Agrigento

è situata su due
colli contigui, presso la costa meridionale dell'isola. Fondata
dai greci di Gela e di Rodi nel VI secolo a.C. (con il nome di
Akrágas), fiorì sotto il tiranno Terone (488-473 a.C.) ma nel 406
a.C. fu distrutta dai cartaginesi e in seguito saccheggiata e
conquistata dai romani (262 e 210 a.C.). Dopo il periodo
bizantino, Agrigentum passò sotto i musulmani (828) che la
distrussero e poi la riedificarono con il nome di Gergent. Presa
dai normanni nel 1086, divenne uno dei principali vescovati della
Sicilia e si arricchì grazie ai commerci. Decaduta tra il XV e il
XVII secolo, nel Settecento la città tornò a rifiorire e divenne
capoluogo di provincia nel 1817. Fu una delle prime città
siciliane a insorgere dopo il "proclama di Salemi" emesso da
Giuseppe Garibaldi nel 1860 e da allora seguì le sorti politiche
della regione.
Itinerari Culturali
La città, che fu dagli arabi
denominata Girgenti fino al 1927, sorge su due colli digradanti
verso la costa; nella zona sud-orientale si trova la Rupe Atenea
(351 m., forse l'antica acropoli), mentre a nord-ovest sorge il
nucleo medievale della città, con impianto urbanistico di impronta
araba. Si possono qui ammirare la Cattedrale dei secoli XI-XVII,
con il vicino Museo diocesano, e le chiese di Santa Maria dei
Greci (medievale, su un tempio del V secolo a.C.) e di Santo
Spirito, ornata da stucchi settecenteschi.
Più in basso, sotto i disordinati quartieri frutto della recente
espansione edilizia, si estende la famosa area archeologica detta
Valle dei Templi. Sorgono qui il Quartiere ellenistico-romano che
mostra il regolare tracciato stradale "ippodameo" e il Museo
Archeologico regionale, con notevoli reperti (tra cui un efebo
greco del 470 a.C. e un Telamone alto quasi 8 m.). In vista del
mare, sul crinale della collina segnato dai resti delle mura
greche, svettano i ruderi di diversi templi dorici, fra i quali,
mirabilmente conservato, il tempio della Concordia e quelli di
Giunone Lacinia e Giove Olimpico, oltre al santuario di Demetra e
Kore. Più a nord-est si trovano il santuario rupestre di Demetra e
le fortificazioni greche.
Caltanissetta

è situata nella
parte centrale dell'isola, su un'altura ai piedi del monte San
Giuliano (729 m.), in una regione agricola e mineraria dove nei
secoli passati era preminente l'estrazione dello zolfo. Città di
origine antica ma incerta, Caltanissetta deve l'attuale toponimo
all'aggiunta dell'arabo Qal'at (castello) all'antico nome di Nissa.
Conquistata dai normanni nel 1086, venne successivamente eretta a
contea e nel 1406 passò ai Moncada, i quali la governarono per
diversi secoli.
Itinerari Culturali
Conserva significativi monumenti
secenteschi, quali la Cattedrale, ricca di stucchi e affreschi, la
chiesa di Sant'Agata e il grande Palazzo Moncada. Ricchi di
reperti, provenienti dalla regione circostante la città, sono i
Musei archeologico e mineralogico.
Catania

è situata lungo la
costa del mar Ionio presso l'estremità nordorientale dell'omonima
piana, alle prime falde sud-orientali dell'Etna.
Fondata nella seconda metà del secolo VIII a.C. (Katáne) da
calcidesi di Nasso, ai quali fu sottratta nel 476 a.C. da Gerone
di Siracusa, che la denominò Aitna, divenne città romana nel 263
a.C. con il nome di Catana. Sede vescovile dal VI secolo, fu
conquistata dagli ostrogoti - il cui re Teodorico autorizzò i
catanesi a utilizzare materiali dell'anfiteatro romano per il
restauro delle mura - dai bizantini e, nel IX secolo, dagli arabi.
