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Agrigento

 è situata su due colli contigui, presso la costa meridionale dell'isola. Fondata dai greci di Gela e di Rodi nel VI secolo a.C. (con il nome di Akrágas), fiorì sotto il tiranno Terone (488-473 a.C.) ma nel 406 a.C. fu distrutta dai cartaginesi e in seguito saccheggiata e conquistata dai romani (262 e 210 a.C.). Dopo il periodo bizantino, Agrigentum passò sotto i musulmani (828) che la distrussero e poi la riedificarono con il nome di Gergent. Presa dai normanni nel 1086, divenne uno dei principali vescovati della Sicilia e si arricchì grazie ai commerci. Decaduta tra il XV e il XVII secolo, nel Settecento la città tornò a rifiorire e divenne capoluogo di provincia nel 1817. Fu una delle prime città siciliane a insorgere dopo il "proclama di Salemi" emesso da Giuseppe Garibaldi nel 1860 e da allora seguì le sorti politiche della regione.

Itinerari Culturali
La città, che fu dagli arabi denominata Girgenti fino al 1927, sorge su due colli digradanti verso la costa; nella zona sud-orientale si trova la Rupe Atenea (351 m., forse l'antica acropoli), mentre a nord-ovest sorge il nucleo medievale della città, con impianto urbanistico di impronta araba. Si possono qui ammirare la Cattedrale dei secoli XI-XVII, con il vicino Museo diocesano, e le chiese di Santa Maria dei Greci (medievale, su un tempio del V secolo a.C.) e di Santo Spirito, ornata da stucchi settecenteschi.
Più in basso, sotto i disordinati quartieri frutto della recente espansione edilizia, si estende la famosa area archeologica detta Valle dei Templi. Sorgono qui il Quartiere ellenistico-romano che mostra il regolare tracciato stradale "ippodameo" e il Museo Archeologico regionale, con notevoli reperti (tra cui un efebo greco del 470 a.C. e un Telamone alto quasi 8 m.). In vista del mare, sul crinale della collina segnato dai resti delle mura greche, svettano i ruderi di diversi templi dorici, fra i quali, mirabilmente conservato, il tempio della Concordia e quelli di Giunone Lacinia e Giove Olimpico, oltre al santuario di Demetra e Kore. Più a nord-est si trovano il santuario rupestre di Demetra e le fortificazioni greche.

Caltanissetta

è situata nella parte centrale dell'isola, su un'altura ai piedi del monte San Giuliano (729 m.), in una regione agricola e mineraria dove nei secoli passati era preminente l'estrazione dello zolfo. Città di origine antica ma incerta, Caltanissetta deve l'attuale toponimo all'aggiunta dell'arabo Qal'at (castello) all'antico nome di Nissa. Conquistata dai normanni nel 1086, venne successivamente eretta a contea e nel 1406 passò ai Moncada, i quali la governarono per diversi secoli.

Itinerari Culturali
Conserva significativi monumenti secenteschi, quali la Cattedrale, ricca di stucchi e affreschi, la chiesa di Sant'Agata e il grande Palazzo Moncada. Ricchi di reperti, provenienti dalla regione circostante la città, sono i Musei archeologico e mineralogico.

Catania

 è situata lungo la costa del mar Ionio presso l'estremità nordorientale dell'omonima piana, alle prime falde sud-orientali dell'Etna.
Fondata nella seconda metà del secolo VIII a.C. (Katáne) da calcidesi di Nasso, ai quali fu sottratta nel 476 a.C. da Gerone di Siracusa, che la denominò Aitna, divenne città romana nel 263 a.C. con il nome di Catana. Sede vescovile dal VI secolo, fu conquistata dagli ostrogoti - il cui re Teodorico autorizzò i catanesi a utilizzare materiali dell'anfiteatro romano per il restauro delle mura - dai bizantini e, nel IX secolo, dagli arabi. Passata nel 1071 ai normanni (che costruirono la prima cattedrale), poi agli svevi che la saccheggiarono due volte (1194 e 1232), divenne sotto gli Aragonesi sede della Corona, e fu favorita da vari privilegi, tra cui la fondazione, nel 1434, della prima università siciliana. Nel periodo spagnolo, gravemente danneggiata dall'eruzione dell'Etna del 1669 in cui le lave colmarono il porto e distrutta dal terremoto del 1693, fu ricostruita nel XVIII secolo con criteri urbanistici già antisismici. Il porto fu potenziato e Catania diventò uno dei maggiori centri commerciali d'Italia.

