzo del Podestà (XII-XV secolo); il
Duomo, con facciata settecentesca; le chiese, su progetto di Leon
Battista Alberti, di San Sebastiano (1460) e Sant'Andrea
(1472-1699); la casa di Andrea Mantegna (1476); il
Palazzo Te (1525-1535), situato oltre la terza linea di
mura; il Museo civico, con sezioni d'arte egizia, moderna e di
numismatica; il Palazzo d'Arco, neoclassico (1782-84), con
ambienti dal pregevole arredo; il Teatro Scientifico o accademico;
il seicentesco Palazzo Valenti e la quattrocentesca casa
Andreasi; il Museo del Risorgimento e infine, il Museo
diocesano nella grande piazza Virgiliana aperta sul lago di Mezzo.
Duomo. Di origine
medievale, conserva un massiccio campanile romanico, resti gotici
sul fianco destro e fu ricostruito nel XVI secolo. La facciata si
ispira alla tradizione barocca romana; l'armonioso interno, opera
di di Giulio Romano (1545), è a cinque navate. Nella
navata destra, un sarcofago paleocristiano del V sec. e
cappella battesimale gotica con resti di affreschi del
Trecento. La cappella dell'Incoronata è opera probabile
di Luca Fancelli (1480).
Il Palazzo Ducale sorge nel nucleo più antico della città, nella
zona privilegiata, cioè nella parte alta per preservarla dalle
inondazioni.
La parte più antica della reggia è quella prospiciente piazza
Sordello, in cui si innalzano le facciate gotiche della Magna
Domus e del più imponente palazzo del Capitano, sede dei Bonacolsi
che, come già detto, furono i primi signori della città.
Al suo interno è custodito un notevole patrimonio d'arte, che
comprende fra l'altro un ciclo pittorico del Pisanello (prima metà
del Quattrocento), affreschi di Giulio Romano, una pala di Rubens
(1605)
L'aspetto più suggestivo e interessante della reggia consiste nel
susseguirsi interminabile di sale preziosamente decorate che danno
l'idea del fasto raggiunto dalla corte dei Gonzaga. Vogliamo qui
citarne solo alcune come la Sala del Labirinto e il
Salone dei Fiumi.
Lo scalone detto di Enea porta dal "salone di Manto" al
castello di San Giorgio, l'ambiente di maggior interesse è la
famosissima "camera degli sposi" o Camera picta, dipinta
da Andrea Mantegna tra il 1465 e il 1474, in onore di Ludovico e
di Barbara di Brandeburgo.
Il Castello di S. Giorgio è, come già detto, incorporato nel
complesso di Palazzo Ducale. Eretto alla fine del '300 da
Bartolino da Novara, ha quattro torri angolari merlate ed è cinto
da un ampio e profondo fossato. Domina, in posizione scenografica,
il passaggio tra lago di Mezzo e lago Inferiore
Nel Palazzo del Podestà (sec. XIII) è stato allestito un
piccolo museo dedicato al grande pilota automobilistico Tazio
Nuvolari, nato a Mantova. Il palazzo, rimaneggiato nel '400, ha la
fronte sull'attigua piazza Broletto, e reca dentro una nicchia una
statua di Virgilio in cattedra (sec. XIII). All'angolo, le due
trifore e la loggia sopra il voltone sono ciò che resta
dell'Arengario.
Il Teatro Scientifico o Accademico è opera di Giuseppe
Piermarini (1771-1775). La sala, considerata un gioiello
dell'architettura teatrale barocca, è opera dell'architetto
Antonio Galli Bibiena (1769). Al piano superiore si trova la
Biblioteca con pregevoli edizioni virgiliane e una raccolta
di ferri chirurgici del '700.
Il Museo diocesano "Francesco Gonzaga"è sistemato
al primo piano dell'ex monastero di S. Agnese. Al suo interno
opere pittoriche del XV e XVI secolo, oreficerie sacre dal tesoro
del Duomo e della basilica di S.Barbara, armature del '400 e del
'500 e documenti storico-artistici provenienti da parrocchie del
mantovano.
Museo del Risorgimento. Nelle sue quattro sale conserva resti di
antichi affreschi e raccoglie cimeli e documenti, soprattutto
relativi all'episodio dei martiri di Belfiore.
Palazzo Te. Il nome di questa grandiosa villa deriva da quello
antico della località (tejeto, luogo di capanne) e
costituisce una delle meglio conservate testimonianze
dell'architettura del '500. Disegnato e suggestivamente decorato
da Giulio Romano per Federico II Gonzaga, è costituita da quattro
bassi corpi chiusi intorno ad un cortile; all'interno, le sale
hanno una fastosa decorazione e diversi affreschi opere dovute in
gran parte da Giulio Romano e ai suoi allievi. Di particolare
interesse, la Sala di Psiche, la Sala dei Giganti
e la Loggia di Davide, luminoso elemento di collegamento
tra il cortile d'onore e il giardino. L'edificio ospita anche il
Museo Civico, suddiviso in sezioni con i nomi delle varie
donazioni.
