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Bergamo

 è situata al limite meridionale delle Prealpi lombarde, fra gli sbocchi delle valli del Brembo e del Serio nell'alta Pianura Padana. Di origine celtica, Bergamo fu un importante municipio romano (Bergomum) della regione transpadana e sede vescovile dal IV secolo; quindi passò sotto i longobardi e i franchi e, fra il X e l'XI secolo, fu governata da un vescovo. Libero comune nel XII secolo, fu agitata da lotte interne che favorirono le mire espansionistiche dei Visconti, i quali l'assoggettarono nel 1329, tenendola sotto la propria influenza per tutto il XV secolo. Conquistata nel 1428 dal Carmagnola per la Repubblica di Venezia, appartenne a questa fino al 1797, quando fu occupata dai francesi e fece parte della Repubblica Cisalpina, dal 1815 al 1859 fu parte del regno Lombardo-Veneto sotto l'impero austriaco e poi del Regno d'Italia.
A Bergamo alta s'avverte intenso il profumo del passato, non solo nelle architetture più celebrate ma soprattutto nelle strette vie che la percorrono e che la congiungono con i borghi della città bassa. Vie fiancheggiate da edifici risalenti sino al Duecento e al Trecento più volte manomessi e con un aspetto architettonico lombardo-veneto, ricordando che, Bergamo per oltre tre secoli (1428-1796), fu l'estremo baluardo occidentale della Serenissima, che fra le altre cose vi portò la grazia della sua grande arte. I massimi monumenti di Bergamo alta sono concentrati nella piazza Vecchia e nella piazza del Duomo. Nella prima spiccano i palazzi della Ragione, della Biblioteca e del Podestà che fanno da cornice alla fontana settecentesca.

Itinerari Culturali
Il Palazzo della Ragione, sovrastato dalla torre del Comune, fu fondato verso la fine del 1100, fu ristrutturato alla metà del cinquecento senza però mutarne le caratteristiche architettoniche peculiari che sono quelle degli antichi palazzi comunali padani, col porticato in basso e con il grande salone sopra per le pubbliche adunanze (in questo vi sono antichi affreschi del Bramante effigianti Tre Filosofi staccati dal Palazzo del Podestà).
Il palazzo del Podestà è di origine trecentesca ma anch'esso venne poi modificato più volte; aveva la facciata abbellita da affreschi del Bramante di cui, quelli salvati sono stati posti, come detto poc'anzi, nel salone del palazzo della Ragione. Il palazzo della Biblioteca, innalzato tra il 1604 e il 1611 con l'intervento di più maestri fra cui lo Scamozzi, che fu allievo del Palladio, fu terminato solo nel 1928: vi ha sede la biblioteca civica così ricca da costituire uno dei vanti della città.
Nell'attigua piazza del Duomo sono da ammirare la basilica di Santa Maria Maggiore, la cappella Colleoni, il Battistero e il Duomo. La prima (1137-1200), è solenne organismo romanico non troppo travisato nelle sue linee essenziali di edificio a croce latina trinave triabsidato e cupolato, dalle successive modifiche intervenute tra il Trecento ed il Seicento. La facciata non è visibile perché faceva parete unica con l'antico palazzo vescovile, perciò per vedere bene le singole strutture occorrerà fare un giro perimetrale ammirando i tre portali di Giovanni da Campione e il campanile, iniziato nel Trecento ma terminato solo verso la fine del Cinquecento. Tra gli edifici circostanti, è singolare la chiesetta di S. Croce, del secolo XI. Per la "porta della fontana" di Pietro Isabello con protiro dalla lunetta affrescata forse dal bergamasco Andrea Previtali, si accede all'interno. Questo, riccamente rivestito di decorazioni pittoriche e plastiche, aggiunte tra il '500 e la fine del '700, vanta alcune mirabili opere, come la scenografica e vistosa serie di arazzi (19) che con visioni sacre e profane, ammantano molte strutture del tempio, di queste, nove sono fiorentine del tardo '500, gli altri provengono da Anversa (sette del '500 e tre della fine '600 tra cui un vero capolavoro, la Crocifissione). Tra le altre cose da apprezzare, un confessionale barocco intagliato da Andrea Fantoni, il coro in legno disegnato da Bernardino Zenale e da Andrea Previtali e con squisite tarsie estrosamente inventate da Lorenzo Lotto ma eseguite dal 1522 al 155, quando il maestro aveva già lasciato Bergamo; l'affresco allegorico sull'Albero della vita (1347), di maestri influenzati da Giotto. Sotto un monumento neoclassico del Vela, giace Gaetano Donizetti.
Unita a S. Maria Maggiore è la cappella Colleoni, una delle perle del Rinascimento lombardo, curata con amore da G. Antonio Amadeo (1472-1476) che concepì la facciata quasi come una pittura in marmo, sia per l'avvicendamento chiaroscurale dei pieni e dei vuoti, sia per le tarsie bianche e rosate che la ingemmano. Nell'interno, sempre di Amadeo, vi si può ammirare l'elegante tomba di Bartolomeo Colleoni, generale al servizio della Serenissima, morto nel 1475 e la tomba della figlia Medea, premorta al padre (1470). Fra le pitture, alcuni saggi cospicui del Tiepolo: "la Decollazione del Battista", "il Martirio di S. Bartolomeo", "il Battesimo di Gesù", "la Predicazione del Battista". Tre tarsie del bergamasco Giacomo Caniana (1780-1785), poste su un banco sotto la tomba di Medea.
Prossimo alla cappella Colleoni è il battistero ottagonale, rifacimento di Giovanni da Campione (1340) di un precedente battistero situato in origine nel Duomo e qui posto nel 1889. Di fronte è il Duomo, frutto di una serie di rielaborazioni con facciata moderna e interno secentesco abbellito da un coro in legno intagliato da Antonio Sanz (sec. XVIII), con stallo centrale di Andrea Fantoni che modellò anche "la Vita di Cristo" all'altare del transetto sinistro, da pitture di Andrea Previtali, di Giambettino Cignaroli e di Sebastiano Ricci nonché di G. Battista Tiepolo autore del "Martirio di S. Giovanni vescovo" (1731). Si ammirino anche una bella Madonna col bambino e due colombe, attribuita al bergamasco Giovanni Cariani e alcuni affreschi dell'intelvese Carlo Innocenzo Carloni fra i quali, il S. Alessandro nel catino absidale.
Si consiglia, poi, di fare un giro per i vicoli e le piazzette della città alta ove ci guardano torri e case-torri ancora medievali, né si dimentichi di dare uno sguardo alle chiese, talune di assai remota fondazione ma quasi tutte ritoccate e rielaborate da autori locali, lombardi o veneti, con saggi che vanno dal '300 al '700. Da ammirare il portale gotico della cinquecentesca chiesa di S. Pancrazio; la pala del Moretto da Brescia nella secentesca chiesa di S. Andrea; i pregevolissimi affreschi del Lotto e quelli del Lucano da Imola; la settecentesca chiesa del Carmine con alcuni saggi del bergamasco Enea Talpino detto Salmeggia, un "S. Alberto carmelitano" ritenuto di Andrea Previtali e una "Madonna e Santi" del lombardo Cerano.
Bergamo ospita anche musei dislocati in tre punti diversi della città alta. Nel luogo ove sorge la rocca, di fondazione trecentesca, i cui spalti sono stati sistemati a Parco delle Rimembranze, in un edificio, ha sede il Museo del Risorgimento e della Resistenza. Vi trovano posto documenti e cimeli che ci ricordano il patriottismo dei bergamaschi nelle due guerre di indipendenza, nella spedizione dei Mille (cui parteciparono 180 volontari), nella prima guerra mondiale, con evocazione delle eroiche gesta di Antonio Locatelli (tre medaglie d'oro), e nell'ultima fase della seconda guerra mondiale quando, per la Resistenza, caddero 327 bergamaschi.
Di fronte alla chiesetta di Santa Grata (fine '500), nel palazzo della Misericordia, hanno sede il Civico Istituto Musicale Donizetti. e il Museo Donizettiano, con una cospicua raccolta di memorie, manoscritti, strumenti, cimeli, autografi e pubblicazioni riguardanti il grande musicista (1797-1848). Ma a Bergamo nacque anche un altro insigne compositore, Pietro Antonio Locatelli (1693-1764), al quale dobbiamo, fra l'altro, alcuni incantevoli Concerti grossi per violino.
Presso la chiesa del Carmine, nella piazza della Cittadella, là dove sorgeva una roccaforte di Bernabò Visconti (1355), poi ampliata e consolidata da veneti e austriaci (ne rimane una poderosa torre), in un edificio trovano posto due musei: l'Archeologico e quello di Scienze Naturali.
Il Museo Archeologico Civico accoglie, in cinque sale, reperti esumati soprattutto in terra bergamasca ma con inserti di civiltà egiziana (sarcofago per mummia del X sec. a. c. e italiota. Dell'età preistorica locale (neolitico, eneolitico, età del ferro) sono in visione soprattutto frammenti di armi e di suppellettili. La parte più interessante è però la documentazione della Bergomum romana, fondata nel 197 a.C. e divenuta municipio (49 a.C.) della tribù Voturia della regione Transpadana. La città era arroccata sul colle dell'odierna città alta, cinta di mura e dotata fra l'altro di un teatro o anfiteatro, come sembra suggerire la denominazione della via Arena. La documentazione romana della plaga bergamasca, però, non va oltre a iscrizioni, frammenti architettonici, stele funerarie, statue, mosaici, oggetti in bronzo, in vetro e osso. Integrano il museo una collezione di monete, un mosaico paleocristiano (sec. IV) e altri manufatti di questa età. Risalgono ai tempi longobardi alcune Crocette in lamina d'oro, quali si vedono anche nel museo d'arte cristiana di Brescia e in quello del Castello Sforzesco di Milano.
Il Museo Civico di Scienze Naturali è ordinato in sei sessioni: geologica, paleontologica, mineralogia, geopaleontologica orobica, petrografia e botanica e dispone, inoltre, di una ricca biblioteca specializzata.
Ma Bergamo alta non offre solo cultura ma, data la sua posizione, consente anche di godere incantevoli squarci panoramici sulla pianura e sulla corona prealpina e alpina. Visioni ancora più suggestive si godranno percorrendo la "via delle Mura venete". Dette mura, costruite fra il 1561 e il 1581 circa, sono lunghe oltre cinque chilometri, intervallate da sedici piattaforme e aperte da quattro porte. Volendo tracciare un itinerario, si può partire dalla porta S. Agostino e, attraverso la porta S. Giacomo, raggiungere la porta S. Alessandro. Da qui, per via Colle Aperto, si sale quasi alla sommità del colle S. Vigilio a quasi 500 metri d'altezza ove sono la chiesetta di S. Vigilio e una spianata, nell'ambito dei resti di un antichissimo castello rifatto nei sec. XII e XVI. Da qui lo sguardo è attratto dalla dedalica Bergamo alta, irta di torri, campanili e cupole, dall'ampia città bassa, al limite della sfumante pianura, corrugata a nord dalle Prealpi e sbarrata, più lontano, dall'azzurro-argentea muraglia delle Alpi.
Per raggiungere Bergamo bassa, possiamo percorrere un itinerario artisticamente più valido della funicolare o della via Vittorio Emanuele. Da porta S. Agostino attraverso la via Pignolo, ricca di palazzi monumentali (fra i quali il "Lanfranchi" che fu dei Tasso e in cui soggiornò anche Torquato) e di chiese nelle quali risplendono, in particolar modo, capolavori indimenticabili di Lorenzo Lotto (1480-1556), pittore veneziano ma di avi forse bergamaschi, che la critica ha di recente collocato fra i massimi del Rinascimento italiano. La prima chiesa che incontriamo è la secentesca S. Alessandro della Croce, doviziosa d'arte e vi sosteremo per ammirare l'altare della seconda cappella destra, magnifico lavoro d'intaglio marmoreo di Andrea Fantoni (1728), un'Assunta di Francesco Bassano e, nelle sacrestie, "la Trinità" del Lotto, "il Cristo crocifisso" di Andrea Previtali, "il Cristo portacroce" del ferrarese Lorenzo Costa. Ma anche i quadri di G. Battista Pittoni e di G. Bettino Cignaroli del sec. XVIII sono di qualità eccellente.
La chiesa di S. Bernardino in Pignolo (1593) merita una visita, una meravigliosa "Madonna col Bambino, angeli e santi" (1521) tra i vertici della poesia del Lotto. Al termine della via Pignolo, la cinquecentesca chiesa di S. Spirito, ospita opere di artisti bergamaschi, bresciani, lombardi e veneti di età rinascimentale e successiva: spiccano, fra queste, al quarto altare destro, una "Madonna in trono con angeli e santi" del Lotto (1521); "la Discesa dello Spirito Santo", capolavoro della maturità del Bergognone (1508) e un "S. Giovanni Battista e altri santi" di Andrea Previtali (1515).
Proseguendo verso il cuore di Bergamo bassa, troviamo, al termine della via Torquato Tasso, la secentesca chiesa di S. Bartolomeo, scrigno di un altro splendido capolavoro del Lotto, eseguito in origine per la distrutta chiesa di S. Stefano: la "Madonna col Bambino e Santi" (1516), posta dietro l'altare maggiore. Superato il teatro Donizetti. (1783-1791), ci troviamo nella piazza Matteotti che, con le contigue piazze V. Veneto, Dante e della Libertà, costituisce il centro della Bergamo moderna, così sistemato su un progetto di Marcello Piacentini (1914-1934). Nella vicina via S. Alessandro è posta la chiesa S. Alessandro in Colonna, di nascita paleocristiana ma trasformata nel tempo sino al Settecento. Le opere più preziose sono custodite nelle sacrestie: una "Deposizione dalla croce" del Lotto (1517), una "Natività" del Moretto e "due Santi" attribuiti al Bergognone. Nella chiesa eccelle una grandiosa "Assunzione della Vergine" del bresciano Romanino. Vi è posto anche un organo monumentale di Giuseppe Antonio Serassi (sec. XVIII) membro di una famosa famiglia di costruttori d'organi oriunda di Menaggio, poi stabilitasi a Bergamo, ove portò l'organo italiano ad un insuperato grado di perfezione.
Visitando Bergamo non si può lasciarla senza aver visto l'Accademia Carrara, la più importante collezione di pittura esistente in Lombardia dopo quella di Brera (Milano). Ha sede in un palazzo neoclassico progettato da Simone Elia e prende nome dal fondatore, il conte Giacomo Carrara che nel testamento del1796, aveva destinato le sue collezioni d'arte a pubblico godimento. Le numerose successive donazioni, tra le quali quelle del conte Guglielmo Lochis e di Giovanni Morelli, e successivi acquisti hanno arricchito la pinacoteca in modo tale da consentire ai visitatori di gustarvi saggi di molte scuole italiane ed alcune straniere. Tra i più famosi spiccano opere del Previtali, Moroni, Baschenis, Fra' Galgario, Botticelli, il Giambellino, Pisanello, Mantegna, Lotto, Giovanni Cariani, ecc..