Passata nel 1071 ai normanni (che costruirono la prima
cattedrale), poi agli svevi che la saccheggiarono due volte (1194
e 1232), divenne sotto gli Aragonesi sede della Corona, e fu
favorita da vari privilegi, tra cui la fondazione, nel 1434, della
prima università siciliana. Nel periodo spagnolo, gravemente
danneggiata dall'eruzione dell'Etna del 1669 in cui le lave
colmarono il porto e distrutta dal terremoto del 1693, fu
ricostruita nel XVIII secolo con criteri urbanistici già
antisismici. Il porto fu potenziato e Catania diventò uno dei
maggiori centri commerciali d'Italia.
Itinerari Culturali
La città, che conserva alcuni resti
dei monumenti romani (teatro, odeon e anfiteatro) e normanni, ha
un vasto centro storico d'aspetto prevalentemente settecentesco,
con edifici in scuri blocchi lavici, che si manifesta in
particolare nella monumentale via dei Crociferi, fitta di chiese e
palazzi barocchi, e nella piazza del Duomo (intorno alla nota
fontana dell'Elefante), ove prospettano la cattedrale (1733-1761,
con le superstiti absidi normanne), la chiesa della patrona Sant'Agata
(1735-1767), il Palazzo municipale, tutte opere dell'architetto
palermitano Giovan Battista Vaccarini (vicina è anche la porta
Uzeda, del 1696, termine sud della rettilinea via Etnea,
ottocentesca). Il castello Ursino, svevo del 1250 ma rimaneggiato,
ospita il Museo Comunale, con raccolte archeologiche, d'arte
figurativa e numismatiche. Nel Museo belliniano (casa natale del
musicista Vincenzo Bellini) e nella casa dello scrittore Giovanni
Verga, sono conservati documenti sull'opera dei due grandi
catanesi.
Enna

sorge nella parte
centrale dell'isola, su un altopiano dei monti Erei. Situata a
un'altezza di 992 metri sul livello del mare, Enna è pertanto il
più elevato capoluogo di provincia, una sorta di "belvedere della
Sicilia" da cui è possibile scorgere l'Etna, le Madonie e la costa
meridionale.
Di antichissima origine, che la tradizione vuole sicana, fu
colonizzata dai greci (che la chiamarono Henna) fra il VII e VI
secolo a.C. e quindi occupata nel 258 dai romani che la chiamarono
Castrum Hennae. Divenne quindi fortezza dei bizantini e
successivamente degli arabi (859) che le imposero il nome Qasr
Yannah, da cui derivò quello, etimologicamente errato, di
Castrogiovanni, che fu mantenuto fino al 1927.
Itinerari Culturali
Importante roccaforte favorita dalla
posizione elevata, la città si estende con tortuose vie d'impianto
medievale e di derivazione araba su un'ampia terrazza, sul ciglio
della quale sorgono a oriente il Duomo (secoli XIV-XVI) e
l'imponente Castello di Lombardia (con testimonianze
architettoniche normanne, sveve e aragonesi) e a occidente
l'ottagonale Torre di Federico II (secoli XIII-XIV).
Edifici civili particolarmente significativi sono il
quattrocentesco Palazzo Pollicarini, con motivi architettonici
gotico-catalani; il Museo archeologico regionale, con numerosi
reperti provenienti dal territorio circostante; il Museo Alessi,
che conserva il Tesoro del Duomo e altre collezioni d'arte.
Messina

è situata sulla
costa occidentale dell'omonimo stretto, alla base dei monti
Peloritani, nel tratto di litorale che dista circa 6 km. dalla
sponda calabra.
Il nucleo originario della città, chiamato Zancle (cioè "falce"),
fu fondato nell'VIII secolo a.C. da coloni greci calcidesi, a
cavallo della piccola penisola arcuata che delinea il bel porto
naturale, nel sito di un insediamento siculo. Nel V secolo a.C. le
fu imposto il nome di Messana dai greci di Messene, e nel 396 a.C.
venne distrutta dai cartaginesi; riedificata da Dionigi, tiranno
di Siracusa, fu quindi città federata romana verso il 240 a.C.