Sant'Andrea (1472-1699). Eretta su disegno di Leon Battista
Alberti fu completata in due riprese tra il 1597-1600 e il
1697-1699; tra il 1732 e il 1765 vi fu aggiunta la cupola su
disegno di Filippo Juvara. Sul lato sinistro della facciata, di
impronta classica, si erge il campanile, gotico (1413) con grandi
trifore. Il vasto interno è a navata unica dalla volta a botte,
con transetto. Notiamo una magnifica cripta (1472) di
Leon Battista Alberti; nelle cappelle, affreschi e pale d'altare
di pittori del '500; la prima a sinistra è la cappella
funeraria di Andrea Mantegna, tomba del pittore con busto in
bronzo e dipinti alle pareti di scuola del Mantegna. Nel
battistero, affreschi dei sec. XV-XVI staccati dal vestibolo della
basilica.
San Sebastiano. La chiesa, di classica bellezza nella sobrietà
delle sue linee, fu eretta dal 1460 su disegno di Leon Battista
Alberti, la facciata è stata parzialmente alterata dai restauri
effettuati nel 1925. All'interno si trova il monumento ai Martiri
di Belfiore. Importante il turismo artistico-culturale, nel
capoluogo con escursioni in motonave sul Lago di Mezzo, sul lago
Inferiore e lungo il corso del Mincio, attraverso il Parco del
Mincio. Il Parco Regionale del Mincio si stende per un totale di
quasi 170 Km² e di cui fanno parte 13 comuni, in un'area compresa
il Garda e il Po. Istituito nel 1984 include le riserve naturali
delle Valli del Mincio e di Castellaro Lagusello, presso Goito si
trova il Centro Parco delle Bertone.
Il Santuario di Santa Maria delle Grazie, si trova all'interno del
Parco del Mincio ed è circondato da un vasto canneto. Fu edificato
tra il 1399 e il 1406.
A Goito, patria di Sordello, borgo situato all'interno del Parco
del Mincio, troviamo la basilica barocca di San Pietro (1729),
opera di Giovanni Maria Borsotto.
A Villimpenta, il castello scaligero che conserva due delle torri
originali.
A Grazie di Curtatone, si svolge la Fiera di Ferragosto con raduno
dei madonnari sul sagrato del santuario di Santa Maria delle
Grazie.La cucina mantovana si presenta come un misto di lombardo
ed emiliano. Tra le specialità vanno ricordati i tortelli di
zucca, gli "agnoli" dei Gonzaga, il risotto alla mantovana, la
pasta con fagioli e salsicce. Tra i dolci la "brisolona", i
"busolati" e tra i vini DOC troviamo il Colli Morenici,
Lambrusco Mantovano ecc.
Milano

è situata nel
cuore della fertile pianura padana, tra i fiumi Ticino ad ovest,
Adda a est e tra le Prealpi Lombarde a nord e il fiume Po a sud;
punto d'incontro naturale delle grandi vie di comunicazione
internazionali e interne, transalpine e pedemontane, Milano gode
di una posizione geografica privilegiata che è all'origine del suo
straordinario sviluppo economico. Il clima è continentale, con
estati calde e inverni freddi, umidi e nebbiosi. La piovosità,
distribuita in tutti i mesi dell'anno, registra punte massime in
autunno e primavera. Intorno alla città si trovano Oasi, Parchi
(Parco del Ticino e Parco Sud) e Riserve.
La città, che presenta una caratteristica pianta monocentrica, fu
fondata dai Galli Insubri in una data incerta che varia dalla fine
del VI sec. a.C., all’inizio del IV sec. a.C.; corrisponderebbe
all'anno della distruzione di due importanti città della potenza
etrusca, Veio a sud e Melpum a nord (396 a.C.). Sulle diverse
etimologie del nome Mediolanum o Mediolanium (delle
quali la più comune è "la città tra i due fiumi", cioè Lambro e
Olona o Seveso), sembra prevalere quella che, basandosi sul
confronto con altre località omonime, lo considera un termine
dell'area celtica, derivato dalle radici medio e lan,
corrispondente al latino planus, che indicherebbe il "luogo di
mezzo in pianura".
La città, che all'inizio doveva essere una borgata sprovvista di
mura, mentre favorì la sia pur lenta formazione di una civiltà
gallo-etrusca, divenne la base degli Insubri per rapide incursioni
in tutta la penisola. Se ne preoccuparono i Romani che, nel corso
di diverse spedizioni nella pianura padana, assoggettarono assieme
alle altre tribù galliche anche gli Insubri e occuparono Milano
con Cneo Cornelio Scipione nel 222 a.C. La discesa di Annibale in
Italia (218) le restituì la libertà per un breve periodo; passò,
quindi, definitivamente sotto la dominazione romana, dopo che gli
Insubri furono sconfitti da Valerio Flacco nei dintorni della
città stessa (194 a.C.). Con i patti del 191 a.C., suggellati da
un'alleanza (foedus), Milano iniziò la sua ascesa nell'ambito del
mondo romano. La colonizzazione con agricoltori latini,
l'istituzione di mercati, la bonifica e la centuriazione delle
terre, l'introduzione di nuove colture aggiunte alla sua felice
posizione geografica le procurarono un'invidiabile prosperità e un
posto importante fra le città della Transpadana. Con la Lex
Pompeia (89 a.C.) Milano ottenne lo statuto di colonia latina; nel
49 a.C., in virtù della Lex Roscia, ricevette, insieme con altri
centri della Cisalpina, la cittadinanza romana e di conseguenza fu
eretta a municipium civium Romanorum.