Brescia

 si trova al limite settentrionale della Pianura Padana, prossima ai primi colli prealpini, tutt’attorno al Colle Cidneo, presso lo sbocco della Val Trompia e sulla sinistra del fiume Mella. Fondata probabilmente dai galli cenomani nei secoli III-II a.C., divenne città dei romani, che fecero di Brixia il principale centro della loro espansione nella Gallia Transpadana. Sede vescovile dal IV secolo, nel 452 fu saccheggiata dagli unni di Attila. Divenne successivamente sede di un ducato longobardo, poi libero comune (secoli XI-XII). Annessa nel 1428 alla Repubblica di Venezia, la città le appartenne fino al 1797, quindi seguì le sorti politiche della regione. Durante il Risorgimento, combatté strenuamente gli austriaci nelle cosiddette Dieci giornate (23 marzo-1° aprile 1849) che le valsero l'appellativo di "leonessa d'Italia".

Itinerari Culturali
L'odierna città conserva nel centro storico notevoli monumenti medievali, tra cui il Broletto (1223-1298); la Rotonda o Duomo vecchio (XI secolo, affiancata dal Duomo nuovo dei secoli XVII-XIX); le chiese di S. Giuseppe, San Salvatore (del IX secolo, nell'ex complesso monastico di origine franca), S. Giovanni, Santa Maria in Solario (XII secolo) e San Francesco (1254-1265).
Il Duomo è adornato da dipinti di Alessandro Bonvicino detto il Moretto e Gerolamo Romani detto il Romanino. Al Moretto appartengono "l’Assunzione della Vergine" posta dietro l’altare maggiore e tre tele (S. Paolo, S. Luca ed Elia dormiente) nella cappella a destra del presbiterio. Del Romanino sono i due quadri figuranti la "Raccolta della manna" appesi alle pareti davanti a questa cappella. Il contiguo Broletto, cioè il palazzo civico al tempo dei Comuni, è invece architettura di timbro romanico-gotico (1187-1230), con la grazia delle sue polifore, la balconata retta da eleganti mensoloni, la superba torre che la protegge, architettura soggetta, peraltro, nei secoli, ad alterazioni e a restauri.
La cinquecentesca chiesa di S. Giuseppe (dietro piazza della Loggia), con molte opere di maestri bresciani e lombardi dal Cinque al Settecento, chiesa che gli amatori della musica visiteranno volentieri perché vi sono sepolti Gasparo da Salò che, col cremonese Amati, contribuì alla nascita del violino (viola da braccio) e il veneziano Benedetto Marcello, creatore di salmi famosi, del quale potremmo qui udire qualche brano dalla voce del grandioso organo di Graziadio Antegnani.
La chiesa di S. Giovanni Evangelista, rifatta nel 1400 su antichissime strutture paleocristiane, ospita pitture eccellenti del Moretto - "Strage degli innocenti" al terzo altare destro; del Romanino – "Madonna col Bambino e Santi" quarto altare sinistro e lo "Sposalizio della Vergine" nel battistero , che ospita anche una bella "Trinità e Santi" del bolognese Francia. Di artistica rilevanza di scuola bresciana del quattrocento, il drammatico Crocifisso in legno posto sull’altare maggiore.
S. Alessandro, con facciata moderna (1849-1903) e interno della fine del Settecento in cui si possono ammirare: nel primo altare destro una rara "Annunciazione con Storie della Vergine" di Jacopo Bellini (sec. XV), una "Deposizione" del Civerchio nel secondo altare destro e un bell’affresco "Ecce Homo" del bresciano Lattanzio Gambara nel quarto altare destro e che, dopo il Moretto, il Romanino e il Savoldo, è il più significativo pittore del Cinquecento bresciano. Da notare anche i rilievi e le statue del bresciano Antonio Calegari (sec. XVIII).
In via Francesco Crispi, sorge la chiesa di S. Angela Merici, già S. Afra e, in origine, S. Faustino ad Sanguinem, nata in tempi antichissimi (resti di età paleocristiana) ma rinnovata dal Bagnadore (1580-1603) e ricostruita nel 1953 dopo i gravi danni subiti nel 1945; si vedano qui, un "Battesimo di S. Afra" di Francesco Bassano il Giovane del tardo XVI secolo e un "S. Francesco e un devoto", probabilmente del bresciano Paolo da Cailina il Giovane (ambedue alla parete destra) e, dietro l’altare maggiore, una grandiosa "Trasfigurazione" di Jacopo Tintoretto.
Tra le numerose chiese che custodiscono dipinti di grande interesse, si ricorda in particolare la chiesa settecentesca dei santi Nazaro e Celso.
Architetture e urbanistica spontanee le troviamo nella contrada del Carmine attorno alla grandiosa chiesa tardogotica in cotto della Madonna del Carmine (con stupendo portale e interno barocco con possenti, plastiche figure di "Profeti" di Vincenzo Foppa del 1475, affrescate nella cappella Averoldi) e nella monumentale chiesa dei Santi Faustino e Giovita (sec. XVII) che accoglie, fra l’atro, una bella tela di Lattanzio Gambara nel secondo altare destro, uno stendardo processionale del Romanino con la "Resurezzione", splendidi affreschi di G. Domenico Tiepolo e statue dei Calegari.
Di grande interesse anche alcuni edifici rinascimentali, quali la Loggia (Palazzo Comunale, 1491-1574) e il palazzo del Monte di Pietà (1484-1597), entrambi sulla bella piazza della Loggia. Nella piazza del Foro, nucleo della città romana, si trova il tempio capitolino parzialmente ricostruito (73 d.C.), cui è adiacente il Civico Museo Romano.
La Pinacoteca Tosio-Martinengo, una delle più importanti raccolte di pittura lombarde, espone fra l'altro numerose opere dei pittori bresciani Romanino e Moretto, nonché di Raffaello e del Foppa,  (magnifica la sala con cinque tele dell'"Adorazione dei pastori", di questi, del Savoldo, del Lotto e di Callisto Piazza). Sul colle Cidneo (luogo del primo insediamento), sorge il Castello cinquecentesco che ospita i musei del Risorgimento e delle Armi.
Civico Museo Romano. Brescia vanta il più ricco corpus archeologico romano esistente in Lombardia, esso comprende le rovine del tempio capitolino, alcuni ruderi del teatro romano e della basilica.
I resti del tempio capitolino sorgono nella piazza del Foro, sulle prime falde del monte Cidneo. Addossato al tempio capitolino era il teatro di cui si può solo immaginare il circuito della cavea (scalinata) e vedere pochi altri frammenti, il tutto è ben lungi dal renderci l’idea della Brixia romana, certo tra le più floride città della Transpadania. Il tempio capitolino fu innalzato da Vespasiano nel 73 d.C. a ricordo, probabilmente, della sua vittoria a Bedriacum contro i sostenitori di Vitellio, e in onore di Giove, Giunone e Minerva. Ricco è il repertorio di memorie romane: ceramiche, terracotte, monete, ecc.; tra i più significativi pezzi vi sono sei teste in bronzo (sec. II e III) effigianti probabilmente imperatori romani e la Vittoria alata. La statua, in origine dedicata ad Afrodite, fu provvista, ai tempi di Vespasiano, di ali e, sembra, di uno scudo, in sostituzione del precedente specchio nel quale la dea poteva compiacersi della propria bellezza.
Museo Civico dell'Età Cristiana. Il museo è ubicato nell’ex chiesa di S. Giulia (1466-1599) che faceva parte del monastero benedettino di S. Salvatore e che conserva, in parte, la decorazione a fresco cinquecentesca dei bresciani Floriano Ferramola e Paolo di Cailina il Giovane.
Anche se i pezzi più rari e di valore della collezione si riferiscono all’età paleocristiana e barbarica (sec. I, essa comprende un’antologia d’arte che raggiunge e supera i tempi rinascimentali. Tra le opere presenti: la cosiddetta "lastra del pavone" (bassorilievo); la "lipsanoteca" (custodie per reliquie); in avorio, il "dittico queriniano"; sempre in avorio è il "dittico di Boezio"; capolavoro del museo e di arte orafa è la "croce di Desiderio" del sec. VIII-IX; di spicco, il leggio in legno intagliato e intarsiato da fra’ Raffaello Marone su disegni del Romanino, nonché le sculture del trentino Alessandro Vittoria.
Pinacoteca Civica Tosio Martinengo. La pinacoteca sorse nel 1906 per la generosità di due nobili bresciani – Paolo Tosio e Leopardo Martinengo. E’ sita nel palazzo Martinengo da Barco, di origine cinquecentesca è disposta in oltre venti sale. Ricca di opere di maestri lombardi e veneti soprattutto dei secoli XIV-XVII con qualche pregevole inserto di altre scuole, fra i dipinti su tavola e su tela notiamo: di Paolo Veneziano "Figure di Santi"; del Foppa sono in mostra quattro opere fra cui l’assorta "Madonna col Bambino fra i Santi Faustino e Giovita"; "L’incontro di Cristo con la Veronica", opera del bergamasco Giovanni Cariani; "Adorazione dei pastori" del bergamasco Licinio; due opere di Raffaello giovane, una soave "Testa d’angelo" frammento di una pala del 1501 e un "Cristo benedicente"; del Romanino il "Cristo nel Sepolcro"; di Lorenzo Lotto "L’adorazione dei pastori".
Le specialità gastronomiche della cucina sono: la "mariconda", intriso di farina e di mollica di pane; i "brofadei", cubetti di farina di frumento e granoturco; i "casonsei", raviolini simili a quelli bergamaschi. Tra i vini ricordiamo il Botticino, il Franciacorta, il Lugana, il Riviera del Garda, il Groppello e il San Martino della Battaglia.