Dopo i periodi bizantino e arabo divenne, sotto il dominio dei
normanni (a partire dal 1601), uno dei più importanti empori
commerciali del Mediterraneo, quindi, dopo aver contrastato svevi
e angioini, ottenne vari privilegi in epoca aragonese. Decaduta
sotto gli spagnoli e oppressa dai Borbone (spopolata inoltre dalla
peste nel 1743 e danneggiata dai terremoti del 1783 e del 1854),
fu unita al Regno d'Italia nel 1861.
Itinerari Culturali
La città, distrutta dal terremoto e
maremoto del 28 dicembre 1908, fu ricostruita in base a criteri
urbanistici ed edilizi antisismici, con edifici di altezza
limitata e larghe strade. Oggi, dopo le ulteriori ricostruzioni
rese necessarie dalle distruzioni dell'ultima guerra, è nuovamente
la principale porta d'accesso alla Sicilia. Il suo aspetto è
quindi moderno e vari monumenti sono opera di laborioso
rifacimento e attento restauro.
Sulla piazza del Duomo, dove si trova la bella fontana di Orione,
opera del Montorsoli (1547), si affaccia la Cattedrale, eretta da
Ruggero II nel XII secolo e più volte parzialmente riedificata,
che conserva tuttavia le linee dell'originaria struttura, con
interno a tre navate (il poderoso campanile a cuspide, del XX
secolo, è noto per l'orologio meccanico ad automi, il più grande
del mondo). Non lontano sorge la chiesa normanna della Santissima
Annunziata dei Catalani (del XII secolo, con facciata del XIII),
notevole in particolare nella parte absidale. Da notare inoltre la
duecentesca Santa Maria degli Alemanni, unica chiesa gotica in
Sicilia, voluta dall'ordine dei Cavalieri teutonici, e la fontana
del Nettuno, ancora del Montorsoli (1557). Il Museo regionale
espone opere bizantino-normanne, gotiche, rinascimentali
(Polittico di San Gregorio, opera di Antonello da Messina, del
1473), del Seicento (Adorazione dei pastori e Resurrezione di
Lazzaro, di Caravaggio, del 1608-1609) e del Settecento.
Caratteristiche manifestazioni di tradizione popolare sono la
Passeggiata dei Giganti e la processione con il grande carro della
Vara.
Palermo

è situata sul mar
Tirreno, fra il golfo omonimo e i monti che cingono la celebre
Conca d'Oro.
Luogo di insediamento fenicio denominato Ziz (fiore) a partire
dall'VIII secolo a.C., Palermo si sviluppò nei secoli successivi a
opera dei greci, che la chiamarono Panormos (tutto porto), ma che
tuttavia non la colonizzarono. Importante base punica, nel 480
a.C. accolse la flotta cartaginese e nel 254 a.C., durante la
prima guerra punica, venne espugnata dai romani che ne fecero una
colonia, di nome Pánormus, che mantenne il proprio ruolo di centro
portuale e commerciale senza subire un'ulteriore espansione
urbana.
Decaduta nel periodo delle invasioni barbariche, dopo tre secoli
di dominio bizantino venne conquistata dagli arabi nell'831 e
fortificata; dal 948 fu capitale dell'emirato di Sicilia: si aprì
così per la città, chiamata Balarm, un lungo periodo di attività
commerciali, amministrative ed edilizie, che la portarono allo
splendore descritto dai cronisti del tempo. Dal 1072 passò quindi
sotto la dominazione dei normanni (nel 1130 Ruggero II vi venne
incoronato re di Sicilia), i quali consentirono la proficua
convivenza di genti e maestranze arabe, greco-bizantine e italiche
e svilupparono i commerci e una produzione artigianale di notevole
pregio.