Itinerari Culturali
La città, che conserva alcuni resti dei monumenti romani (teatro, odeon e anfiteatro) e normanni, ha un vasto centro storico d'aspetto prevalentemente settecentesco, con edifici in scuri blocchi lavici, che si manifesta in particolare nella monumentale via dei Crociferi, fitta di chiese e palazzi barocchi, e nella piazza del Duomo (intorno alla nota fontana dell'Elefante), ove prospettano la cattedrale (1733-1761, con le superstiti absidi normanne), la chiesa della patrona Sant'Agata (1735-1767), il Palazzo municipale, tutte opere dell'architetto palermitano Giovan Battista Vaccarini (vicina è anche la porta Uzeda, del 1696, termine sud della rettilinea via Etnea, ottocentesca). Il castello Ursino, svevo del 1250 ma rimaneggiato, ospita il Museo Comunale, con raccolte archeologiche, d'arte figurativa e numismatiche. Nel Museo belliniano (casa natale del musicista Vincenzo Bellini) e nella casa dello scrittore Giovanni Verga, sono conservati documenti sull'opera dei due grandi catanesi.

Enna

sorge nella parte centrale dell'isola, su un altopiano dei monti Erei. Situata a un'altezza di 992 metri sul livello del mare, Enna è pertanto il più elevato capoluogo di provincia, una sorta di "belvedere della Sicilia" da cui è possibile scorgere l'Etna, le Madonie e la costa meridionale.
Di antichissima origine, che la tradizione vuole sicana, fu colonizzata dai greci (che la chiamarono Henna) fra il VII e VI secolo a.C. e quindi occupata nel 258 dai romani che la chiamarono Castrum Hennae. Divenne quindi fortezza dei bizantini e successivamente degli arabi (859) che le imposero il nome Qasr Yannah, da cui derivò quello, etimologicamente errato, di Castrogiovanni, che fu mantenuto fino al 1927.

Itinerari Culturali
Importante roccaforte favorita dalla posizione elevata, la città si estende con tortuose vie d'impianto medievale e di derivazione araba su un'ampia terrazza, sul ciglio della quale sorgono a oriente il Duomo (secoli XIV-XVI) e l'imponente Castello di Lombardia (con testimonianze architettoniche normanne, sveve e aragonesi) e a occidente l'ottagonale Torre di Federico II (secoli XIII-XIV).
Edifici civili particolarmente significativi sono il quattrocentesco Palazzo Pollicarini, con motivi architettonici gotico-catalani; il Museo archeologico regionale, con numerosi reperti provenienti dal territorio circostante; il Museo Alessi, che conserva il Tesoro del Duomo e altre collezioni d'arte.

Messina

 è situata sulla costa occidentale dell'omonimo stretto, alla base dei monti Peloritani, nel tratto di litorale che dista circa 6 km. dalla sponda calabra.
Il nucleo originario della città, chiamato Zancle (cioè "falce"), fu fondato nell'VIII secolo a.C. da coloni greci calcidesi, a cavallo della piccola penisola arcuata che delinea il bel porto naturale, nel sito di un insediamento siculo. Nel V secolo a.C. le fu imposto il nome di Messana dai greci di Messene, e nel 396 a.C. venne distrutta dai cartaginesi; riedificata da Dionigi, tiranno di Siracusa, fu quindi città federata romana verso il 240 a.C. Dopo i periodi bizantino e arabo divenne, sotto il dominio dei normanni (a partire dal 1601), uno dei più importanti empori commerciali del Mediterraneo, quindi, dopo aver contrastato svevi e angioini, ottenne vari privilegi in epoca aragonese. Decaduta sotto gli spagnoli e oppressa dai Borbone (spopolata inoltre dalla peste nel 1743 e danneggiata dai terremoti del 1783 e del 1854), fu unita al Regno d'Italia nel 1861.