Como

 si trova in una esigua pianura alluvionale limitata da rilievi prealpini e da colline moreniche, al piede del monte di Brunate e affacciata all'estremità del suo lago omonimo o Lario.
Il primo nucleo della città sorse sul luogo di un insediamento celtico del VI-V secolo a.C. dove i romani, al comando di Claudio Marcello, sconfitti i Celti nel 196 a.C. formarono una "castrum" (accampamento fortificato), dal nome di Comum Oppidum, che nel 59 a.C., sotto Cesare, divenne municipio con il nome di Novum Comum ed ebbe una cinta rettangolare difensiva, seguita da una seconda, più ampia, in età imperiale (nel I secolo d.C. vi nacquero Plinio il Vecchio e Plinio il Giovane). Sede vescovile dal IV secolo, devastata da invasioni barbariche e conquistata nel 569 dai longobardi, nel periodo di dominazione franca fu contea governata dai vescovi, quindi libero Comune dall'XI secolo. In questo periodo vi operavano i Maestri comacini, costruttori e marmorari che diedero un contributo fondamentale al sorgere dell'architettura romanica (Sant'Abbondio, San Fedele e San Carpoforo).
L'episodio cruciale della sua storia è il decennio (1118-1127) di lotta con Milano per motivi territoriali; fu sconfitta e distrutta, ma venne ricostruita e nuovamente fortificata; le mura comunali e le rovine del castello sul colle del Baradello furono ricostruite con l'aiuto di Federico I di Svevia detto il Barbarossa ("sta Federico imperator in Como...", Carducci). Indebolita dalle contese interne, nel 1335 divenne infine una signoria dei Visconti, e da allora la sua storia politica coincise con quella di Milano; signoria degli Sforza, dominii spagnolo, austriaco, napoleonico e ancora austriaco, fino al 27 maggio 1859, quando Garibaldi la liberò nella battaglia del colle di S. Fermo. L'epoca neoclassica diede alla città l'impronta che Stendhal amava e la si ritrova nelle ville ville patrizie sulla riva occidentale del lago. Divenuta un notevole centro produttivo e commerciale, noto soprattutto per la lavorazione della seta (descritta nel Museo della seta), diede i natali al fisico Alessandro Volta (1745-1827), ricordato nel Tempio voltiano (1927), in riva al lago.

Itinerari Culturali
La città odierna conserva solo scarse vestigia di edifici romani e delle sue fortificazioni, ma vari e notevoli monumenti fra i quali la basilica di Sant'Abbondio (XI secolo), la basilica di San Fedele, l'antico Comune romanico-gotico (Broletto) e il Duomo. Da citare, inoltre, i Musei Civici; la poderosa porta Torre (eretta nel 1192); il castello Baradello, costruito dal Barbarossa nel 1158, di cui restano dei ruderi su un colle e da cui si può godere di uno stupendo panorama sulla città, la Brianza e il lago; la neoclassica villa Olmo (1782-1797) sulla strada per Cernobbio; il Lungolario, che forma un grande arco a nord della città; la ex Casa del Fascio (1936), notevole opera d'architettura razionalista del comasco Giuseppe Terragni.
Sant'Abbondio. Capolavoro del romanico lombardo con due campanili. All'interno cinque navate divise da colonne con profondo presbiterio; da ammirare, nella loggia soprastante il l'ingresso e nell'abside, una vasta decorazione ad affresco della "Vita di Gesù", opera di pittori lombardi della metà del trecento; alla sinistra dell'altare la statua in marmo di S. Abbondio (1490), opera attribuita a Cristoforo Solari.
San Fedele. La basilica, primitiva cattedrale della città, risale alla prima metà del XII secolo. A pianta trilobata, con facciata e campanile ricostruiti; l'interno è a tre navate e presbiterio coperto da cupola.
Broletto. L'antico Comune, eretto nel 1215 in forme romanico-gotiche, ha un paramento marmoreo a fasce bianche, grigie e rosse, in basso ha un portico su pilastri e si orna di trifore e di un balcone; la torre del Comune fu ricostruita nel 1927.
Duomo. Fu iniziato nel 1396, continuato sino al XVII secolo e completato della cupola su disegno di Filippo Juvarra nel 1740. La facciata tardogotica (1455-1486), con portali, monofore e un rosone, è abbellita da sculture dovute in gran parte a Giovanni e Tommaso Rodari (XV-XVI sec.). Ai lati del portale mediano vi sono le statue di Plinio il Vecchio e Plinio il Giovane. L'interno, a croce latina, ha tre navate in stile gotico e rinascimentale nel transetto sormontato dalla cupola alta 75 metri; arazzi cinquecenteschi pendono lungo la navata centrale. Opere di Gaudenzio Ferrari, Rodari (sarcofago del vescovo Bonifacio da Modena) e di Bernardino Luini arricchiscono gli altari laterali.
Musei Civici. Il Museo archeologico ha sede nel palazzo Giovio e il Museo storico del Risorgimento nel palazzo Olginati; entrambi i musei, collegati da una galleria, si affacciano su piazza Medaglie d'Oro. Vi si trovano raccolte archeologiche e di storia locale, risorgimentale e contemporanea, reperti greci, etruschi, egizi.
Porta Torre o Torre di Porta Vittoria è ciò che resta della cinta delle mura urbane riedificate dal Barbarossa. Nei cantinati della vicina scuola media, vi sono i resti della torre Pretoria (sec. III d.C.) di età imperiale romana.
Notevole il turismo, grazie anche al paesaggio intorno alla città, che è il principale scalo dei servizi di navigazione sul lago e nei centri rivieraschi; Campione d'Italia, enclave italiana in territorio elvetico.
La gastronomia è in gran parte formata da vari piatti a base di pesce d'acqua dolce (persico, trota, tinca, agone e arborella), ma non mancano piatti tipici montanari con selvaggina e polenta.

A Careno si può visitare la Grotta Masera, costituita da un laghetto e da un grande spiazzo con impronte di fossili dell'età secondaria; a Zelbio la Grotta Tacchi e quella di Zelbio, due grotte naturali molto suggestive e attorniate da boschi di faggi e di conifere; a Porlezza le Grotte di Rescia, formate da una serie di cunicoli nei quali si possono ammirare numerose stalattiti e stalagmiti, sul fondo si trova una cascata; a Erba il Buco del Piombo, grande grotta naturale attraversata da un ruscello e può essere visitata per un lungo tratto.

Cremona

Città della Lombardia, sulla sinistra del Po, a valle della confluenza dell'Adda. La provincia di si estende nella bassa pianura lombarda tra il Po a sud, l'Adda a ovest e l'Oglio a est. Nel nome Cremona ci sarebbe una radice celtica "crem", a indicare il rialzo del terreno da cui si dominava il fiume, che, a quei tempi, fluiva al margine dell'attuale centro monumentale. Al centro delle vie di comunicazione dell'Italia settentrionale, fu importante centro dei Galli Cenòmani sino all’affacciarsi delle legioni romane nella valle padana e la conseguente fondazione di due colonie militari a "diritto latino", situate a far strategicamente da catenaccio e a chiudere come in una morsa, il nodo centrale del Po; Piacenza sulla riva meridionale, Cremona su quella settentrionale.
Era l’anno 218 a.C. e prima di diventare una delle più belle città italiane, nei due secoli seguenti, dovrà conquistarsi sul campo la cittadinanza romana (89 a.C.) respingendo più volte le orde galliche e barbariche e resistendo ai cartaginesi di Annibale dilaganti giù dalle Alpi con i loro elefanti. Fu eretta a municipio nel 90 a.C. Teatro delle guerre civili, per aver sostenuto Bruto vide le sue terre distribuite nel 40 a.C. ai veterani dell'esercito di Ottaviano. Prima di essere distrutta da Antonio Primo, fautore di Vespasiano, nel 69 d.C. dopo le battaglie di Bedriaco, la città vantava un complesso monumentale e urbanistico di prim’ordine ed era ricca di templi e di santuari, di mercati, di commerci e di scuole insigni in cui si erano formate, fra l’altro, generazioni di letterati e di poeti tra cui Furio Bibaculo, Quintino e Alfeno Varo e persino, per qualche anno, Publio Virgilio Marone.
Situazioni culturali destinate a ripetersi a Cremona nel Quattrocento e nel primo Cinquecento, quando essa diverrà la città prediletta del ducato milanese e i poeti cortesi ne canteranno le gesta nel castello Sforzesco e negli armoniosi palazzi.
Dall'VIII sec. il suo vescovo vi acquistò preminenza politica, ma dopo un periodo di lotte intestine la città nel 1098 si eresse in libero Comune, concorrente con Milano; ghibellina, fu ben presto in guerra con le città vicine. Nel luglio 1148 a Cremona papa Eugenio III presiedette un concilio che promulgò i provvedimenti presi nel sinodo di Reims (marzo) per la riforma del clero. Nel 1226 vi si tenne un altro concilio per combattere le eresie in Italia e per bandire una crociata per liberare la Terrasanta.
Signoria dei Pallavicino (1249-1266), poi alternativamente in mano ai guelfi Cavalcabò e ai Visconti, passò infine a Francesco Sforza come dote della moglie Bianca Maria Visconti. A Cremona, in occasione di tale matrimonio e dopo i preliminari di Cavriana (31 luglio 1441), fu sottoscritto il trattato di pace (20 novembre 1441), con la mediazione di Francesco Sforza, tra Venezia e Firenze da un lato, e Filippo Maria Visconti dall'altro.
Durante la guerra contro Venezia, che mirava al possesso di Ferrara,  si riunirono a Cremona nel febbraio 1483, Lorenzo de' Medici, Ludovico e Ascanio Sforza, il duca Ercole d'Este, il marchese Federico I di Mantova e Giovanni Bentivoglio.
Sottomessa a Venezia tra il 1499 e il 1509, poi tornata possesso del ducato di Milano, ne seguì le sorti, passando nel 1525 alla Spagna che la tenne fino al 1702. Sotto il dominio austriaco dal 1702, nel 1796 la città fu occupata dall'esercito francese guidato dal Bonaparte. Capitale del dipartimento dell'Alto Po nel Regno Italico, nel 1814 ritornò all'Austria fino al 1859, allorché si unì al Piemonte.