Passata agli svevi, durante il regno di Federico II la città
divenne uno dei maggiori centri culturali d'Europa;
l'allontanamento della comunità araba fu tuttavia all'origine del
decadimento, accentuato dal successivo malgoverno angioino, contro
il quale si scatenò (1282) la rivolta del Vespro, che favorì la
conquista del potere da parte degli aragonesi. Con la dominazione
spagnola la decadenza di Palermo (non più capitale) si accentuò;
dal 1713 la città e l'isola passarono prima sotto il controllo dei
Savoia, quindi degli austriaci e infine, dal 1734, dei Borbone di
Napoli, ai quali rimase sino all'impresa di Garibaldi, nel 1860.
La città, il cui primo nucleo fenicio-romano fortificato si
allungava, alle spalle della Cala, fino all'attuale Palazzo dei
Normanni, mostra oggi nel centro storico la tipica tessitura
urbanistica medievale di origine araba, a dedalo di stradette,
attraversato dalle grandi arterie del periodo spagnolo: corso
Vittorio Emanuele, sulla traccia dell'antico Càssaro (da Al-Qasr,
castello) e via Maqueda, che si incrociano nei Quattro canti di
città (piccolo slargo secentesco dagli angoli arrotondati).
L'altra grande strada, via Roma, si deve a uno sventramento degli
anni 1895-1922; ma già dalla seconda metà del Settecento il
prolungamento di via Maqueda, voluto dai Borbone verso nord-ovest
oltre la cinta spagnola delle mura poi abbattute, aveva
individuato intorno ai Quattro canti di campagna la grande
espansione ottocentesca della città, continuata poi, anche in
altre direzioni, nel Novecento.
Itinerari Culturali
A Palermo non esistono vestigia
dell'antichità e del periodo arabo, ma le numerose e magnifiche
opere dell'epoca normanna mostrano notevoli interventi di artisti
arabi. Tra queste, ricordiamo: il Palazzo dei Normanni, sorto nel
XII secolo su un castello arabo e trasformato successivamente
dagli spagnoli; la Cappella palatina (1130-1143), all'interno del
Palazzo dei Normanni, ricca di mosaici di tradizione bizantina;
San Giovanni degli Eremiti (1132) con forme arabe e chiostrino
duecentesco; la Martorana (Santa Maria dell'Ammiraglio, 1143), con
mosaici, un campanile del XII secolo e la facciata barocca,
affiancata da San Cataldo (1160), con tre piccole cupole e
merlatura araba; la Zisa, palazzo del XII secolo dai molti
elementi arabi; e infine la parte absidale, normanna, della
Cattedrale, edificio del XII secolo, ma rimaneggiato dal XIV al
XIX (all'interno si trovano tombe imperiali e reali, degli anni
1197-1388, fra cui quella di Federico VI). Tra gli altri edifici
di grande interesse storico-artistico si segnalano la chiesa di
San Francesco d'Assisi, costruita fra il 1255 e il 1277,
successivamente modificata e ripristinata; il Palazzo Chiaramonte
o Steri (1307-1380), della potente famiglia feudale; il Palazzo
Abatellis (1490-1495), sede della Galleria regionale della
Sicilia, e la chiesa di Santa Maria della Catena (XVI secolo),
ambedue in forme prevalentemente gotico-catalane; la grandiosa
fontana Pretoria (1555).
L'aspetto architettonico dominante a Palermo è tuttavia il
barocco, fiorito durante il periodo spagnolo con pregevoli chiese
e palazzi. Un barocco costituito anche di decorazioni interne,
spesso eseguite da Giacomo Serpotta (1656-1732), cui si devono fra
l'altro quelle dei tre oratori del rosario di San Domenico, di
Santa Zita e di San Lorenzo. La Galleria regionale della Sicilia
espone il noto affresco del Trionfo della Morte (XV secolo), la
Vergine Annunziata di Antonello da Messina (1473), il busto di
Eleonora d'Aragona, capolavoro di Francesco Laurana (1471), e
sculture del palermitano Antonello Gagini (1478-1536); il Museo
regionale archeologico conserva le metope dei templi di Selinunte
(VI-V secolo a.C.) e l'efebo bronzeo greco detto "di Selinunte" (V
secolo a.C.); da citare inoltre il Museo etnografico siciliano
Giuseppe Pitrè e il Museo Internazionale delle Marionette.