Itinerari Culturali
La città, distrutta dal terremoto e maremoto del 28 dicembre 1908, fu ricostruita in base a criteri urbanistici ed edilizi antisismici, con edifici di altezza limitata e larghe strade. Oggi, dopo le ulteriori ricostruzioni rese necessarie dalle distruzioni dell'ultima guerra, è nuovamente la principale porta d'accesso alla Sicilia. Il suo aspetto è quindi moderno e vari monumenti sono opera di laborioso rifacimento e attento restauro.
Sulla piazza del Duomo, dove si trova la bella fontana di Orione, opera del Montorsoli (1547), si affaccia la Cattedrale, eretta da Ruggero II nel XII secolo e più volte parzialmente riedificata, che conserva tuttavia le linee dell'originaria struttura, con interno a tre navate (il poderoso campanile a cuspide, del XX secolo, è noto per l'orologio meccanico ad automi, il più grande del mondo). Non lontano sorge la chiesa normanna della Santissima Annunziata dei Catalani (del XII secolo, con facciata del XIII), notevole in particolare nella parte absidale. Da notare inoltre la duecentesca Santa Maria degli Alemanni, unica chiesa gotica in Sicilia, voluta dall'ordine dei Cavalieri teutonici, e la fontana del Nettuno, ancora del Montorsoli (1557). Il Museo regionale espone opere bizantino-normanne, gotiche, rinascimentali (Polittico di San Gregorio, opera di Antonello da Messina, del 1473), del Seicento (Adorazione dei pastori e Resurrezione di Lazzaro, di Caravaggio, del 1608-1609) e del Settecento. Caratteristiche manifestazioni di tradizione popolare sono la Passeggiata dei Giganti e la processione con il grande carro della Vara.

Palermo

 è situata sul mar Tirreno, fra il golfo omonimo e i monti che cingono la celebre Conca d'Oro.
Luogo di insediamento fenicio denominato Ziz (fiore) a partire dall'VIII secolo a.C., Palermo si sviluppò nei secoli successivi a opera dei greci, che la chiamarono Panormos (tutto porto), ma che tuttavia non la colonizzarono. Importante base punica, nel 480 a.C. accolse la flotta cartaginese e nel 254 a.C., durante la prima guerra punica, venne espugnata dai romani che ne fecero una colonia, di nome Pánormus, che mantenne il proprio ruolo di centro portuale e commerciale senza subire un'ulteriore espansione urbana.
Decaduta nel periodo delle invasioni barbariche, dopo tre secoli di dominio bizantino venne conquistata dagli arabi nell'831 e fortificata; dal 948 fu capitale dell'emirato di Sicilia: si aprì così per la città, chiamata Balarm, un lungo periodo di attività commerciali, amministrative ed edilizie, che la portarono allo splendore descritto dai cronisti del tempo. Dal 1072 passò quindi sotto la dominazione dei normanni (nel 1130 Ruggero II vi venne incoronato re di Sicilia), i quali consentirono la proficua convivenza di genti e maestranze arabe, greco-bizantine e italiche e svilupparono i commerci e una produzione artigianale di notevole pregio.
Passata agli svevi, durante il regno di Federico II la città divenne uno dei maggiori centri culturali d'Europa; l'allontanamento della comunità araba fu tuttavia all'origine del decadimento, accentuato dal successivo malgoverno angioino, contro il quale si scatenò (1282) la rivolta del Vespro, che favorì la conquista del potere da parte degli aragonesi. Con la dominazione spagnola la decadenza di Palermo (non più capitale) si accentuò; dal 1713 la città e l'isola passarono prima sotto il controllo dei Savoia, quindi degli austriaci e infine, dal 1734, dei Borbone di Napoli, ai quali rimase sino all'impresa di Garibaldi, nel 1860.
La città, il cui primo nucleo fenicio-romano fortificato si allungava, alle spalle della Cala, fino all'attuale Palazzo dei Normanni, mostra oggi nel centro storico la tipica tessitura urbanistica medievale di origine araba, a dedalo di stradette, attraversato dalle grandi arterie del periodo spagnolo: corso Vittorio Emanuele, sulla traccia dell'antico Càssaro (da Al-Qasr, castello) e via Maqueda, che si incrociano nei Quattro canti di città (piccolo slargo secentesco dagli angoli arrotondati). L'altra grande strada, via Roma, si deve a uno sventramento degli anni 1895-1922; ma già dalla seconda metà del Settecento il prolungamento di via Maqueda, voluto dai Borbone verso nord-ovest oltre la cinta spagnola delle mura poi abbattute, aveva individuato intorno ai Quattro canti di campagna la grande espansione ottocentesca della città, continuata poi, anche in altre direzioni, nel Novecento.