Itinerari Culturali
Benché la vita della Cremona romana sia ampiamente documentata dalle fonti letterarie, scarsi sono i resti archeologici, i più notevoli dei quali sono alcuni mosaici conservati al Museo Civico locale. La città moderna ripete nel tracciato stradale la rete delle strade romane, di cui sono visibili alcuni tratti di massicciata.
Centro artistico di Cremona è la piazza del Comune, armoniosa e monumentale, sulla quale prospettano, col Duomo, gli edifici più insigni della città; il Palazzo Comunale (1206-1246) la Loggia dei Militi (1292) e ai lati della facciata principale della Cattedrale, il Torrazzo (1267 – con i suoi 113 metri è la torre campanaria più alta d’Europa) e il Battistero (1167).
Rinascimentale è il portico della Bertazzola nella piazza del Comune; cinquecenteschi i palazzi Fodri, Ugolani Dati, Affaitati, riccamente decorati in cotto.
Il Duomo sorse sull’area più elevata della città, là dove s’erano avvicendati per secoli edifici di culto prima romani e poi medievali. Come documenta la lapide visibile sopra la porta d’accesso alla sagrestia dei canonici, la fondazione risale al 1107, anche se un disastroso terremoto, dieci anni dopo, compromise irreparabilmente le strutture già iniziate costringendo i costruttori ad una rifondazione a breve termine la quale ricevette nuovo e decisivo impulso dal ritrovamento, fra le macerie, delle spoglie mortali di Imerio, il Santo prediletto dai Cremonesi con il loro patrono Omobono (1129). L’interno della Cattedrale appare interamente e riccamente ricoperto di opere d’arte di pittori famosi come Boccaccio Boccaccino, Gian Francesco Bembo detto il Vetraro, Altobello Melòni, Gerolamo Romanino e il Pordenone e i grandi arazzi con le "Storie di Sansone" datati e firmati da Jan Raes a Bruxelles nel 1629. Quanto alle pale d’altare, con l’eccezione della bellissima "Madonna Schizzi" (dal nome del canonico che vi si fece ritrarre con i Santi Paolo e Donnino nel 1520-1522) opera del friulano Pordenone, esse rappresentano un’antologia dell’arte cremonese, da Antonio e Bernardino Campi che vi predominano, ai Gatti, ai Ricca, al Cattapane, al Malosso, al Genovisino, quest’ultimo autore di un bellissimo altare dedicato a S. Rocco in riconoscenza allo scampato pericolo della peste (1649). Sulle volte dei transetti sono poi visibili le presenze dell’arte trecentesca che del resto affiora qua e là nel tempio, dietro le ricostruzioni  dei grandi rifacimenti, com’è il caso dei bellissimi Bonifacio Bembo che si vedono ogni volta che nel transetto di sinistra si toglie dall’altare di S. Michele la omonima pala di Giulio Campi; le mirabili tarsie di Giovanni Maria Platina realizzate tra il 1477 e il 1489 su disegni architettonici di Bernardino De Lera e pittorici di artisti come Antonio della Corna e il Cicognara. Di straordinaria ricchezza, due croci d’oreficeria, quella detta di San Facio, che non è duecentesca come si legge sui libri, ma rinascimentale, e quella detta "grande" per via dei suoi quasi tre metri d’altezza, opera di Ambrogio Pozzi e Agostino Sacchi (1478).
Nella seconda metà del XIII sec. fu costruita anche l'altissima torre campanaria, il torrazzo, esempio geniale di torre-guglia padana, nata dalla spontanea fusione del tiburio romanico lombardo con la torre borgognona, entrata a far parte dell'iconografia lombarda con le abbazie cisterciensi; le ricerche pittoriche trionfano nella scenografica guglia in marmo, che sembra sia da attribuire all'architetto cremonese Francesco de’ Pegorari, indiscusso creatore del campanile di San Gottardo a Milano. Tra la fine del XII sec. e l'inizio del XIII fu costruito il battistero, a pianta ottagonale, la costruzione romanica, a pianta ottagonale, risale al1167.
Al periodo gotico appartiene la chiesa di Sant'Agostino, ideata tra il 1339 e il 1345 da Teodosio Guarneri, completamente trasformata nei secoli; internamente si ricordano "la Madonna in trono e santi" del Perugino (1494), che tanta suggestione esercitò sui pittori lombardi. Eccezionale il corredo figurativo della chiesa: dalla cappella Cavalcabò dipinta da Bonifacio Bembo attorno alla metà del Quattrocento a quella decorata sullo scorcio del secolo da Giovan Pietro da Cemmo. Tra le altre opere d’arte della chiesa spiccano, la pala di Pietro Perugino (1494), i bassorilievi marmorei di Bonino da Campione (è una sua opera, in Duomo, il sarcofago Schizzi del 1357) e alcune grandi tele manieristiche ("il Cristo sotto il torchio" di Andrea Mainardi all’altare maggiore) e barocche.
Una delle più note chiese cremonesi è quella di S. Pietro al Po, edificata nel 1064, rifatta da Bernardino De Lera nel tardo Quattrocento e infine resa nelle forme attuali da Francesco Dattaro nel 1573. L’interno si presenta interamente decorato con affreschi di artisti cremonesi, da Antonio Campi, al Trotti, al Cattapane ecc. Tra le pale d’altare, notevoli soprattutto il Presepio di Bernardino Gatti e l’ancona di Lattanzio Gambara, un bresciano formatosi a contatto diretto coi Campi. Da non trascurare l’enorme, splendido affresco di Bernardino Gatti (1552) per l’ex Refettorio del monastero, ricco di 226 figure celebrate dagli antichi storici tra le più suggestive che si potessero ammirare a Cremona.
Nella grande piazza Marconi si trova il Palazzo dell’Arte, dove hanno sede la scuola internazionale di liuteria, il Museo Civico di Scienze Naturali e l’importante Museo "A. Stradivari", ricco di cimeli provenienti dalla bottega del più famoso liutaio cremonese, di cui si conserva un prezioso strumento del 1715 in Palazzo Comunale. Infatti è di antica tradizione la fabbricazione di strumenti musicali (violini, pianoforti), un tempo assai famosa per merito di valentissimi liutai (Stradivari, Amati, Guarneri).
Da visitare anche il Museo Civico Ala-Ponzone (il primo atto ufficiale delle raccolte fu nel 1876) ospitato nel Palazzo degli Affaiati che lo fecero costruire a Francesco Dattaro tra il 1561 e il 1570. Gli Affaiati, famiglia di banchieri di notorietà europea, raggiunsero l’apice della fortuna con Gian Carlo che, oltre ad essere il finanziere di Carlo V, salvò dall’assedio olandese la ricca città di Anversa (1542) meritandosi per questo dall’imperatore la donazione di cospicui possedimenti delle Fiandre. All’estinguersi della famiglia Affaiati, il Palazzo segnò tutta una serie di trasferimenti di proprietà fino agli Ugolani Dati che nel 1838 lo lasciarono ai Fatebenefratelli che lo trasformarono in Ospedale. Tale rimase fino al 1925 quando, acquistato dal Comune, fu adattato dapprima a sede delle civiche raccolte (1928) e poi della Biblioteca (1938).
La Pinacoteca, nelle cui sale sono rappresentati degnamente tutti i pittori cremonesi dei sec. XV-XVIII (Bonifacio e Benedetto Bembo, Boccaccio e Camillo Boccaccino, Bernardino e Gervasio Gatti), offre una visione di opere di scuola italiana (Caravaggio, Filippo Mazzola, Bernardo Strozzi, ecc.) e straniera (Jan Provost, Hendrik met de Bles). Anche la pittura moderna è degnamente rappresentata con opere di Giuseppe Dotti, Giovanni Segantini, Emilio Gola e Antonio Mancini.
La bella chiesa romanica di S. Michele (XII sec.) è tra le più antiche della città fu restaurata nell'800; al suo interno, a tre navate su colonne, si possono ammirare dipinti dei Bembo e dei Campi. A circa tre chilometri a sud-est della città, fuori porta Romana, la chiesa di S. Sigismondo. Sorge sul luogo dove avvennero le nozze Sforza-Visconti nel 1441 e fu proprio per volontà della duchessa Bianca Maria che nel 1463 venne posta la prima pietra dell’edificio; solo nel 1492 si dava però inizio all’erezione della facciata e dal 1535 in poi, prendeva l’avvio una delle più complete e affascinanti decorazioni affrescate del Cinquecento eseguite da Camillo Boccaccino, Giulio Campi e dei Gatti, il chiostro è dei primi del '500.
A Casalbuttano, 14 Km. a nord, centro agricolo di antico insediamento romano, nella piazza principale si può ammirare la chiesa di S. Giorgio della prima metà del seicento.
A Castelleone, che sorse nel XII secolo con funzioni di borgo fortificato,  si trova il Santuario della Madonna della Misericordia (1515-1525), la parrocchiale dei SS. Giacomo e Filippo (1517-1551) costruita da Agostino de' Fondutis, sulla strada per Salvirola si erge solitaria la chiesa di S. Maria di Bressanoro (842) il cui interno è impreziosito da due interessanti palinsesti  pittorici: gli "episodi della vita di Cristo" e gli "episodi della vita della Madonna".Nella gastronomia e nei piatti tipici, la fanno da padrone il torrone e la mostarda di frutta e verdura candita; poi ci sono i tortelli di zucca; i "marubini", specie di ravioli e ogni sorta di insaccati di maiale tra cui il cotechino alla vaniglia e il salame all'aglio.

Lecco

 è situata all'estremità sud-orientale del lago di Como. Costruita su una breve pianura alluvionale all'uscita dal lago del fiume Adda, che subito dopo forma il laghetto di Garlate, in un paesaggio reso qua e là aspro dalle rocce calcaree delle Prealpi. Nodo stradale, scalo lacuale e centro di sport nautici, è infine stazione turistica e centro escursionistico. Patria di Antonio Stoppani (1824-1891) e Antonio Ghislanzoni (1824-1893).
La prima notizia della città, sorta su un luogo abitato da millenni come testimoniano reperti di tombe preromane e iscrizioni e are votive romane, è data da una lapide cristiana del 535, relativa probabilmente a una pieve (secondo alcuni sarebbe la romana Leuceris), fu centro goto, bizantino e longobardo. Fu tra il IX e il X sec. contea soggetta a una famiglia discendente da Guido da Spoleto (come è attestato da un documento dell'845). Estintasi la famiglia, e smembratasi la contea, Lecco fu soggetta all'arcivescovo di Milano. La popolazione seguì la politica di Milano, appoggiandola contro Como e contro il Barbarossa (XII sec.); poi contado sotto il dominio franco, quando per la prima volta, nell'845, un documento la nominò come Leuco. Ebbe propri ordinamenti nel secolo XIII, ma nel 1296 fu devastata dai Visconti e nel 1335 sottomessa da Azzone, che fece costruire il ponte fortificato sull'Adda (oggi Ponte Vecchio), lungo l'importante itinerario che conduceva verso i paesi transalpini. Seguì sempre le sorti del ducato di Milano, tranne un periodo di occupazione veneziana dal 1428 al 1452 e un periodo in cui si resse come contea autonoma sotto il condottiero Medeghino (G. G. Medici) [1528-1532]. Caposaldo del sistema difensivo spagnolo del Milanese (XVII sec.), perse la sua importanza militare dopo lo smantellamento delle fortificazioni compiuto dagli Austriaci (1782). Nel 1799 i Francesi vi resistettero per qualche tempo all'assedio austriaco. La cittadinanza partecipò poi ai moti del 1848 in concomitanza con le Cinque giornate di Milano e nel 1859 Lecco entrò a far parte del Regno sardo.

Itinerari Culturali
Il centro storico mostra un aspetto prevalentemente ottocentesco. Pregevoli le raccolte del Museo civico, suddiviso in tre sedi: la Torre Viscontea (ciò che rimane del castello), dov'è ospitato il Museo del Risorgimento e della Resistenza; il settecentesco Palazzo Belgioioso, con le sezioni archeologica e naturalistica; la Villa Manzoni, del XVIII sec., dove Alessandro Manzoni soggiornò a lungo (tomba di Pietro Manzoni, padre dello scrittore,che ospita la Galleria comunale d'arte (pittura lombarda del XVII-XX secolo) e le sale manzoniane, con documentazione su Alessandro Manzoni, che ambientò nel territorio lecchese I Promessi Sposi.
Conserva un antico ponte sull'Adda, eretto da Azzone Visconti (1336-1338, restaurato), e una torre medievale (Museo storico), resto della rocca viscontea restaurata nel 1932. Notevoli inoltre la parrocchiale di San Nicolò, del XIX sec., con campanile poligonale alto 96 m., il neoclassico Teatro Sociale (1844) e il moderno santuario della Madonna della Vittoria.
Notevole l'attività turistica, nei centri lariani e montani come Ballabio e i Piani Resinelli, oppure ai Piani d'Erna salendo da Malnago per funivia.

Civate si trova vicino al Lago Annone, paese di origine longobarda è allo sbocco della Valle dell'Oro e dove si può visitare la basilica di S. Pietro al Monte. Tra i più importanti monumenti romanici in Lombardia, sorge sulle pendici del monte Cornizzolo. Risale alla seconda metà del sec. XI ma la tradizione vuole che sia stato il longobardo Desiderio a farlo erigere. All'interno affreschi e stucchi dei sec. XI e XII.
A Calolziocorte, Maggianico nella cui parrocchiale sono conservati dipinti del Luini e di Gaudenzio Ferrari.
A Vancurago per visitare i ruderi di un castello tradizionalmente ritenuto quello dell'Innominato dell'opera manzoniana "I Promessi Sposi".