Non sono molti, dopo l'intenso rinnovamento della città, i resti
dell'abitato di epoca antica. Accanto alle già note tracce di un
teatro di età augustea, un'aula absidata di epoca flavia e alle
sedici colonne di fronte alla basilica di San
Lorenzo, risalenti a un tempio del II sec. d.C., i lavori della
metropolitana hanno consentito un'esplorazione del sottosuolo
della città e l'identificazione di alcuni siti
dell'insediamento romano. Nessuna traccia invece è stata rinvenuta
dell'impianto urbanistico celtico. Il foro è stato definitivamente
indicato nell'area di Piazza San Sepolcro; localizzati in Via
Croce Rossa l'alveo di un fiume e una piccola necropoli, un avanzo
dell'arena è stato ritrovato in Via De Amicis.
Il palazzo imperiale di Massimino, che fece di Milano la sua
capitale, è stato localizzato tra Corso Magenta e Via Torino;
dello stesso periodo è una strada pavimentata rinvenuta nel
sottosuolo di Piazza del Duomo. Le terme dell'imperatore sono
state rinvenute in Via Brisa e le cosiddette "terme erculee",
aperte al pubblico, nelle vicinanze di Via Larga. L'unica torre
superstite delle mura è inclusa nell'edificio del Museo
archeologico di Corso Magenta; uno dei grandi "horrea" in Via dei
Bossi, per l'ammasso del grano. Resti del battistero ottagonale,
voluto da Sant’Ambrogio, sono visibili sotto la gradinata del
Duomo. La principale scoperta è comunque
avvenuta in Via Lamarmora, dove, accanto al teatro Carcano, è
stato riportato alla luce il basamento dell'arco trionfale che,
dalla Via Emilia, immetteva al centro della città attraverso il
Corso di Porta Romana. L'arco, noto attraverso le fonti letterarie
e la toponomastica antica (nel Seicento sorgeva in quest'area
l'ospedale di San Lazzaro all'Arco), era quadrifronte o tetrapilo,
databile alla seconda metà del IV sec. d.C.
La strada, larga complessivamente trenta metri, si presentava
fiancheggiata da portici continui a colonnato centrale, costituiva
così il monumentale ingresso alla città la cui porta principale, a
chi provenisse da Roma, si apriva nell'area di Piazza Missori.
Tra le sculture, notevoli una statua di Artemide, ritratti
imperiali, tra cui la testa dell'imperatore Massimino il Trace,
alcune stele funerarie e sarcofagi in gran parte accolti nel
rinnovato Museo archeologico.
Il più insigne monumento di Milano paleocristiana tuttora
esistente è l'imponente basilica di San Lorenzo, fondata nel 350
circa. Paleocristiani sono pure il Sacello di San Vittore in Ciel
d'oro del IV sec., annesso alla basilica di Sant'Ambrogio, e le
chiese di San Nazaro (basilica Apostolorum) e San Simpliciano
(basilica Virginum). Del IX sec. è San Vincenzo in Prato, ancora
integro nella struttura delle navate. La città si rivela così uno
dei più ricchi centri italiani d'arte tardo-antica, paleocristiana
e protoromanica, mentre nel XII sec. vi matura quel
romanico-lombardo divenuto esemplare come la più alta espressione
di razionalità espressa dall'Europa dopo la caduta dell'Impero.
San Celso, Sant'Eustorgio, Sant'Eufemia, San Babila, Santa Maria
la Rossa, San Sepolcro, San Maurizio, San Calimero e Sant'Ambrogio
sono i titoli delle chiese ancora superstiti, alcune quasi
irriconoscibili per le modifiche e le giunte, altre ripristinate.
Nella prima metà del Quattrocento crebbe il Castello Sforzesco e
sorsero il Palazzo Borromeo, del quale sopravvivono, dopo l'ultima
guerra, pochi resti di muratura e i noti affreschi della "sala dei
giochi", l'Ospedale Maggiore, detto "Ca' Granda", su progetto del
Filarete, e la cappella Portinari in Sant'Eustorgio con gli
affreschi del Foppa.
Nella seconda metà del secolo trionfò il gusto rinascimentale
lombardo, caratterizzato dalla pittoresca decorazione ma già
sensibile alla monumentalità di Bramante, lungamente operoso nella
città. Si ricordano San Fedele, San Pietro in Gessate, Santa Maria
del Carmine, Santa Maria Incoronata, Santa Maria presso San Satiro
(Bramante), Santa Maria delle Grazie (Bramante e Solari), la
canonica e i chiostri di Sant'Ambrogio (Bramante) e quelli di
Sant'Eustorgio. San Maurizio al Monastero Maggiore (con gli
affreschi di Benardino Luini) e la cappella Trivulzio. Santa Maria
presso San Celso e Santa Maria della Passione sono le architetture
più espressive di questo classicismo lombardo. In questo lungo
periodo gli altari e le volte delle chiese si arricchirono di pale
e di affreschi caratterizzati dal morbido plasticismo luministico
creato dal Foppa e destinato a incontrarsi con l'opera di
Leonardo, lungamente attivo a Milano, dove nacquero la "Vergine
delle rocce", oggi al Louvre, e il "Cenacolo" nel refettorio di
Santa Maria delle Grazie. Si ricordano anche il Bergognone, il già
citato Bernardino Luini e Gaudenzio Ferrari, che esercitò una
grande influenza sui pittori del periodo successivo, dal Lomazzo
al Cerano.