Itinerari Culturali
A Palermo non esistono vestigia dell'antichità e del periodo arabo, ma le numerose e magnifiche opere dell'epoca normanna mostrano notevoli interventi di artisti arabi. Tra queste, ricordiamo: il Palazzo dei Normanni, sorto nel XII secolo su un castello arabo e trasformato successivamente dagli spagnoli; la Cappella palatina (1130-1143), all'interno del Palazzo dei Normanni, ricca di mosaici di tradizione bizantina; San Giovanni degli Eremiti (1132) con forme arabe e chiostrino duecentesco; la Martorana (Santa Maria dell'Ammiraglio, 1143), con mosaici, un campanile del XII secolo e la facciata barocca, affiancata da San Cataldo (1160), con tre piccole cupole e merlatura araba; la Zisa, palazzo del XII secolo dai molti elementi arabi; e infine la parte absidale, normanna, della Cattedrale, edificio del XII secolo, ma rimaneggiato dal XIV al XIX (all'interno si trovano tombe imperiali e reali, degli anni 1197-1388, fra cui quella di Federico VI). Tra gli altri edifici di grande interesse storico-artistico si segnalano la chiesa di San Francesco d'Assisi, costruita fra il 1255 e il 1277, successivamente modificata e ripristinata; il Palazzo Chiaramonte o Steri (1307-1380), della potente famiglia feudale; il Palazzo Abatellis (1490-1495), sede della Galleria regionale della Sicilia, e la chiesa di Santa Maria della Catena (XVI secolo), ambedue in forme prevalentemente gotico-catalane; la grandiosa fontana Pretoria (1555).
L'aspetto architettonico dominante a Palermo è tuttavia il barocco, fiorito durante il periodo spagnolo con pregevoli chiese e palazzi. Un barocco costituito anche di decorazioni interne, spesso eseguite da Giacomo Serpotta (1656-1732), cui si devono fra l'altro quelle dei tre oratori del rosario di San Domenico, di Santa Zita e di San Lorenzo. La Galleria regionale della Sicilia espone il noto affresco del Trionfo della Morte (XV secolo), la Vergine Annunziata di Antonello da Messina (1473), il busto di Eleonora d'Aragona, capolavoro di Francesco Laurana (1471), e sculture del palermitano Antonello Gagini (1478-1536); il Museo regionale archeologico conserva le metope dei templi di Selinunte (VI-V secolo a.C.) e l'efebo bronzeo greco detto "di Selinunte" (V secolo a.C.); da citare inoltre il Museo etnografico siciliano Giuseppe Pitrè e il Museo Internazionale delle Marionette.
Notevoli sono i giardini, che ospitano specie tropicali e rare: dalla Villa Bonanno, alla Villa Giulia o Flora, adiacente all'Orto Botanico, e al grande parco della Favorita presso il monte Pellegrino, con la Palazzina Cinese del 1799; da segnalare anche il Teatro Massimo (1875-1897) e il caratteristico antico mercato della Vuccirìa. 

Ragusa

 sorge a circa 500 m. sul versante meridionale dei monti Iblei e si allunga fra i profondi valloni dei torrenti San Leonardo e Santa Domenica, affluenti del vicino fiume Irminio.
Il primo nucleo della città si deve ai siculi, i quali, quando i greci colonizzarono la zona costiera, si ritirarono in questo territorio impervio, dando all'insediamento il nome di Ibla Heraia e facendone il proprio baluardo. Conquistata dai cartaginesi e in seguito dai romani, divenne un importante centro economico e politico sotto la dominaziona bizantina e araba; ricevette l'impronta medievale che conserva tuttora dai normanni (fra l'XI e il XII secolo) e in seguito soprattutto dai Chiaramonte. Nel 1693, dopo il terremoto che distrusse l'antica Ibla, fu fondata, da parte della nuova nobiltà agricola, Ragusa; posta su un rilievo adiacente alla città, fu edificata con il tipico impianto urbanistico barocco, caratterizzato da una griglia regolare di strade principali, che nel Settecento giunse all'attuale via Leggio. Ibla, invece, fu ricostruita sul suo sito originario dall'antica nobiltà feudale, più lentamente, con una notevole impronta architettonica barocca impressa da Rosario Gagliardi sul tracciato tortuoso delle stradine medievali.

Itinerari Culturali
Le due parti della città, che dal 1865 al 1926 furono comuni separati, sono raccordate da una stretta sella, dove sorge la piazza della Repubblica, verso la quale scendono da Ragusa superiore in direzione di Ibla (Ragusa inferiore) il tortuoso corso Mazzini e una scalinata di oltre trecento gradini.
Notevoli sono, a Ibla, il duomo di San Giorgio in stile barocco, opera del Gagliardi e terminato nel 1775, alla sommità di una scenografica scalinata, con torre centrale e cupola del 1820, e la chiesa di San Giuseppe, del 1590, con facciata barocca e interno a pianta ellittica; a Ragusa superiore, sono pregevoli la Cattedrale (1706-1760), costruita sopra una vasta terrazza, e il Museo archeologico Ibleo, che espone, provenienti dal territorio, reperti che vanno dalla preistoria al periodo tardo-romano.