Notevoli sono i giardini, che ospitano specie tropicali e rare:
dalla Villa Bonanno, alla Villa Giulia o Flora, adiacente all'Orto
Botanico, e al grande parco della Favorita presso il monte
Pellegrino, con la Palazzina Cinese del 1799; da segnalare anche
il Teatro Massimo (1875-1897) e il caratteristico antico mercato
della Vuccirìa.
Ragusa

sorge a circa 500 m. sul versante
meridionale dei monti Iblei e si allunga fra i profondi valloni
dei torrenti San Leonardo e Santa Domenica, affluenti del vicino
fiume Irminio.
Il primo nucleo della città si deve ai siculi, i quali, quando i
greci colonizzarono la zona costiera, si ritirarono in questo
territorio impervio, dando all'insediamento il nome di Ibla Heraia
e facendone il proprio baluardo. Conquistata dai cartaginesi e in
seguito dai romani, divenne un importante centro economico e
politico sotto la dominaziona bizantina e araba; ricevette
l'impronta medievale che conserva tuttora dai normanni (fra l'XI e
il XII secolo) e in seguito soprattutto dai Chiaramonte. Nel 1693,
dopo il terremoto che distrusse l'antica Ibla, fu fondata, da
parte della nuova nobiltà agricola, Ragusa; posta su un rilievo
adiacente alla città, fu edificata con il tipico impianto
urbanistico barocco, caratterizzato da una griglia regolare di
strade principali, che nel Settecento giunse all'attuale via
Leggio. Ibla, invece, fu ricostruita sul suo sito originario
dall'antica nobiltà feudale, più lentamente, con una notevole
impronta architettonica barocca impressa da Rosario Gagliardi sul
tracciato tortuoso delle stradine medievali.
Itinerari Culturali
Le due parti della città, che dal
1865 al 1926 furono comuni separati, sono raccordate da una
stretta sella, dove sorge la piazza della Repubblica, verso la
quale scendono da Ragusa superiore in direzione di Ibla (Ragusa
inferiore) il tortuoso corso Mazzini e una scalinata di oltre
trecento gradini.
Notevoli sono, a Ibla, il duomo di San Giorgio in stile barocco,
opera del Gagliardi e terminato nel 1775, alla sommità di una
scenografica scalinata, con torre centrale e cupola del 1820, e la
chiesa di San Giuseppe, del 1590, con facciata barocca e interno a
pianta ellittica; a Ragusa superiore, sono pregevoli la Cattedrale
(1706-1760), costruita sopra una vasta terrazza, e il Museo
archeologico Ibleo, che espone, provenienti dal territorio,
reperti che vanno dalla preistoria al periodo tardo-romano.
Siracusa

è situata nella parte sud-orientale
dell'isola, sul mar Ionio. Si estende in parte sulla piccola isola
dell'Ortigia, che separa le insenature del Porto Grande e del
Porto Piccolo, ed è collegata con la terraferma tramite un ponte.