Col dominio spagnolo sorse la munitissima cerchia dei bastioni, ed
ebbe inizio un largo rimaneggiamento architettonico-edilizio:
molti dei monumenti milanesi superstiti appartengono a questo
tempo, dal palazzo dei Giureconsulti del Seregni, autore anche
della certosa di Garegnano, al palazzo Marino (oggi municipio) di
Galeazzo Alessi, al Collegio elvetico del Mangone, al palazzo di
Brera di Francesco Maria Richini. Nella seconda metà del
Settecento si affermò l'opera neoclassica di G. Piermarini coi
palazzi Belgioioso, Greppi e Reale e con il teatro alla Scala;
nacquero la Villa Reale del Pollack e il Palazzo Serbelloni di
Simone Cantoni. Il periodo napoleonico fu monumentale nei propilei
di Porta Ticinese e nell'Arco della Pace di Luigi Cagnola. Uno dei
personaggi più rappresentativo dell'eclettismo dell’ottocento fu
Giuseppe Mengoni, con la galleria Vittorio Emanuele II e la
sistemazione di piazza del Duomo. Nello stile liberty sono invece
il Palazzo Castiglioni del Sommaruga e la Stazione Centrale
inaugurata nel 1931, su progetto di U. Stacchini.

Itinerari
Culturali
Da visitare: il Duomo e il museo del Duomo,
la pinacoteca di Brera e la pinacoteca Ambrosiana, il museo
teatrale della Scala, il museo Poldi Pezzoli, il Civico museo del
Risorgimento, il Museo Civico di Storia Contemporanea, la Galleria
d’Arte Moderna, Civico museo Archeologico, Santa Maria delle
Grazie (Cenacolo di Leonardo), Museo Nazionale della Scienza e
della Tecnica "Leonardo da Vinci", i Civici Musei del Castello.
All’interno del Castello sono ospitate alcune delle principali
istituzioni culturali del Comune di Milano: le Civiche raccolte
d’arte, la Biblioteca d’arte, il Civico archivio fotografico, il
Museo degli strumenti musicali, la Pinacoteca Civica, la Civica
biblioteca numismatica e archeologica, la Raccolta delle stampe
Achille Bertarelli, l’Archivio storico civico ed infine, le
sezioni dedicate all’Egitto e alla preistoria del Civico museo
archeologico.
Non meno importanti, nella vita culturale della città, sono le
biblioteche. La più antica è l'Ambrosiana, aperta al pubblico nel
1609; seconda in ordine di tempo la Biblioteca di Brera o
Braidense, aperta nel 1786, e la Trivulziana sorta su un nucleo
quattrocentesco del Trivulzio. Di origine più recente (1890), la
Comunale, situata a Palazzo Sormani. Fra le altre sono da
ricordare le biblioteche del Museo del Risorgimento, del
Conservatorio di musica, del Centro nazionale di studi manzoniani
e dell'ISPI (Istituto per gli studi di politica internazionale).
Altro fiore all’occhiello sono i teatri: il salone Margherita e il
teatro delle Commedie (XVI e il XVII sec), ambedue eretti nei
cortili dell'attuale Palazzo Reale furono più volte distrutti e
riedificati con vari nomi, fu inaugurato nel 1778 il nuovo teatro
alla Scala cui si affiancarono il teatro della Cannobiana (1779),
il teatro dei Filodrammatici (1800), il teatro Carcano (1803), il
teatro Re (1813) e il teatro Fiando, poi Gerolamo(1815). Nel tardo
Ottocento svolsero un'importante attività teatrale il Lirico,
sorto nel 1894 sull'area del teatro della Cannobiana, il teatro
della Commedia (1872), poi Manzoni, l'Olimpia (1899), distrutto
nel 1943. Nel periodo fra le due guerre spiccava l'attività del
teatro Odeon (1928), cui si aggiunse nel 1938 il Teatro Nuovo,
ancor oggi tra i più frequentati teatri milanesi, assieme al
Piccolo Teatro (1947), al teatro di Via Manzoni (1950), che dal
1963 ha preso il nome di teatro di via Manzoni "Renato Simoni".
Numerose sono le istituzioni culturali: Università di Stato
(1924), Politecnico (1863), Università Cattolica del Sacro Cuore
(1921), Università Commerciale "Luigi Bocconi" (1902), Accademia
di belle arti, Osservatorio Astronomico di Brera.
Milano è patria di numerosi uomini illustri; gli scrittori e
letterati Alessandro Manzoni, Giovanni Berchet, Pietro e
Alessandro Verri, Cesare Beccaria, Carlo Cattaneo, Carlo Maria
Maggi, Giulio Carcano, Carlo Porta, Emilio De Marchi; i patrioti
Pietro Borsieri, Federico Confalonieri, Luciano Manara, A. Sciesa,
Carlo Tenca, Cesare Correnti; i matematici e scienziati
Bonaventura Cavalieri, P. Frisi, B. Oriani, Maria Gaetana Agnesi,
Carlo ed Enrico Forlanini; i pittori, architetti o scultori:
Giovan Antonio Boltraffio, Andrea Appiani, Luigi Cagnola, Gerolamo
e Domenico Induno, Emilio Gola, Filippo Carcano, Luca Beltrami,
Gio Ponti.
