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Nel 1862 in Francia, nel bel mezzo dello
slancio economico e dell'esaltazione delle conquiste
dell'industria, che caratterizzavano il II impero, quello di
Napoleone III, fu pubblicato un ponderoso romanzo che entusiasmò e
commosse legioni di lettori. Era intitolato:" I miserabili" , e il
titolo contrastava nettamente con l'atmosfera generale del paese.
Chi erano dunque i « Miserabili»? Coloro che vivevano ai margini
della società, prodotti da essa stessa, a causa delle profonde
ingiustizie e dell'insensibilità di chi ha per meta soltanto il
benessere materiale; costretti a dilaniarsi fra di loro e
duramente respinti, nel caso che tentassero di risollevarsi.
Protagonista del romanzo: un ex forzato che tenta di redimersi,
perseguitato a causa dell'antica colpa, e moltissimi personaggi di
una « specie» del tutto nuova per la letteratura, che fino a quel
momento aveva ignorato e non ritenuti degni di considerazione «
gli ultimi» della società.

Fra tutti, alcune figure di bambini, vittime
del mondo « miserabile»: Gavroche, il monello che muore sulle
barricate di Parigi; Cosetta, straziante immagine di Cenerentola
in un mondo senza fate. Nella prefazione al romanzo l'autore
dichiarava: « Fino a quando i problemi del secolo XIX,
l'abbrutimento dell'uomo per colpa della miseria, l'avvilimento
della donna e la stentata crescita del fanciullo non saranno
risolti, i libri di questo genere non saranno inutili ». Chi era
l'autore de I miserabili?

Era il figlio del conte Hugo, ufficiale
dell'esercito di Napoleone I, che, venuto in Italia col fratello
dell'imperatore Giuseppe nominato re di Napoli, aveva distrutto la
banda di Fra' Diavolo e per questo era stato promosso generale. Il
figlio Victor era nato nel 1802. A 17 anni già fondava un giornale
letterario, a 20 si affermava come poeta. Ma diventò famoso
quando, nel 1830, si rappresentò un suo dramma, l'Ernani. Quest'opera
era composta in modo da rompere violentemente la tradizione delle
regole del dramma classico, le tre famose unità (di tempo, di
azione e di spazio), che risalivano ad Aristotele ed a cui in
Francia ci si atteneva scrupolosamente dal 1600. La
rappresentazione scatenò la disapprovazione dei « classicisti » e
l'entusiasmo più acceso di
quanti volevano un'arte svincolata dagli schemi pressati, in cui
dominasse il sentimento e la fantasia. L'avvenimento fece epoca e
proprio la data di quella rappresentazione segnò nella storia
della letteratura l'inizio del movimento «romantico» in Francia.
Da quel momento l'attività di Victor
Hugo non ebbe soste. Pubblicò altri drammi (ricordiamo Il re si
diverte, che fornì l'argomento a Giuseppe Verdi per l'opera
musicale Rigoletto; romanzi (Nostra Signora di Parigi) e poesie.
La rivoluzione del
1848 lo vide orientato verso la democrazia, alla quale lo
spingevano la tradizione familiare e l'anima generosa.

Quando vi fu il colpo di stato con
cui il presidente della repubblica Napoleone (nipote del grande)
diventò imperatore, andò in esilio e vi restò 18 anni. Tornò alla
caduta di Napoleone III, nel 1870, e fu deputato
all'assemblea nazionale. Victor Hugo era divenuto simbolo di
libertà per tutti i popoli, di solidarietà ed amore per tutti gli
oppressi.
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