Siracusa

 è situata nella parte sud-orientale dell'isola, sul mar Ionio. Si estende in parte sulla piccola isola dell'Ortigia, che separa le insenature del Porto Grande e del Porto Piccolo, ed è collegata con la terraferma tramite un ponte.
Il primo nucleo della città fu fondato nel 734 a.C. da coloni corinzi che occuparono l'Ortigia. In seguito l'antica Syrakousai si trasformò rapidamente in un emporio commerciale, dando vita al quartiere Arcadina sulla terraferma e a tre sub-colonie, e diventando così una delle maggiori città della Sicilia. Venne governata da una serie di tiranni, che la arricchirono sviluppandone i commerci e costruendo imponenti edifici: Gelone nel 480 a.C. la condusse alla vittoria contro i cartaginesi e Gerone I, nel 474 a.C., contro gli etruschi. La città venne fortificata da Dionisio I intorno al 400 a.C., il quale, dopo l'assedio ateniese respinto nel 413 a.C., fece circondare con un'unica cinta di mura i vari settori. Siracusa, infatti, si era sviluppata in quattro quartieri: oltre all'isola e all'Arcadina, la Tyche e la Neàpolis, che ospitavano i grandi monumenti; insieme a un'area difensiva a nord, l'Epípolis, questi quattro quartieri formavano la cosiddetta pentàpoli. Nel V secolo la città ospitò grandi poeti greci come Pindaro ed Eschilo, e nel 287 a.C. diede i natali al matematico e fisico Archimede, le cui geniali costruzioni difensive non riuscirono tuttavia a salvarla nel 212 a.C. dalla capitolazione nei confronti dei romani.
Colonia sotto Augusto, Siracusa decadde progressivamente e subì le invasioni barbariche; quindi fu dominata da bizantini, arabi, normanni, svevi, angioini, aragonesi, spagnoli e infine dai sovrani borbonici: oltre un millennio durante il quale si alternarono periodi di arresto evolutivo e di attiva ripresa. Dopo il grande terremoto del 1693, la città venne in parte ricostruita secondo i canoni dell'architettura barocca.

Itinerari Culturali
La Siracusa d'oggi, che nel 1943 fu porto di sbarco degli Alleati e venne gravemente danneggiata dalle operazioni belliche del conflitto mondiale, conserva, nell'isoletta dell'Ortigia, il suo centro storico, nel quale le vie aperte successivamente hanno solo in parte celato la minuta tessitura urbanistica medievale di origine araba, e dove si trovano, fra tracce sparse di varie epoche, notevoli monumenti, quali i resti del tempio di Apollo (VII-VI secolo a.C.), forse il più antico tempio dorico della Sicilia; il Duomo, costruito nel VII secolo inglobando il tempio greco di Atena, più volte rimaneggiato e con la facciata barocca risalente agli anni 1728-1754; il Castello Maniace, voluto da Federico II di Svevia nel 1239. Nel palazzo Bellomo, di impianto svevo con elementi gotico-catalani, è ospitata la Galleria Nazionale, che espone "L'Annunciazione" di Antonello da Messina e il "Seppellimento di Santa Lucia" del Caravaggio.
Da citare la via della Maestranza, antica strada medievale oggi d'aspetto barocco, e via Vittorio Veneto, risalente al periodo spagnolo; la fonte Aretusa, presso il lungomare che guarda il Porto Grande, ornata da papiri, legata al mito della ninfa mutata in fonte da Artemide; la fonte Ciane, a 7 km. dal centro verso sud-ovest, che ricorda un analogo mito, in un'area ricca di papiri, oggi Riserva naturale protetta. Sulla terraferma, sull'area degli antichi quartieri della Tyche e dell'Arcadina, si estendono la città moderna e il Parco Archeologico della Neàpoli, cinto in parte dal panoramico viale Rizzo. All'interno vi si trovano fra l'altro: il grandioso Teatro greco (V-III secolo a.C.), scavato nella roccia del colle Temenite, dove nel 476 a.C. vi fu rappresentata la tragedia "Le Etnee di Eschilo" e dove tuttora si tengono suggestive rappresentazioni classiche; l'Ara di Gerone II, tagliata nel calcare e dalle gigantesche proporzioni (23x180 m.); l'anfiteatro romano del III-IV secolo d.C., in parte scavato nella roccia, lungo 140 m.; la Latomia del Paradiso, antica cava di pietra calcarea profonda fino a 45 m. e densa di vegetazione, nella quale si trovano il celebre Orecchio di Dioniso, stretto intaglio che amplifica i suoni e che, secondo la leggenda, serviva al tiranno per ascoltare le parole dei prigionieri ivi rinchiusi, e l'ampia Grotta dei Cordari, con volta e pilastri di roccia conservati, che fu occupata da botteghe di artigiani; la latomia di Santa Venera, sistemata a giardino; la Necropoli dei Grotticelli e la via dei Sepolcri, con tombe scavate nella roccia nelle successive epoche greca, romana e bizantina.
Di grande interesse sono inoltre le catacombe di San Giovanni (IV-V secolo), un sistema di gallerie con migliaia di loculi. Il ricchissimo Museo archeologico, istituito nel 1988, ospita le sezioni di preistoria, di protostoria, del periodo greco (pregevole è una Venere anadiomene, del II secolo a.C.), di quello delle sub-colonie e dei centri indigeni ellenizzati e, non ancora ordinate, di quello ellenistico e romano. Non lontano, si innalza il moderno e grande Santuario della Madonna delle Lacrime; più a sud, sono visibili i resti del Ginnasio romano, complesso forse del I secolo d.C. A circa 8 km. verso nord-ovest sorge infine la fortezza greca chiamata Castello Eurialo (402-397 a.C.), magnifica opera di difesa costruita durante le guerre contro i cartaginesi, situato nel punto più alto dell'altopiano dell'Epìpoli.