Ad Abbiategrasso,
lambita dalle tranquille acque del Naviglio Grande, si può
visitare: la chiesa di Santa Maria Nuova, di nobile architettura
rinascimentale (1497) fu l'ultima opera di Donato Bramante; il
castello, che fu eretto nella seconda metà del XIII secolo e che,
dell'originaria struttura, rimangono bifore e resti di una torre
(sede del Museo Storico e Archeologico).
A Morimondo per
l'omonima abbazia. Fondata nel 1136 dai Cistercensi provenienti
dal monastero francese di Morimond, fu uno dei capisaldi della
valorizzazione agricola del territorio. La chiesa, ben conservata,
costruita tutta in laterizio tra il 1182 e il 1292, al suo
interno, a tre navate su pilastri con volte a crociera, a destra
acquasantiera del '300 e, alla parete della navata, affresco di
Bernardino Luini; coro ligneo intagliato del 1522.Non
si può parlare di Milano senza pensare anche al panettone. Secondo
Francesco Cherubini, autore del più ponderoso "Vocabolario
milanese-italiano", panattòn è un "pane di frumento addobbato con
burro, uova, zucchero e uva passerina (ughett) o sultana, che
intersecato a mandorla quando è pasta, cotto che sia risulta a
molti cornetti".
Pavia

è situata nella bassa Pianura Padana sulla sponda sinistra del
Ticino, entro l'area del Parco Regionale, che lambisce il suo
centro storico.
Secondo la tradizione, furono le tribù di Lerici e Marici i primi
abitanti della zona. Verso la fine del II secolo a.C. divenne
municipio sotto Cesare con il nome "Ticinum"; il nome più
tardo, Papia, deriva da quello di una tribù romana alla
quale era stata associata. Agevolata in ogni sua attività dalla
posizione al centro di un sistema di comunicazioni fluviali e
stradali, nella Gallia cisalpina e verso la transalpina, fu
conquistata dai Goti di Teodorico e questi la scelse come una
delle sue capitali, l'abbellì e la fortificò e vi costruì, come a
Verona e a Ravenna, una "palatium". Divenne poi capitale
longobarda (572-774), e nel 774, dopo mesi di assedio, si arrese
ai franchi di Carlo Magno. A Pavia, nella chiesa palatina di S.
Michele, l'imperatore scendeva ad incoronarsi re d'Italia (Enrico
II, Arduino d'Ivrea e Federico Barbarossa).
Alla metà del XII secolo va' situata la lotta delle città lombarde
contro l'impero, nella quale Pavia si schierò con l'imperatore,
ottenendo da Federico Barbarossa ampi privilegi e riconoscimenti
della propria autonomia. Fu proprio in questo periodo che vengono
eseguiti grandi opere di qualità artistiche di edifici religiosi:
San Michele, San Giovanni in Borgo, San Teodoro, Santo Stefano,
San Pietro in Ciel d'Oro sono alcune delle cadenti chiese
altomedievali che vengono sottoposte ad una generale opera di
rifacimento. Sono 130 le chiese elencate nel 1330 dallo storico
pavese Opicino de' Canistris.
Dopo lunghi conflitti tra fazioni cittadine, nel 1359 divenne
possesso dei Visconti di Milano, che iniziarono un periodo di
rinnovamento urbanistico ed edilizio proseguito, dal 1454 in poi,
dagli Sforza. Basti ricordare la Strada Nuova, Piazza Grande e il
Castello, alla costruzione del quale collaborarono, tra il 1360 e
il 1365, illustri architetti ai quali fu commissionata anche,
dalla stessa famiglia signorile, un monumento funebre che fosse di
inedita grandiosità. La cappella di famiglia fu concepita
all'interno di una vastissima chiesa affidata ai Certosini.
Fondata nel 1396 da Gian Galeazzo Visconti e continuamente
arricchita di decorazioni artistiche (Mantegazza, Procaccini,
Solari, Perugino, Bergognone, Amadeo, Guercino), la Certosa di
Pavia costituisce oggi un vero pregevole museo del barocco
lombardo.
Nel 1525, nei suoi pressi l'esercito di Carlo V sconfisse i
francesi di Francesco I e Pavia entrò nell'orbita spagnola insieme
al Ducato di Milano, di cui seguì le sorti, fino all'inizio del
Settecento, quando tutto il territorio passò all'Austria e quindi
ai Savoia con Lomellina e Oltrepò (trattato di Worms, 1743).

Itinerari Culturali
Il nucleo storico, definito dai viali di
circonvallazione, mostra chiaramente l'area del castrum
romano rettangolare, al suo interno sono conservati i principali
monumenti cittadini. Capolavori di architettura romanica sono la
basilica di San Michele, la chiesa di San Pietro in Ciel d'oro e
SanTeodoro. Il castello visconteo, ospita oggi il Museo civico e
la Pinacoteca. Il Duomo con belle forme rinascimentali che
rivelano la mano del Bramante, mentre la facciata e la cupola sono
di fine Ottocento. Sulla vicina piazza della Vittoria, di
creazione viscontea, sorge il Broletto, Palazzo Comunale del XII
secolo, successivamente rimaneggiato.