Lodi

La città sorge nella bassa Pianura Padana, sulla riva destra dell'Adda. Fu fondata, per motivi strategici, nel 1158 da Federico I di Svevia, detto il Barbarossa, con il nome di Laus Nova, a breve distanza da Laus Pompeia (di origini gallico-romane, oggi Lodi Vecchio), godette di notevoli privilegi garantiti dal Barbarossa e conseguì l'autonomia comunale nel 1183. Indebolita da varie dominazioni signorili nel XIII-XV secolo, fu annessa nel 1449 dagli Sforza al Ducato di Milano, di cui da allora seguì le sorti politiche.

Itinerari Culturali
La città conserva nel centro storico, ancora in parte cinto dalle mura di origini medievali, alcuni notevoli monumenti, quali il Duomo (che si erge sull'ampia, porticata e acciottolata piazza della Vittoria) attiguo è il Broletto duecentesco, in parte trasformato; la chiesa gotica di San Francesco, del XIII secolo; il Santuario dell'Incoronata (1488-1503), dovuto a Giovanni Battagio e a Gian Giacomo Dolcebuono, rivestito da affreschi, in parte dei pittori lodigiani Piazza (nel sottostante Museo dell'Incoronata sono ospitati codici miniati e oreficeria); l'Ospedale Maggiore, con chiostro cinquecentesco e facciata del Piermarini (1792); la chiesa di S. Cristoforo, il cui fu progettato da Pellegrino Tibaldi.
Il Museo Civico comprende la Pinacoteca e una ricca collezione di maioliche artistiche locali dal Seicento all'Ottocento, nello stile "vecchia Lodi"; il Museo Diocesiano d'Arte Sacra espone opere di pittura e scultura del XV-XVIII secolo.
Oltre l'Adda sorge la basilica di San Bassiano, in cotto, romanico (sec. XIII-XIV), di origini paleocristiane, con trasformazioni gotiche e affreschi del Trecento.
La chiesa s'innalza nel paesino di Lodi vecchio là dove era Laus Pompeia, già florida al tempo dei romani e distrutta dai milanesi nel 1158 durante le feroci lotte comunali aizzate dal Barbarossa. Fu poi lo stesso imperatore a far ricostruire Lodi e in segno di riconoscenza i lodigiani gli dedicarono la statua che si trova sul prospetto del battistero, a fianco di Cneo Pompeo Strabone, benefattore dell'antica Laus Pompeia.

Duomo. Di Costruzione romanica (1160) ha una facciata che rivela, coi numerosi interventi gotici e rinascimentali, la sua tribolata elaborazione. Di antico e prezioso, infatti, vi sono rimasti i rilievi del portale preceduto da protiro e sormontato dal bel rosone, mentre la statua di S. Bassiano, che troneggia in alto, è copia dell'originale conservato all'interno, sul suo lato destro si trova l'enorme campanile rimasto incompiuto.
All'interno vi si trovano possenti pilastroni di pretto gusto romanico e concluso da presbiterio sopraelevato sulle tre navate. Vi sono alcuni monumenti funebri cinquecenteschi; resti di antichi affreschi su alcuni pilastri come i polittici di Callisto e di Martino Piazza nella prima cappella destra, un Giudizio Universale del XIII secolo nella quarta cappella destra, affreschi votivi sul parapetto del presbiterio dove si trova anche la più preziosa scultura del tempio (Ultima Cena).
Chiesa dell'Incoronata. Perla del Rinascimento lombardo fu progettata dal lodigiano Giovanni Battagio nel 1488, proseguita poi da Giovanni Dolcebuono ed infine ripresa e rimaneggiata.
L'interno è tutto un brillare d'arabeschi d'oro emergenti su fondi blu intenso; una "Incoronazione della Vergine" del 1519 di Albertino; ma il pezzo forte sono le quattro tele del Bergognone, poste sulle pareti della cappella di S. Paolo ("Annunciazione", "La Presentazione al Tempio", la "Visitazione" e l'"Adorazione dei Magi").
San Francesco. L'opera è un grandioso tempio ogivale fatto costruire fra il 1280 e il 1290 dalla famiglia Fissiraga. Nell'interno i pilastroni, le pareti e le volte delle navate sono come una mostra di affreschi (soprattutto votivi), per gran parte eseguiti da maestri lodigiani e lombardi del 1300 e 1400. Possiamo così ammirare al sesto pilone destro un "Battesimo di Gesù" (sec. XIV) attribuito a Taddeo da Lodi; i Santi vescovi Paolo e Giacomo (sec. XV) al settimo pilone sinistro; un S. Giovanni Battista, attribuito ad Antonio da Lodi (1373) al sesto pilone sinistro.
Museo Civico. Ha sede nel settecentesco ex convento di S. Filippo, in corso Umberto 63. Comprende una sezione archeologica con materiale preromano e romano; una sezione di ceramiche con saggi dal '600 all'800; una sezione di storia risorgimentale. La Pinacoteca con affreschi staccati dei sec. XIV e XV, affreschi di Giovanni e Matteo Della Chiesa e di altri vari dipinti di Cesare da Sesto e Callisto Piazza.

Ad Abbadia Cerreto si trova la chiesa di S. Pietro (sec. XII-XV), edificio romanico lombardo nel cui interno si può ammirare una grande tela di Callisto Piazza.

Mantova

 sorge in un settore molto fertile della bassa Pianura Padana e si estende su una penisola fra i laghi Superiore, di Mezzo e Inferiore, formati dal fiume Mincio, affluente del non lontano Po.
Questa città insulare fondata, secondo la leggenda, dall'indovina Tebe Manto, ha in realtà un' origine etrusca, l'antica Mantua (così chiamata dai romani) fu un piccolo centro fortificato, situato probabilmente sull'area che venne poi occupata dalla città alto-medievale, all'estremità nord-est dell'attuale centro abitato.
Terminato il lungo periodo delle invasioni barbariche, nel X secolo divenne dominio dei Canossa, quindi, dalla prima metà del XII secolo, si diede ordinamenti comunali e poté espandersi verso sud grazie a una grandiosa opera idraulica, che nel 1190 limitò e mutò le vicine paludi, formate dal Mincio, in quattro laghi. La seconda linea di mura, eretta a sud della prima, servì a difendere la città, resa ormai insulare dallo scavo del Rio, il canale, ancora parzialmente esistente, che, attraversando l'abitato, univa il Lago Superiore all'Inferiore e sulla cui riva fu costruito il porto Catena.
Il passaggio dal Comune alla Signoria si ha con la conquista del potere (1272) da parte di Pinamonte Bonacolsi, che l'ebbe in signoria fino al 1328, quando iniziò l'era dei Gonzaga, durata quasi quattro secoli, durante la quale la città divenne uno dei massimi centri d'arte d'Italia. Continuava intanto una graduale espansione verso sud che portò Mantova a dotarsi di una terza linea di mura, all'altezza dell'attuale viale Risorgimento. I Gonzaga, marchesi dal 1433, duchi dal 1530 vi crearono una vastissima e fastosa corte che ospitò grandi artisti, fra cui Pisanello, Leon Battista Alberti, Mantegna, Giulio Romano. Una guerra di successione, un saccheggio ad opera di eserciti mercenari stranieri (1630) e la peste provocarono tuttavia il declino di Mantova e la condussero sotto il dominio dell'Austria (1707). Durante questa dominazione, venne trasformata in una delle città-fortezze del Quadrilatero, fino al 1866.
Il vasto centro storico, detto di Paiolo, ormai ritornato palude, fu affiancato a sud dai quartieri moderni, di estensione relativamente limitata, solo all'inizio del Novecento.

Itinerari Culturali
I principali monumenti del passato sono conservati soprattutto nelle due prime aree murate. Spicca il Palazzo Ducale, formato da numerosi edifici costruiti fra il XIII e il XVIII secolo, che si affacciano in parte sulla vasta piazza Sordello e che racchiudono giardini e piazze interne.
Notevoli sono anche il complesso medievale di piazza delle Erbe, che riunisce la romanica Rotonda di San Lorenzo (XI secolo), il duecentesco Palazzo della Ragione, fiancheggiato dalla Torre dell'Orologio (1473) e il Palazzo del Podestà (XII-XV secolo); il Duomo, con facciata settecentesca; le chiese, su progetto di Leon Battista Alberti, di San Sebastiano (1460) e Sant'Andrea (1472-1699); la casa di Andrea Mantegna (1476); il Palazzo Te (1525-1535), situato oltre la terza linea di mura; il Museo civico, con sezioni d'arte egizia, moderna e di numismatica; il Palazzo d'Arco, neoclassico (1782-84), con ambienti dal pregevole arredo; il Teatro Scientifico o accademico; il seicentesco Palazzo Valenti e la quattrocentesca casa Andreasi; il Museo del Risorgimento e infine, il Museo diocesano nella grande piazza Virgiliana aperta sul lago di Mezzo.