Trapani

è situata all'estremità nord-occidentale dell'isola; la parte antica sorge su una stretta penisola, mentre la nuova si sviluppa nella piana che si estende ai piedi del monte di Erice.
Originariamente villaggio dei sicani chiamato Dràpano (Drépanon dai greci), divenne importante scalo marittimo e base navale cartaginese. Conquistata dai romani nel 241 a.C., declinò lentamente per vari secoli, fino alla ripresa commerciale sotto le dominazioni araba (dal IX secolo) e normanna (dal 1077), cui seguì la notevole attività costruttiva aragonese, dalla fine del secolo XIII. Fortificata nel Cinquecento da Carlo V di Spagna, continuò ad arricchirsi, in particolare per il commercio del sale. Passata nel XVIII secolo ai Borbone, fu tra le prime città siciliane a ribellarsi al loro governo, nel 1848.

Itinerari Culturali
Nella città odierna si riconosce facilmente il nucleo di origine altomedievale araba, dal tipico dedalo di stradette e vicoli ciechi, che sorge nella parte centrale della piccola penisola. Lo affianca a ovest, fino all'estremità peninsulare, la parte, di estensione limitata, sviluppatasi nei secoli XIV-XV, e a est l'espansione ottocentesca lungo via Fardella, con strade rettilinee e ortogonali fra loro. Nel centro storico sono molti gli edifici settecenteschi.
Fra i monumenti più notevoli si notano il Santuario dell'Annunziata, con facciata trecentesca, campanile barocco e interno rifatto nel 1760 (con la cappella dei Marinai, del Cinquecento, e la Madonna di Trapani, trecentesca, di Nino Pisano o seguaci); il Palazzo della Giudecca, del primo Cinquecento, con vari elementi catalani; la chiesa di Santa Maria del Gesù, dalla facciata gotico-rinascimentale, con una terracotta di Andrea della Robbia; la Cattedrale, del 1635, con facciata del 1740. Il Museo regionale Pepoli espone fra l'altro una scultura di Antonello Gagini (1522), una tela di Tiziano, opere d'arte minore e reperti archeologici dal territorio; nella torre di Ligny, eretta nel 1671, ha sede il Museo della preistoria; la Biblioteca Fardelliana conserva codici miniati del XIV-XV secolo e pregevoli incisioni. Il venerdì santo si svolge la tradizionale processione dei Misteri (grandi gruppi lignei settecenteschi).
Importante è l'attività turistica, fra l'altro nei centri archeologici di Selinunte e Segesta; da segnalare anche la città di Castelvetrano. Numerose sono le località balneari.

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