Lungo Strada Nuova, che corre da nord a sud fin da quando era il
cardo maximus della città romana, si affacciano il teatro
Fraschini, o dei Quattro cavalieri, fondato nel 1771 e costruito
su disegno di Antonio Galli Bibiena e il palazzo dell'Università,
con cinque cortili, iniziato dagli Sforza nel 1485 ma rifatto da
Giuseppe Piermarini e da Leopold Pollack nella seconda metà del
Settecento, al tempo di Maria Teresa d'Austria, e terminato
nell'Ottocento. Sulla riva destra del fiume si apre il Borgo
Ticino, dove si trova la chiesa romanica di Santa Maria in Betlem,
parzialmente restaurata; antico insediamento di pescatori e
battellieri, Borgo Ticino è collegato al centro storico dal noto
Ponte Coperto, andato distrutto nei bombardamenti aerei del 1944 e
ricostruito nel dopoguerra sul medesimo disegno.
La basilica di San Michele è di fondazione
longobarda e fu ricostruita verso la metà del XII secolo. Vi
ebbero luogo varie incoronazioni di re e di imperatori tra cui
Federico I detto il Barbarossa. L'interno ha una struttura a tre
navate su pilastri, si possono ammirare: nella cappella a destra
del presbiterio, un Crocifisso in lamina d'argento (sec. X);
l'altare maggiore è ornato di rilievi di maestri campionesi
(1383); nel catino dell'abside un affresco (Incoronazione della
Vergine) della fine XV secolo; cripta a tre navate su colonnine.
San Pietro in Ciel d'Oro. Iniziata nel 1117 e consacrata nel 1132,
in seguito parzialmente ricostruita. Il suo interno accoglie,
sopra l'altare maggiore, la gotica arca di sant'Agostino (1362) in
cui si ritiene siano contenute le spoglie del santo filosofo,
secondo la tradizione, portate da Ippona a Cagliari e da qui a
Pavia dal re longobardo Liutprando nell'VIII secolo; nella cripta
sono conservate le ossa di Severino Boezio, il filosofo romano
consigliere di re Teodorico e da questi fatto uccidere nel 524 con
l'accusa di tradimento.
Castello Visconteo. Iniziato nel 1360 da Galeazzo II, è un grande
edificio quadrilatero in laterizi, con torrioni angolari, due
ordini di bifore gotiche e merlature. Notevole il vasto e bel
cortile a portici e logge e decorazioni in cotto. Al suo interno
numerose sale ospitano il Museo Civico con la sezione
Archeologica romanica e altomedievale, il museo
di scultura, e la Pinacoteca Malaspina ove si possono
ammirare le opere dal XII secolo ai primi del '600 con dipinti del
Foppa, Boltraffio, Bergognone, Giambono, Giovanni Bellini,
Buttinone e
Correggio.
Il Duomo, iniziato nel 1488 su disegno di Cristoforo Rocchi,
Giovanni Antonio Amadeo e Gian Giacomo Dolcebuono. Intervennero
nel corso dei lavori (1490), che si protrassero per quasi tutto il
XVI secolo, Bramate, Leonardo da Vinci e Francesco di Giorgio. La
costruzione è a pianta centrale, il suo interno è un complesso
organismo a croce greca, con un vasto corpo centrale sormontata da
una grandiosa cupola su alti pilastri. La cripta reca nelle volte
l'impronta dell'arte del Bramante.
San Teodoro. La chiesa risale al XII secolo. L'interno, a tre
navate, conserva vari affreschi dal XIII al XVI secolo, fra cui
una veduta di Pavia nel 1522, con le sue numerose torri, affresco
attribuito a Bernardino Lanzani.A 9 km verso nord sorge la celebre
Certosa di Pavia, fondata nel 1396 da Gian Galeazzo Visconti come
mausoleo della famiglia. Suggestivi sono i due chiostri e notevole
è la chiesa terminata nel 1473, sovrastata da un alto tiburio e
caratterizzata dalla mirabile facciata marmorea terminata nel
Cinquecento. Il complesso architettonico della Certosa è un'opera
di grande rilievo poiché testimonia l'evoluzione dell'arte
lombarda dal tardogotico al Rinascimento e al manierismo.
All'interno, si ricordano fra l'altro opere del Perugino, del
Bergognone, le statue tombali di Beatrice d'Este e di Ludovico il
Moro, opera di Cristoforo Solari (1497), il coro ligneo del 1486 e
il polittico in avorio della bottega degli Embriachi (1400).
Belgioioso. Nel Castello, fortezza medievale e dimora signorile,
fu precettore Giuseppe Parini; l'Oratorio quattrocentesco di S.
Giacomo della Cerreta conserva affreschi dell'epoca e una
"Madonna col Bambino" di Vincenzo Foppa.
Lomello. La leggenda vuole che nel 590 vi si unissero in
matrimonio Teodolinda e Agilulfo, sovrani longobardi fautori della
conversione del loro popolo al cattolicesimo. Il centro è famoso
per il nucleo altomedievale che, nonostante le successive
trasformazioni, rivela nei resti delle mura, nel castello nella
chiesa e il battistero, l'antica destinazione a capoluogo di
contea. Santa Maria Maggiore è una costruzione dei primi dell'XI
secolo, l'interno, asimmetrico, conserva una cripta antichissima.