Duomo. Di origine medievale, conserva un massiccio campanile romanico, resti gotici sul fianco destro e fu ricostruito nel XVI secolo. La facciata si ispira alla tradizione barocca romana; l'armonioso interno, opera di di Giulio Romano (1545), è a cinque navate. Nella navata destra, un sarcofago paleocristiano del V sec. e cappella battesimale gotica con resti di affreschi del Trecento. La cappella dell'Incoronata è opera probabile di Luca Fancelli (1480).
Il Palazzo Ducale sorge nel nucleo più antico della città, nella zona privilegiata, cioè nella parte alta per preservarla dalle inondazioni.
La parte più antica della reggia è quella prospiciente piazza Sordello, in cui si innalzano le facciate gotiche della Magna Domus e del più imponente palazzo del Capitano, sede dei Bonacolsi che, come già detto, furono i primi signori della città.
Al suo interno è custodito un notevole patrimonio d'arte, che comprende fra l'altro un ciclo pittorico del Pisanello (prima metà del Quattrocento), affreschi di Giulio Romano, una pala di Rubens (1605)
L'aspetto più suggestivo e interessante della reggia consiste nel susseguirsi interminabile di sale preziosamente decorate che danno l'idea del fasto raggiunto dalla corte dei Gonzaga. Vogliamo qui citarne solo alcune come la Sala del Labirinto e il Salone dei Fiumi.
Lo scalone detto di Enea porta dal "salone di Manto" al castello di San Giorgio, l'ambiente di maggior interesse è la famosissima "camera degli sposi" o Camera picta, dipinta da Andrea Mantegna tra il 1465 e il 1474, in onore di Ludovico e di Barbara di Brandeburgo.
Il Castello di S. Giorgio è, come già detto, incorporato nel complesso di Palazzo Ducale. Eretto alla fine del '300 da Bartolino da Novara, ha quattro torri angolari merlate ed è cinto da un ampio e profondo fossato. Domina, in posizione scenografica, il passaggio tra lago di Mezzo e lago Inferiore
Nel Palazzo del Podestà (sec. XIII)  è stato allestito un piccolo museo dedicato al grande pilota automobilistico Tazio Nuvolari, nato a Mantova. Il palazzo, rimaneggiato nel '400, ha la fronte sull'attigua piazza Broletto, e reca dentro una nicchia una statua di Virgilio in cattedra (sec. XIII). All'angolo, le due trifore e la loggia sopra il voltone sono ciò che resta dell'Arengario.
Il Teatro Scientifico o Accademico è opera di Giuseppe Piermarini (1771-1775). La sala, considerata un gioiello dell'architettura teatrale barocca, è opera dell'architetto Antonio Galli Bibiena (1769). Al piano superiore si trova la Biblioteca con pregevoli edizioni virgiliane e una raccolta di ferri chirurgici del '700.
Il Museo diocesano "Francesco Gonzaga"è sistemato al primo piano dell'ex monastero di S. Agnese. Al suo interno opere pittoriche del XV e XVI secolo, oreficerie sacre dal tesoro del Duomo e della basilica di S.Barbara, armature del '400 e del '500 e documenti storico-artistici provenienti da parrocchie del mantovano.
Museo del Risorgimento. Nelle sue quattro sale conserva resti di antichi affreschi e raccoglie cimeli e documenti, soprattutto relativi all'episodio dei martiri di Belfiore.
Palazzo Te. Il nome di questa grandiosa villa deriva da quello antico della località (tejeto, luogo di capanne) e costituisce una delle meglio conservate testimonianze dell'architettura del '500. Disegnato e suggestivamente decorato da Giulio Romano per Federico II Gonzaga, è costituita da quattro bassi corpi chiusi intorno ad un cortile; all'interno, le sale hanno una fastosa decorazione e diversi affreschi opere dovute in gran parte da Giulio Romano e ai suoi allievi. Di particolare interesse, la Sala di Psiche, la Sala dei Giganti e la Loggia di Davide, luminoso elemento di collegamento tra il cortile d'onore e il giardino. L'edificio ospita anche il Museo Civico, suddiviso in sezioni con i nomi delle varie donazioni.
Sant'Andrea (1472-1699). Eretta su disegno di Leon Battista Alberti fu completata in due riprese tra il 1597-1600 e il 1697-1699; tra il 1732 e il 1765 vi fu aggiunta la cupola su disegno di Filippo Juvara. Sul lato sinistro della facciata, di impronta classica, si erge il campanile, gotico (1413) con grandi trifore. Il vasto interno è a navata unica dalla volta a botte, con transetto. Notiamo una magnifica cripta (1472) di Leon Battista Alberti; nelle cappelle, affreschi e pale d'altare di pittori del '500; la prima a sinistra è la cappella funeraria di Andrea Mantegna, tomba del pittore con busto in bronzo e dipinti alle pareti di scuola del Mantegna. Nel battistero, affreschi dei sec. XV-XVI staccati dal vestibolo della basilica.
San Sebastiano. La chiesa, di classica bellezza nella sobrietà delle sue linee, fu eretta dal 1460 su disegno di Leon Battista Alberti, la facciata è stata parzialmente alterata dai restauri effettuati nel 1925. All'interno si trova il monumento ai Martiri di Belfiore. Importante il turismo artistico-culturale, nel capoluogo con escursioni in motonave sul Lago di Mezzo, sul lago Inferiore e lungo il corso del Mincio, attraverso il Parco del Mincio. Il Parco Regionale del Mincio si stende per un totale di quasi 170 Km² e di cui fanno parte 13 comuni, in un'area compresa il Garda e il Po. Istituito nel 1984 include le riserve naturali delle Valli del Mincio e di Castellaro Lagusello, presso Goito si trova il Centro Parco delle Bertone.
Il Santuario di Santa Maria delle Grazie, si trova all'interno del Parco del Mincio ed è circondato da un vasto canneto. Fu edificato tra il 1399 e il 1406.
A Goito, patria di Sordello, borgo situato all'interno del Parco del Mincio, troviamo la basilica barocca di San Pietro (1729), opera di Giovanni Maria Borsotto.
A Villimpenta, il castello scaligero che conserva due delle torri originali.
A Grazie di Curtatone, si svolge la Fiera di Ferragosto con raduno dei madonnari sul sagrato del santuario di Santa Maria delle Grazie.La cucina mantovana si presenta come un misto di lombardo ed emiliano. Tra le specialità vanno ricordati i tortelli di zucca, gli "agnoli" dei Gonzaga, il risotto alla mantovana, la pasta con fagioli e salsicce. Tra i dolci la "brisolona", i "busolati" e tra i vini DOC troviamo il Colli Morenici, Lambrusco Mantovano ecc.

Milano

 è situata nel cuore della fertile pianura padana, tra i fiumi Ticino ad ovest, Adda a est e tra le Prealpi Lombarde a nord e il fiume Po a sud; punto d'incontro naturale delle grandi vie di comunicazione internazionali e interne, transalpine e pedemontane, Milano gode di una posizione geografica privilegiata che è all'origine del suo straordinario sviluppo economico. Il clima è continentale, con estati calde e inverni freddi, umidi e nebbiosi. La piovosità, distribuita in tutti i mesi dell'anno, registra punte massime in autunno e primavera. Intorno alla città si trovano Oasi, Parchi (Parco del Ticino e Parco Sud) e Riserve.
La città, che presenta una caratteristica pianta monocentrica, fu fondata dai Galli Insubri in una data incerta che varia dalla fine del VI sec. a.C., all’inizio del IV sec. a.C.; corrisponderebbe all'anno della distruzione di due importanti città della potenza etrusca, Veio a sud e Melpum a nord (396 a.C.). Sulle diverse etimologie del nome Mediolanum o Mediolanium (delle quali la più comune è "la città tra i due fiumi", cioè Lambro e Olona o Seveso), sembra prevalere quella che, basandosi sul confronto con altre località omonime, lo considera un termine dell'area celtica, derivato dalle radici medio e lan, corrispondente al latino planus, che indicherebbe il "luogo di mezzo in pianura".
La città, che all'inizio doveva essere una borgata sprovvista di mura, mentre favorì la sia pur lenta formazione di una civiltà gallo-etrusca, divenne la base degli Insubri per rapide incursioni in tutta la penisola. Se ne preoccuparono i Romani che, nel corso di diverse spedizioni nella pianura padana, assoggettarono assieme alle altre tribù galliche anche gli Insubri e occuparono Milano con Cneo Cornelio Scipione nel 222 a.C. La discesa di Annibale in Italia (218) le restituì la libertà per un breve periodo; passò, quindi, definitivamente sotto la dominazione romana, dopo che gli Insubri furono sconfitti da Valerio Flacco nei dintorni della città stessa (194 a.C.). Con i patti del 191 a.C., suggellati da un'alleanza (foedus), Milano iniziò la sua ascesa nell'ambito del mondo romano. La colonizzazione con agricoltori latini, l'istituzione di mercati, la bonifica e la centuriazione delle terre, l'introduzione di nuove colture aggiunte alla sua felice posizione geografica le procurarono un'invidiabile prosperità e un posto importante fra le città della Transpadana. Con la Lex Pompeia (89 a.C.) Milano ottenne lo statuto di colonia latina; nel 49 a.C., in virtù della Lex Roscia, ricevette, insieme con altri centri della Cisalpina, la cittadinanza romana e di conseguenza fu eretta a municipium civium Romanorum.
Non sono molti, dopo l'intenso rinnovamento della città, i resti dell'abitato di epoca antica. Accanto alle già note tracce di un teatro di età augustea, un'aula absidata di epoca flavia e alle sedici colonne di fronte alla basilica di San Lorenzo, risalenti a un tempio del II sec. d.C., i lavori della metropolitana hanno consentito un'esplorazione del sottosuolo della città e l'identificazione di alcuni siti  dell'insediamento romano. Nessuna traccia invece è stata rinvenuta dell'impianto urbanistico celtico. Il foro è stato definitivamente indicato nell'area di Piazza San Sepolcro; localizzati in Via Croce Rossa l'alveo di un fiume e una piccola necropoli, un avanzo dell'arena è stato ritrovato in Via De Amicis.
Il palazzo imperiale di Massimino, che fece di Milano la sua capitale, è stato localizzato tra Corso Magenta e Via Torino; dello stesso periodo è una strada pavimentata rinvenuta nel sottosuolo di Piazza del Duomo. Le terme dell'imperatore sono state rinvenute in Via Brisa e le cosiddette "terme erculee", aperte al pubblico, nelle vicinanze di Via Larga. L'unica torre superstite delle mura è inclusa nell'edificio del Museo archeologico di Corso Magenta; uno dei grandi "horrea" in Via dei Bossi, per l'ammasso del grano. Resti del battistero ottagonale, voluto da Sant’Ambrogio, sono visibili sotto la gradinata del
Duomo. La principale scoperta è comunque avvenuta in Via Lamarmora, dove, accanto al teatro Carcano, è stato riportato alla luce il basamento dell'arco trionfale che, dalla Via Emilia, immetteva al centro della città attraverso il Corso di Porta Romana. L'arco, noto attraverso le fonti letterarie e la toponomastica antica (nel Seicento sorgeva in quest'area l'ospedale di San Lazzaro all'Arco), era quadrifronte o tetrapilo, databile alla seconda metà del IV sec. d.C.
La strada, larga complessivamente trenta metri, si presentava fiancheggiata da portici continui a colonnato centrale, costituiva così il monumentale ingresso alla città la cui porta principale, a chi provenisse da Roma, si apriva nell'area di Piazza Missori.
Tra le sculture, notevoli una statua di Artemide, ritratti imperiali, tra cui la testa dell'imperatore Massimino il Trace, alcune stele funerarie e sarcofagi in gran parte accolti nel rinnovato Museo archeologico.
Il più insigne monumento di Milano paleocristiana tuttora esistente è l'imponente basilica di San Lorenzo, fondata nel 350 circa. Paleocristiani sono pure il Sacello di San Vittore in Ciel d'oro del IV sec., annesso alla basilica di Sant'Ambrogio, e le chiese di San Nazaro (basilica Apostolorum) e San Simpliciano (basilica Virginum). Del IX sec. è San Vincenzo in Prato, ancora integro nella struttura delle navate. La città si rivela così uno dei più ricchi centri italiani d'arte tardo-antica, paleocristiana e protoromanica, mentre nel XII sec. vi matura quel romanico-lombardo divenuto esemplare come la più alta espressione di razionalità espressa dall'Europa dopo la caduta dell'Impero.
San Celso, Sant'Eustorgio, Sant'Eufemia, San Babila, Santa Maria la Rossa, San Sepolcro, San Maurizio, San Calimero e Sant'Ambrogio sono i titoli delle chiese ancora superstiti, alcune quasi irriconoscibili per le modifiche e le giunte, altre ripristinate.
Nella prima metà del Quattrocento crebbe il Castello Sforzesco e sorsero il Palazzo Borromeo, del quale sopravvivono, dopo l'ultima guerra, pochi resti di muratura e i noti affreschi della "sala dei giochi", l'Ospedale Maggiore, detto "Ca' Granda", su progetto del Filarete, e la cappella Portinari in Sant'Eustorgio con gli affreschi del Foppa.
Nella seconda metà del secolo trionfò il gusto rinascimentale lombardo, caratterizzato dalla pittoresca decorazione ma già sensibile alla monumentalità di Bramante, lungamente operoso nella città. Si ricordano San Fedele, San Pietro in Gessate, Santa Maria del Carmine, Santa Maria Incoronata, Santa Maria presso San Satiro (Bramante), Santa Maria delle Grazie (Bramante e Solari), la canonica e i chiostri di Sant'Ambrogio (Bramante) e quelli di Sant'Eustorgio. San Maurizio al Monastero Maggiore (con gli affreschi di Benardino Luini) e la cappella Trivulzio. Santa Maria presso San Celso e Santa Maria della Passione sono le architetture più espressive di questo classicismo lombardo. In questo lungo periodo gli altari e le volte delle chiese si arricchirono di pale e di affreschi caratterizzati dal morbido plasticismo luministico creato dal Foppa e destinato a incontrarsi con l'opera di Leonardo, lungamente attivo a Milano, dove nacquero la "Vergine delle rocce", oggi al Louvre, e il "Cenacolo" nel refettorio di Santa Maria delle Grazie. Si ricordano anche il Bergognone, il già citato Bernardino Luini e Gaudenzio Ferrari, che esercitò una grande influenza sui pittori del periodo successivo, dal Lomazzo al Cerano.
Col dominio spagnolo sorse la munitissima cerchia dei bastioni, ed ebbe inizio un largo rimaneggiamento architettonico-edilizio: molti dei monumenti milanesi superstiti appartengono a questo tempo, dal palazzo dei Giureconsulti del Seregni, autore anche della certosa di Garegnano, al palazzo Marino (oggi municipio) di Galeazzo Alessi, al Collegio elvetico del Mangone, al palazzo di Brera di Francesco Maria Richini. Nella seconda metà del Settecento si affermò l'opera neoclassica di G. Piermarini coi palazzi Belgioioso, Greppi e Reale e con il teatro alla Scala; nacquero la Villa Reale del Pollack e il Palazzo Serbelloni di Simone Cantoni. Il periodo napoleonico fu monumentale nei propilei di Porta Ticinese e nell'Arco della Pace di Luigi Cagnola. Uno dei personaggi più rappresentativo dell'eclettismo dell’ottocento fu Giuseppe Mengoni, con la galleria Vittorio Emanuele II e la sistemazione di piazza del Duomo. Nello stile liberty sono invece il Palazzo Castiglioni del Sommaruga e la Stazione Centrale inaugurata nel 1931, su progetto di U. Stacchini.