Il primo nucleo della città fu fondato nel 734 a.C. da coloni
corinzi che occuparono l'Ortigia. In seguito l'antica Syrakousai
si trasformò rapidamente in un emporio commerciale, dando vita al
quartiere Arcadina sulla terraferma e a tre sub-colonie, e
diventando così una delle maggiori città della Sicilia. Venne
governata da una serie di tiranni, che la arricchirono
sviluppandone i commerci e costruendo imponenti edifici: Gelone
nel 480 a.C. la condusse alla vittoria contro i cartaginesi e
Gerone I, nel 474 a.C., contro gli etruschi. La città venne
fortificata da Dionisio I intorno al 400 a.C., il quale, dopo
l'assedio ateniese respinto nel 413 a.C., fece circondare con
un'unica cinta di mura i vari settori. Siracusa, infatti, si era
sviluppata in quattro quartieri: oltre all'isola e all'Arcadina,
la Tyche e la Neàpolis, che ospitavano i grandi monumenti; insieme
a un'area difensiva a nord, l'Epípolis, questi quattro quartieri
formavano la cosiddetta pentàpoli. Nel V secolo la città ospitò
grandi poeti greci come Pindaro ed Eschilo, e nel 287 a.C. diede i
natali al matematico e fisico Archimede, le cui geniali
costruzioni difensive non riuscirono tuttavia a salvarla nel 212
a.C. dalla capitolazione nei confronti dei romani.
Colonia sotto Augusto, Siracusa decadde progressivamente e subì le
invasioni barbariche; quindi fu dominata da bizantini, arabi,
normanni, svevi, angioini, aragonesi, spagnoli e infine dai
sovrani borbonici: oltre un millennio durante il quale si
alternarono periodi di arresto evolutivo e di attiva ripresa. Dopo
il grande terremoto del 1693, la città venne in parte ricostruita
secondo i canoni dell'architettura barocca.
Itinerari Culturali
La Siracusa d'oggi, che nel 1943 fu
porto di sbarco degli Alleati e venne gravemente danneggiata dalle
operazioni belliche del conflitto mondiale, conserva,
nell'isoletta dell'Ortigia, il suo centro storico, nel quale le
vie aperte successivamente hanno solo in parte celato la minuta
tessitura urbanistica medievale di origine araba, e dove si
trovano, fra tracce sparse di varie epoche, notevoli monumenti,
quali i resti del tempio di Apollo (VII-VI secolo a.C.), forse il
più antico tempio dorico della Sicilia; il Duomo, costruito nel
VII secolo inglobando il tempio greco di Atena, più volte
rimaneggiato e con la facciata barocca risalente agli anni
1728-1754; il Castello Maniace, voluto da Federico II di Svevia
nel 1239. Nel palazzo Bellomo, di impianto svevo con elementi
gotico-catalani, è ospitata la Galleria Nazionale, che espone
"L'Annunciazione" di Antonello da Messina e il "Seppellimento di
Santa Lucia" del Caravaggio.
Da citare la via della Maestranza, antica strada medievale oggi
d'aspetto barocco, e via Vittorio Veneto, risalente al periodo
spagnolo; la fonte Aretusa, presso il lungomare che guarda il
Porto Grande, ornata da papiri, legata al mito della ninfa mutata
in fonte da Artemide; la fonte Ciane, a 7 km. dal centro verso
sud-ovest, che ricorda un analogo mito, in un'area ricca di
papiri, oggi Riserva naturale protetta. Sulla terraferma,
sull'area degli antichi quartieri della Tyche e dell'Arcadina, si
estendono la città moderna e il Parco Archeologico della Neàpoli,
cinto in parte dal panoramico viale Rizzo. All'interno vi si
trovano fra l'altro: il grandioso Teatro greco (V-III secolo
a.C.), scavato nella roccia del colle Temenite, dove nel 476 a.C.
vi fu rappresentata la tragedia "Le Etnee di Eschilo" e dove
tuttora si tengono suggestive rappresentazioni classiche; l'Ara di
Gerone II, tagliata nel calcare e dalle gigantesche proporzioni
(23x180 m.); l'anfiteatro romano del III-IV secolo d.C., in parte
scavato nella roccia, lungo 140 m.; la Latomia del Paradiso,
antica cava di pietra calcarea profonda fino a 45 m. e densa di
vegetazione, nella quale si trovano il celebre Orecchio di
Dioniso, stretto intaglio che amplifica i suoni e che, secondo la
leggenda, serviva al tiranno per ascoltare le parole dei
prigionieri ivi rinchiusi, e l'ampia Grotta dei Cordari, con volta
e pilastri di roccia conservati, che fu occupata da botteghe di
artigiani; la latomia di Santa Venera, sistemata a giardino; la
Necropoli dei Grotticelli e la via dei Sepolcri, con tombe scavate
nella roccia nelle successive epoche greca, romana e bizantina.