Accanto si trova il battistero di S. Giovanni ad Fontes che risale
al V secolo e conserva l'antica vasca battesimale dove ci si
immergeva per essere battezzati.La gastronomia del pavese ha il
suo piatto forte nella zuppa alla pavese, una sorta di
brodo bollente con uova, pane e formaggio; molto diffuse anche le
rane fritte o in guazzetto; ottimi anche i salumi (salami,
cotechini, e mortadella di fegato). Tra i vini, con il nome
preceduto dalla parola "Oltrepò Pavese": Barbera,
Cortese, Bonarda, Buttafuoco, Sangue di Giuda, ecc.
Sondrio

è
situata nella Valtellina allo sbocco della Valmalenco, presso la
confluenza del torrente Màllero nell'Adda. Probabilmente di
origini romane, anche se il suo nome è di radice longobarda
(significava "terra coltivata dal proprietario"), fu borgo
fortificato dai feudatari Capitanei di Vizzola nell'XI secolo,
appartenne ai Visconti nel XIV, quindi agli Sforza nel 1336.
Dominio dei Grigioni dal 1512 al 1797, fu sede dei governatori
svizzeri delle "Tre leghe Grigie" (ossia dei Grigioni), e
capoluogo di tutta la valle, escluso Bormio e Chiavenna. Questo fu
un periodo di notevole attività edilizia ed economica per la
città, e base di traffici verso il nord, per la Valmalenco e il
passo del Muretto. Nel 1815, dopo la parentesi napoleonica, venne
unita al Lombardo-Veneto e, nel 1861, al Regno d'Italia.

Itinerari Culturali
Il
piccolo centro storico conserva pregevoli vestigia del suo
passato, fra cui il castello di Masegra, trecentesco
(rimaneggiato), con due torri e portale del 1494; il Municipio,
antico Palazzo Pretorio del XVI secolo, con un severo portale
(1553) e un bel cortile a due logge; la Collegiata dei Santi
Gervasio e Protasio su disegno di Pietro Ligari, rifatta fra il
XVIII e il XIX secolo, decorata da vari dipinti. Nel
Palazzo Sassi de' Lavizzari, che
possiede una stüa (sala rivestita in legno) fra le più
notevoli della provincia, è ospitato il Museo valtellinese di
storia e arte, con le sezioni archeologica, storico-artistica, con
dipinti di Cesare Ligari e Cesare Valorsa, ed etnografica, che
conserva numerosi arredi del XV-XIX secolo. Vi è anche la sezione
valtellinese del Museo diocesano di Como.
A circa 2 Km. e a m. 306 s.l.m. si trova il Santuario della
Madonna della Sassella del XV secolo, ha lunetta marmorea nel
portale e, all'interno, affreschi del '500.
A Montagna in Valtellina, a circa 4 Km., la chiesa del '400 di San
Giorgio; fuori dall'abitato, il castello Grumello del XIV
secolo acquistato e restaurato dal FAI (Fondo per l'Ambiente
Italiano).
Sulla strada che porta al Passo e al Parco dello Stelvio, si
trovano i "Bagni Vecchi" scavati nella roccia viva e risalenti al
tempo dei romani. Plinio il Vecchio, nella sua Naturalis Historia
(I° sec.d.c.), citò per primo le acque calde di Bormio che
mantengono la stessa denominazione di "Bagni Romani" anche in
documenti di epoche successive.
Tirano - da visitare il Santuario della Madonna di Tirano,
risalente al 1505 e costruito in stile rinascimentale. Sulla
cupola, è stata collocata una statua girevole dedicata
all'Arcangelo San Michele, opera di F. Guicciardi.È molto attivo
il turismo nei noti centri climatici e sciistici come
Bormio, Santa Caterina di Valfurva, Ponte di Legno, Chiesa di
Valmalenco, ecc.
A ottobre si svolge l'annuale Mostra Internazionale
cinematografica del documentario sui parchi naturali.A Grosio si
può visitare il Parco delle Incisioni Rupestri (patrocinato
dall'Unesco); immerso in un paesaggio delizioso si possono
ammirare migliaia di incisioni del neolitico e delle età del
bronzo e del ferro, raffiguranti figure geometriche e antropomorfe
attribuibili a una cultura di probabile origine "camuna".
Varese

è situata ai piedi della dorsale prealpina del Campo dei Fiori,
sui primi colli prealpini, a quasi 400 m. d'altezza, sulla sponda
sud-orientale del vicino lago, cui dà il nome. È città di famosa
bellezza paesistica, esaltata anche dal pennello del Bellotto e
dalla prosa di Stendhal.
Sorta in un sito di insediamenti preistorici, cui subentrarono
tracce di presenze romane, nel Medioevo fu un borgo fortificato
del contado di Seprio. Alleata dei milanesi contro Como, intorno
al 1160 ebbe ordinamenti comunali, restando però sotto l'influenza
dell'arcivescovado di Milano. Dopo alcune dominazioni signorili,
nel 1538 ebbe da Carlo V di Spagna il privilegio di non essere
concessa in feudo; ma durante il dominio austriaco sul Ducato di
Milano fu assegnata da Maria Teresa, nel 1765, a Francesco III
d'Este. Dopo il periodo napoleonico, fece parte del Regno
Lombardo-Veneto fino al 1859; quindi entrò nel Regno d'Italia.