Itinerari Culturali
Da visitare: il Duomo e il museo del Duomo, la pinacoteca di Brera e la pinacoteca Ambrosiana, il museo teatrale della Scala, il museo Poldi Pezzoli, il Civico museo del Risorgimento, il Museo Civico di Storia Contemporanea, la Galleria d’Arte Moderna, Civico museo Archeologico, Santa Maria delle Grazie (Cenacolo di Leonardo), Museo Nazionale della Scienza e della Tecnica "Leonardo da Vinci", i Civici Musei del Castello. All’interno del Castello sono ospitate alcune delle principali istituzioni culturali del Comune di Milano: le Civiche raccolte d’arte, la Biblioteca d’arte, il Civico archivio fotografico, il Museo degli strumenti musicali, la Pinacoteca Civica, la Civica biblioteca numismatica e archeologica, la Raccolta delle stampe Achille Bertarelli, l’Archivio storico civico ed infine, le sezioni dedicate all’Egitto e alla preistoria del Civico museo archeologico.
Non meno importanti, nella vita culturale della città, sono le biblioteche. La più antica è l'Ambrosiana, aperta al pubblico nel 1609; seconda in ordine di tempo la Biblioteca di Brera o Braidense, aperta nel 1786, e la Trivulziana sorta su un nucleo quattrocentesco del Trivulzio. Di origine più recente (1890), la Comunale, situata a Palazzo Sormani. Fra le altre sono da ricordare le biblioteche del Museo del Risorgimento, del Conservatorio di musica, del Centro nazionale di studi manzoniani e dell'ISPI (Istituto per gli studi di politica internazionale).
Altro fiore all’occhiello sono i teatri: il salone Margherita e il teatro delle Commedie (XVI e il XVII sec), ambedue eretti nei cortili dell'attuale Palazzo Reale furono più volte distrutti e riedificati con vari nomi, fu inaugurato nel 1778 il nuovo teatro alla Scala cui si affiancarono il teatro della Cannobiana (1779), il teatro dei Filodrammatici (1800), il teatro Carcano (1803), il teatro Re (1813) e il teatro Fiando, poi Gerolamo(1815). Nel tardo Ottocento svolsero un'importante attività teatrale il Lirico, sorto nel 1894 sull'area del teatro della Cannobiana, il teatro della Commedia (1872), poi Manzoni, l'Olimpia (1899), distrutto nel 1943. Nel periodo fra le due guerre spiccava l'attività del teatro Odeon (1928), cui si aggiunse nel 1938 il Teatro Nuovo, ancor oggi tra i più frequentati teatri milanesi, assieme al Piccolo Teatro (1947), al teatro di Via Manzoni (1950), che dal 1963 ha preso il nome di teatro di via Manzoni "Renato Simoni".
Numerose sono le istituzioni culturali: Università di Stato (1924), Politecnico (1863), Università Cattolica del Sacro Cuore (1921), Università Commerciale "Luigi Bocconi" (1902), Accademia di belle arti, Osservatorio Astronomico di Brera.
Milano è patria di numerosi uomini illustri; gli scrittori e letterati Alessandro Manzoni, Giovanni Berchet, Pietro e Alessandro Verri, Cesare Beccaria, Carlo Cattaneo, Carlo Maria Maggi, Giulio Carcano, Carlo Porta, Emilio De Marchi; i patrioti Pietro Borsieri, Federico Confalonieri, Luciano Manara, A. Sciesa, Carlo Tenca, Cesare Correnti; i matematici e scienziati Bonaventura Cavalieri, P. Frisi, B. Oriani, Maria Gaetana Agnesi, Carlo ed Enrico Forlanini; i pittori, architetti o scultori: Giovan Antonio Boltraffio, Andrea Appiani, Luigi Cagnola, Gerolamo e Domenico Induno, Emilio Gola, Filippo Carcano, Luca Beltrami, Gio Ponti.

Ad Abbiategrasso, lambita dalle tranquille acque del Naviglio Grande, si può visitare: la chiesa di Santa Maria Nuova, di nobile architettura rinascimentale (1497) fu l'ultima opera di Donato Bramante; il castello, che fu eretto nella seconda metà del XIII secolo e che, dell'originaria struttura, rimangono bifore e resti di una torre (sede del Museo Storico e Archeologico).

A Morimondo per l'omonima abbazia. Fondata nel 1136 dai Cistercensi provenienti dal monastero francese di Morimond, fu uno dei capisaldi della valorizzazione agricola del territorio. La chiesa, ben conservata, costruita tutta in laterizio tra il 1182 e il 1292, al suo interno, a tre navate su pilastri con volte a crociera, a destra acquasantiera del '300 e, alla parete della navata, affresco di Bernardino Luini; coro ligneo intagliato del 1522.Non si può parlare di Milano senza pensare anche al panettone. Secondo Francesco Cherubini, autore del più ponderoso "Vocabolario milanese-italiano", panattòn è un "pane di frumento addobbato con burro, uova, zucchero e uva passerina (ughett) o sultana, che intersecato a mandorla quando è pasta, cotto che sia risulta a molti cornetti".

Pavia

 è situata nella bassa Pianura Padana sulla sponda sinistra del Ticino, entro l'area del Parco Regionale, che lambisce il suo centro storico.
Secondo la tradizione, furono le tribù di Lerici e Marici i primi abitanti della zona. Verso la fine del II secolo a.C. divenne municipio sotto Cesare con il nome "Ticinum"; il nome più tardo, Papia, deriva da quello di una tribù romana alla quale era stata associata. Agevolata in ogni sua attività dalla posizione al centro di un sistema di comunicazioni fluviali e stradali, nella Gallia cisalpina e verso la transalpina, fu conquistata dai Goti di Teodorico e questi la scelse come una delle sue capitali, l'abbellì e la fortificò e vi costruì, come a Verona e a Ravenna, una "palatium". Divenne poi capitale longobarda (572-774), e nel 774, dopo mesi di assedio, si arrese ai franchi di Carlo Magno. A Pavia, nella chiesa palatina di S. Michele, l'imperatore scendeva ad incoronarsi re d'Italia (Enrico II, Arduino d'Ivrea e Federico Barbarossa).
Alla metà del XII secolo va' situata la lotta delle città lombarde contro l'impero, nella quale Pavia si schierò con l'imperatore, ottenendo da Federico Barbarossa ampi privilegi e riconoscimenti della propria autonomia. Fu proprio in questo periodo che vengono eseguiti grandi opere di qualità artistiche di edifici religiosi: San Michele, San Giovanni in Borgo, San Teodoro, Santo Stefano, San Pietro in Ciel d'Oro sono alcune delle cadenti chiese altomedievali che vengono sottoposte ad una generale opera di rifacimento. Sono 130 le chiese elencate nel 1330 dallo storico pavese Opicino de' Canistris.
Dopo lunghi conflitti tra fazioni cittadine, nel 1359 divenne possesso dei Visconti di Milano, che iniziarono un periodo di rinnovamento urbanistico ed edilizio proseguito, dal 1454 in poi, dagli Sforza. Basti ricordare la Strada Nuova, Piazza Grande e il Castello, alla costruzione del quale collaborarono, tra il 1360 e il 1365, illustri architetti ai quali fu commissionata anche, dalla stessa famiglia signorile, un monumento funebre che fosse di inedita grandiosità. La cappella di famiglia fu concepita all'interno di una vastissima chiesa affidata ai Certosini.
Fondata nel 1396 da Gian Galeazzo Visconti e continuamente arricchita di decorazioni artistiche (Mantegazza, Procaccini, Solari, Perugino, Bergognone, Amadeo, Guercino), la Certosa di Pavia costituisce oggi un vero pregevole museo del barocco lombardo.
Nel 1525, nei suoi pressi l'esercito di Carlo V sconfisse i francesi di Francesco I e Pavia entrò nell'orbita spagnola insieme al Ducato di Milano, di cui seguì le sorti, fino all'inizio del Settecento, quando tutto il territorio passò all'Austria e quindi ai Savoia con Lomellina e Oltrepò (trattato di Worms, 1743).

Itinerari Culturali
Il nucleo storico, definito dai viali di circonvallazione, mostra chiaramente l'area del castrum romano rettangolare, al suo interno sono conservati i principali monumenti cittadini. Capolavori di architettura romanica sono la basilica di San Michele, la chiesa di San Pietro in Ciel d'oro e SanTeodoro. Il castello visconteo, ospita oggi il Museo civico e la Pinacoteca. Il Duomo con belle forme rinascimentali che rivelano la mano del Bramante, mentre la facciata e la cupola sono di fine Ottocento. Sulla vicina piazza della Vittoria, di creazione viscontea, sorge il Broletto, Palazzo Comunale del XII secolo, successivamente rimaneggiato.
Lungo Strada Nuova, che corre da nord a sud fin da quando era il cardo maximus della città romana, si affacciano il teatro Fraschini, o dei Quattro cavalieri, fondato nel 1771 e costruito su disegno di Antonio Galli Bibiena e il palazzo dell'Università, con cinque cortili, iniziato dagli Sforza nel 1485 ma rifatto da Giuseppe Piermarini e da Leopold Pollack nella seconda metà del Settecento, al tempo di Maria Teresa d'Austria, e terminato nell'Ottocento. Sulla riva destra del fiume si apre il Borgo Ticino, dove si trova la chiesa romanica di Santa Maria in Betlem, parzialmente restaurata; antico insediamento di pescatori e battellieri, Borgo Ticino è collegato al centro storico dal noto Ponte Coperto, andato distrutto nei bombardamenti aerei del 1944 e ricostruito nel dopoguerra sul medesimo disegno.

La basilica di San Michele è di fondazione longobarda e fu ricostruita verso la metà del XII secolo. Vi ebbero luogo varie incoronazioni di re e di imperatori tra cui Federico I detto il Barbarossa. L'interno ha una struttura a tre navate su pilastri, si possono ammirare: nella cappella a destra del presbiterio, un Crocifisso in lamina d'argento (sec. X); l'altare maggiore è ornato di rilievi di maestri campionesi (1383); nel catino dell'abside un affresco (Incoronazione della Vergine) della fine XV secolo; cripta a tre navate su colonnine.
San Pietro in Ciel d'Oro. Iniziata nel 1117 e consacrata nel 1132, in seguito parzialmente ricostruita. Il suo interno accoglie, sopra l'altare maggiore, la gotica arca di sant'Agostino (1362) in cui si ritiene siano contenute le spoglie del santo filosofo, secondo la tradizione, portate da Ippona a Cagliari e da qui a Pavia dal re longobardo Liutprando nell'VIII secolo; nella cripta sono conservate le ossa di Severino Boezio, il filosofo romano  consigliere di re Teodorico e da questi fatto uccidere nel 524 con l'accusa di tradimento.
Castello Visconteo. Iniziato nel 1360 da Galeazzo II, è un grande edificio quadrilatero in laterizi, con torrioni angolari, due ordini di bifore gotiche e merlature. Notevole il vasto e bel cortile a portici e logge e decorazioni in cotto. Al suo interno numerose sale ospitano il Museo Civico con la sezione Archeologica romanica e altomedievale, il museo di scultura, e la Pinacoteca Malaspina ove si possono ammirare le opere dal XII secolo ai primi del '600 con dipinti del Foppa, Boltraffio, Bergognone, Giambono, Giovanni Bellini, Buttinone e
Correggio.
Il Duomo, iniziato nel 1488 su disegno di Cristoforo Rocchi, Giovanni Antonio Amadeo e Gian Giacomo Dolcebuono. Intervennero nel corso dei lavori (1490), che si protrassero per quasi tutto il XVI secolo, Bramate, Leonardo da Vinci e Francesco di Giorgio. La costruzione è a pianta centrale, il suo interno è un complesso organismo a croce greca, con un vasto corpo centrale sormontata da una grandiosa cupola su alti pilastri. La cripta reca nelle volte l'impronta dell'arte del Bramante.
San Teodoro. La chiesa risale al XII secolo. L'interno, a tre navate, conserva vari affreschi dal XIII al XVI secolo, fra cui una veduta di Pavia nel 1522, con le sue numerose torri, affresco attribuito a Bernardino Lanzani.A 9 km verso nord sorge la celebre Certosa di Pavia, fondata nel 1396 da Gian Galeazzo Visconti come mausoleo della famiglia. Suggestivi sono i due chiostri e notevole è la chiesa terminata nel 1473, sovrastata da un alto tiburio e caratterizzata dalla mirabile facciata marmorea terminata nel Cinquecento. Il complesso architettonico della Certosa è un'opera di grande rilievo poiché testimonia l'evoluzione dell'arte lombarda dal tardogotico al Rinascimento e al manierismo. All'interno, si ricordano fra l'altro opere del Perugino, del Bergognone, le statue tombali di Beatrice d'Este e di Ludovico il Moro, opera di Cristoforo Solari (1497), il coro ligneo del 1486 e il polittico in avorio della bottega degli Embriachi (1400).