Di grande interesse sono inoltre le catacombe di San Giovanni
(IV-V secolo), un sistema di gallerie con migliaia di loculi. Il
ricchissimo Museo archeologico, istituito nel 1988, ospita le
sezioni di preistoria, di protostoria, del periodo greco
(pregevole è una Venere anadiomene, del II secolo a.C.), di quello
delle sub-colonie e dei centri indigeni ellenizzati e, non ancora
ordinate, di quello ellenistico e romano. Non lontano, si innalza
il moderno e grande Santuario della Madonna delle Lacrime; più a
sud, sono visibili i resti del Ginnasio romano, complesso forse
del I secolo d.C. A circa 8 km. verso nord-ovest sorge infine la
fortezza greca chiamata Castello Eurialo (402-397 a.C.), magnifica
opera di difesa costruita durante le guerre contro i cartaginesi,
situato nel punto più alto dell'altopiano dell'Epìpoli.
Trapani

è situata all'estremità
nord-occidentale dell'isola; la parte antica sorge su una stretta
penisola, mentre la nuova si sviluppa nella piana che si estende
ai piedi del monte di Erice.
Originariamente villaggio dei sicani chiamato Dràpano (Drépanon
dai greci), divenne importante scalo marittimo e base navale
cartaginese. Conquistata dai romani nel 241 a.C., declinò
lentamente per vari secoli, fino alla ripresa commerciale sotto le
dominazioni araba (dal IX secolo) e normanna (dal 1077), cui seguì
la notevole attività costruttiva aragonese, dalla fine del secolo
XIII. Fortificata nel Cinquecento da Carlo V di Spagna, continuò
ad arricchirsi, in particolare per il commercio del sale. Passata
nel XVIII secolo ai Borbone, fu tra le prime città siciliane a
ribellarsi al loro governo, nel 1848.
Itinerari Culturali
Nella città odierna si riconosce
facilmente il nucleo di origine altomedievale araba, dal tipico
dedalo di stradette e vicoli ciechi, che sorge nella parte
centrale della piccola penisola. Lo affianca a ovest, fino
all'estremità peninsulare, la parte, di estensione limitata,
sviluppatasi nei secoli XIV-XV, e a est l'espansione ottocentesca
lungo via Fardella, con strade rettilinee e ortogonali fra loro.
Nel centro storico sono molti gli edifici settecenteschi.
Fra i monumenti più notevoli si notano il Santuario
dell'Annunziata, con facciata trecentesca, campanile barocco e
interno rifatto nel 1760 (con la cappella dei Marinai, del
Cinquecento, e la Madonna di Trapani, trecentesca, di Nino Pisano
o seguaci); il Palazzo della Giudecca, del primo Cinquecento, con
vari elementi catalani; la chiesa di Santa Maria del Gesù, dalla
facciata gotico-rinascimentale, con una terracotta di Andrea della
Robbia; la Cattedrale, del 1635, con facciata del 1740. Il Museo
regionale Pepoli espone fra l'altro una scultura di Antonello
Gagini (1522), una tela di Tiziano, opere d'arte minore e reperti
archeologici dal territorio; nella torre di Ligny, eretta nel
1671, ha sede il Museo della preistoria; la Biblioteca Fardelliana
conserva codici miniati del XIV-XV secolo e pregevoli incisioni.
Il venerdì santo si svolge la tradizionale processione dei Misteri
(grandi gruppi lignei settecenteschi).
Importante è l'attività turistica, fra l'altro nei centri
archeologici di Selinunte e Segesta; da segnalare anche la città
di Castelvetrano. Numerose sono le località balneari.

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