Itinerari Culturali
La città, che ha ormai inglobato le "castellanze",
chiude al suo centro un piccolo nucleo d'origine medievale e
conserva alcuni pregevoli monumenti: il battistero di San
Giovanni; la basilica di San Vittore (1580-1615), opera di
Pellegrino Tibaldi; il santuario della Madonna in Prato
(1678-1786), piccolo edificio con facciata barocca; il Palazzo
Estense, costruito per Francesco III; la Villa Mirabello
(XVIII-XIX secolo), sede dei Musei civici, che comprendono fra
l'altro una sezione preistorica e archeologica e la Pinacoteca,
ricca di dipinti di arte lombarda del XVII-XIX secolo. La parte
più antica del Castello di Masnago è la torre ( XII sec.), il
maniero racchiude affreschi del '400.
San Vittore. La basilica fu costruita, su disegno di Pellegrino
Tibaldi, dal 1580 al 1615. La facciata neoclassica è opera di
Leopold Pollack (1791) e un campanile stile barocco (1617-1773).
L'interno contiene diversi dipinti di maestri milanesi del '600
come Morazzone, Cerano, Francesco Cairo.
S. Giovanni. Il campanile è del XII-XIII secolo, all'interno una
vasca battesimale ad immersione del VII-VIII secolo e una grande
fonte ottagonale monolitica del XIII-XIV secolo; alle pareti si
possono vedere resti di affreschi del '300 e del '400.
Palazzo Estense. Attualmente Municipio, è detto anche Palazzo
Ducale. Fu fatto costruire nel 1776-1771 da Francesco III d'Este,
duca di Modena su disegno di Giuseppe Bianchi. Affreschi di G. b:
Ronchelli abbelliscono il salone Estense, abituale sede del
Consiglio Comunale. All'interno si trovano i giardini Estensi e
dalla pineta si accede al parco di Villa Mirabello già villa
Modigliani, sede dei Musei Civici comprendenti raccolte
archeologiche con interessanti testimonianze della presenza di
palafitticoli con ritrovamenti dell'abitato neolitico del Pizzo di
Bodio, una tomba di guerriero da Golasecca e un menhir
proveniente da Castelletto Ticino. La Pinacoteca conserva dipinti
che vanno dal XVII al XIX secolo, di artisti come il Morazzone, G.
C. Procaccini e Francesco Cairo. Dopo un percorso fra ville in
prevalenza liberty, si eleva il Sacro Monte di Varese: si parte
dalla chiesa dell'Immacolata (sec. XVII) in una sequenza di
quattordici cappelle del Seicento, con gruppi in terracotta
raffiguranti i Misteri del Rosario, sullo sfondo affreschi di
Morazzone, Legnanino, Pietro Gilardi, Antonio Busca, Francesco
Nuvolone, ed altri. In cima, a 880 metri di altezza, il santuario
delle Madonna del Monte, in onore del quale furono costruite le
predette 14 cappelle sotto il patrocinio di Federico Borromeo e
con il contributo economico di tutta la popolazione. Il santuario
è un sontuoso tempio dei sec. XVI-XVII, in origine era un
"sacello" ove S. Ambrogio avrebbe posto, nel 389, una statua
della Madonna scolpita da S. Luca, in segno di gratitudine per la
vittoria finale ottenuta contro gli ariani. Nel Museo Baroffio vi
sono opere di Piazzetta e Pietro Longhi, di seguaci del Nuvolone e
di Morazzone, sculture romaniche, lavori di oreficeria, paramenti
sacri, ecc. Il Museo Lodovico Pogliaghi è frutto del collezionismo
di questo famoso scultore e pittore milanese (1857-1950),
custodisce saggi di aerte varia fra cui un sarcofago egiziano,
sculture rinascimentali, pitture del Morazzone e del Magnasco, una
terracotta del Bernini, ecc.
Santa Maria del Monte è un santuario che custodisce un simulacro
della Vergine, probabilmente del XIV secolo; nella cripta,
affreschi del Trecento.
A Luvinate i resti di un monastero medievale delle Benedettine con
parte del chiostro rinascimentale e della chiesetta romanica.
Importante il turismo nei centri che sorgono attorno ai numerosi
laghi. Angera con la sua famosa Rocca; Saronno con il Santuario
della Madonna dei Miracoli; Busto Arsizio con la chiesa di S.
Maria di Piazza; Castiglione Olona e la Colleggiata; Laveno e il
santuario di Santa Caterina del Sasso a picco sul lago; Luino con
lungolago ombreggiato in questo vecchio borgo lombardo; Viggiù
(Vicus Julii), tra le alture boscose e nella plaga serena tra
Varese e il Ceresio, con molti ameni luoghi di villeggiatura; nel
comune di Somma Lombardo, a ovest di Gallarate, è situato invece
l'aeroporto intercontinentale di Milano Malpensa .La cucina è
quella tipica lombarda con piatti di lago (risotto con pesce
persico oppure con anguilla di lago); tipici sono anche il
"bruscitt" (carne di manzo a pezzetti, semi di finocchio e vino
rosso), la "rosticiada" e la faraona alla creta.

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