Belgioioso. Nel Castello, fortezza medievale e dimora signorile, fu precettore Giuseppe Parini; l'Oratorio quattrocentesco di S. Giacomo della Cerreta conserva affreschi dell'epoca e una "Madonna col Bambino" di Vincenzo Foppa.

Lomello. La leggenda vuole che nel 590 vi si unissero in matrimonio Teodolinda e Agilulfo, sovrani longobardi fautori della conversione del loro popolo al cattolicesimo. Il centro è famoso per il nucleo altomedievale che, nonostante le successive trasformazioni, rivela nei resti delle mura, nel castello nella chiesa e il battistero, l'antica destinazione a capoluogo di contea. Santa Maria Maggiore è una costruzione dei primi dell'XI secolo, l'interno, asimmetrico, conserva una cripta antichissima. Accanto si trova il battistero di S. Giovanni ad Fontes che risale al V secolo e conserva l'antica vasca battesimale dove ci si immergeva per essere battezzati.La gastronomia del pavese ha il suo piatto forte nella zuppa alla pavese, una sorta di brodo bollente con uova, pane e formaggio; molto diffuse anche le rane fritte o in guazzetto; ottimi anche i salumi (salami, cotechini, e mortadella di fegato). Tra i vini, con il nome preceduto dalla parola "Oltrepò Pavese": Barbera, Cortese, Bonarda, Buttafuoco, Sangue di Giuda, ecc.

Sondrio

è situata nella Valtellina allo sbocco della Valmalenco, presso la confluenza del torrente Màllero nell'Adda. Probabilmente di origini romane, anche se il suo nome è di radice longobarda (significava "terra coltivata dal proprietario"), fu borgo fortificato dai feudatari Capitanei di Vizzola nell'XI secolo, appartenne ai Visconti nel XIV, quindi agli Sforza nel 1336. Dominio dei Grigioni dal 1512 al 1797, fu sede dei governatori svizzeri delle "Tre leghe Grigie" (ossia dei Grigioni), e capoluogo di tutta la valle, escluso Bormio e Chiavenna. Questo fu un periodo di notevole attività edilizia ed economica per la città, e base di traffici verso il nord, per la Valmalenco e il passo del Muretto. Nel 1815, dopo la parentesi napoleonica, venne unita al Lombardo-Veneto e, nel 1861, al Regno d'Italia.

Itinerari Culturali
I
l piccolo centro storico conserva pregevoli vestigia del suo passato, fra cui il castello di Masegra, trecentesco (rimaneggiato), con due torri e portale del 1494; il Municipio, antico Palazzo Pretorio del XVI secolo, con un severo portale (1553) e un bel cortile a due logge; la Collegiata dei Santi Gervasio e Protasio su disegno di Pietro Ligari, rifatta fra il XVIII e il XIX secolo, decorata da vari dipinti. Nel Palazzo Sassi de' Lavizzari, che possiede una stüa (sala rivestita in legno) fra le più notevoli della provincia, è ospitato il Museo valtellinese di storia e arte, con le sezioni archeologica, storico-artistica, con dipinti di Cesare Ligari e Cesare Valorsa, ed etnografica, che conserva numerosi arredi del XV-XIX secolo. Vi è anche la sezione valtellinese del Museo diocesano di Como.
A circa 2 Km. e a m. 306 s.l.m. si trova il Santuario della Madonna della Sassella del XV secolo, ha lunetta marmorea nel portale e, all'interno, affreschi del '500.
A Montagna in Valtellina, a circa 4 Km., la chiesa del '400 di San Giorgio; fuori dall'abitato, il castello Grumello del XIV secolo acquistato e restaurato dal FAI (Fondo per l'Ambiente Italiano).
Sulla strada che porta al Passo e al Parco dello Stelvio, si trovano i "Bagni Vecchi" scavati nella roccia viva e risalenti al tempo dei romani. Plinio il Vecchio, nella sua Naturalis Historia (I° sec.d.c.), citò per primo le acque calde di Bormio che mantengono la stessa denominazione di "Bagni Romani" anche in documenti di epoche successive.
Tirano - da visitare il Santuario della Madonna di Tirano, risalente al 1505 e costruito in stile rinascimentale. Sulla cupola, è stata collocata una statua girevole dedicata all'Arcangelo San Michele, opera di F. Guicciardi.È molto attivo il turismo nei noti centri climatici e sciistici  come Bormio, Santa Caterina di Valfurva, Ponte di Legno, Chiesa di Valmalenco, ecc.
A ottobre si svolge l'annuale Mostra Internazionale cinematografica del documentario sui parchi naturali.A Grosio si può visitare il Parco delle Incisioni Rupestri (patrocinato dall'Unesco); immerso in un paesaggio delizioso si possono ammirare migliaia di incisioni del neolitico e delle età del bronzo e del ferro, raffiguranti figure geometriche e antropomorfe attribuibili a una cultura di probabile origine "camuna".

Varese

 è situata ai piedi della dorsale prealpina del Campo dei Fiori, sui primi colli prealpini, a quasi 400 m. d'altezza, sulla sponda sud-orientale del vicino lago, cui dà il nome. È città di famosa bellezza paesistica, esaltata anche dal pennello del Bellotto e dalla prosa di Stendhal.
Sorta in un sito di insediamenti preistorici, cui subentrarono tracce di presenze romane, nel Medioevo fu un borgo fortificato del contado di Seprio. Alleata dei milanesi contro Como, intorno al 1160 ebbe ordinamenti comunali, restando però sotto l'influenza dell'arcivescovado di Milano. Dopo alcune dominazioni signorili, nel 1538 ebbe da Carlo V di Spagna il privilegio di non essere concessa in feudo; ma durante il dominio austriaco sul Ducato di Milano fu assegnata da Maria Teresa, nel 1765, a Francesco III d'Este. Dopo il periodo napoleonico, fece parte del Regno Lombardo-Veneto fino al 1859; quindi entrò nel Regno d'Italia.

Itinerari Culturali
La città, che ha ormai inglobato le "castellanze", chiude al suo centro un piccolo nucleo d'origine medievale e conserva alcuni pregevoli monumenti: il battistero di San Giovanni; la basilica di San Vittore (1580-1615), opera di Pellegrino Tibaldi; il santuario della Madonna in Prato (1678-1786), piccolo edificio con facciata barocca; il Palazzo Estense, costruito per Francesco III; la Villa Mirabello (XVIII-XIX secolo), sede dei Musei civici, che comprendono fra l'altro una sezione preistorica e archeologica e la Pinacoteca, ricca di dipinti di arte lombarda del XVII-XIX secolo. La parte più antica del Castello di Masnago è la torre ( XII sec.), il maniero racchiude affreschi del '400.
San Vittore. La basilica fu costruita, su disegno di Pellegrino Tibaldi, dal 1580 al 1615. La facciata neoclassica è opera di Leopold Pollack (1791) e un campanile stile barocco (1617-1773). L'interno contiene diversi dipinti di maestri milanesi del '600 come Morazzone, Cerano, Francesco Cairo.
S. Giovanni. Il campanile è del XII-XIII secolo, all'interno una vasca battesimale ad immersione del VII-VIII secolo e una grande fonte ottagonale monolitica del XIII-XIV secolo; alle pareti si possono vedere resti di affreschi del '300 e del '400.
Palazzo Estense. Attualmente Municipio, è detto anche Palazzo Ducale. Fu fatto costruire nel 1776-1771 da Francesco III d'Este, duca di Modena su disegno di Giuseppe Bianchi. Affreschi di G. b: Ronchelli abbelliscono il salone Estense, abituale sede del Consiglio Comunale. All'interno si trovano i giardini Estensi e dalla pineta si accede al parco di Villa Mirabello già villa Modigliani, sede dei Musei Civici comprendenti raccolte archeologiche con interessanti testimonianze della presenza di palafitticoli con ritrovamenti dell'abitato neolitico del Pizzo di Bodio, una tomba di guerriero da Golasecca e un menhir proveniente da Castelletto Ticino. La Pinacoteca conserva dipinti che vanno dal XVII al XIX secolo, di artisti come il Morazzone, G. C. Procaccini e Francesco Cairo. Dopo un percorso fra ville in prevalenza liberty, si eleva il Sacro Monte di Varese: si parte dalla chiesa dell'Immacolata (sec. XVII) in una sequenza di quattordici cappelle del Seicento, con gruppi in terracotta raffiguranti i Misteri del Rosario, sullo sfondo affreschi di Morazzone, Legnanino, Pietro Gilardi, Antonio Busca, Francesco Nuvolone, ed altri. In cima, a 880 metri di altezza, il santuario delle Madonna del Monte, in onore del quale furono costruite le predette 14 cappelle sotto il patrocinio di Federico Borromeo e con il contributo economico di tutta la popolazione. Il santuario è un sontuoso tempio dei sec. XVI-XVII, in origine era un "sacello" ove S. Ambrogio avrebbe posto, nel 389, una statua della Madonna scolpita da S. Luca, in segno di gratitudine per la vittoria finale ottenuta contro gli ariani. Nel Museo Baroffio vi sono opere di Piazzetta e Pietro Longhi, di seguaci del Nuvolone e di Morazzone, sculture romaniche, lavori di oreficeria, paramenti sacri, ecc. Il Museo Lodovico Pogliaghi è frutto del collezionismo di questo famoso scultore e pittore milanese (1857-1950), custodisce saggi di aerte varia fra cui un sarcofago egiziano, sculture rinascimentali, pitture del Morazzone e del Magnasco, una terracotta del Bernini, ecc.
Santa Maria del Monte è un santuario che custodisce un simulacro della Vergine, probabilmente del XIV secolo; nella cripta, affreschi del Trecento.
A Luvinate i resti di un monastero medievale delle Benedettine con parte del chiostro rinascimentale e della chiesetta romanica. Importante il turismo nei centri che sorgono attorno ai numerosi laghi. Angera con la sua famosa Rocca; Saronno con il Santuario della Madonna dei Miracoli; Busto Arsizio con la chiesa di S. Maria di Piazza; Castiglione Olona e la Colleggiata; Laveno e il santuario di Santa Caterina del Sasso a picco sul lago; Luino con lungolago ombreggiato in questo vecchio borgo lombardo; Viggiù (Vicus Julii), tra le alture boscose e nella plaga serena tra Varese e il Ceresio, con molti ameni luoghi di villeggiatura; nel comune di Somma Lombardo, a ovest di Gallarate, è situato invece l'aeroporto intercontinentale di Milano Malpensa .La cucina è quella tipica lombarda con piatti di lago (risotto con pesce persico oppure con anguilla di lago); tipici sono anche il "bruscitt" (carne di manzo a pezzetti, semi di finocchio e vino rosso), la "rosticiada" e la faraona alla creta.

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