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Fu il grande genio di Antonio Vivaldi a portare il concerto strumentale alle più alte vette. "Concerto" significava originariamente "insieme di più strumenti". Si distingueva il "concertino", formato da pochi elementi particolarmente esperti, e il "concerto grosso", nel quale era implicata tutta l'orchestra. Quando la composizione era dedicata a un solo strumento, o fino a un massimo di tre, veniva chiamata "sonata".
 La ricerca instancabile e feconda di Vivaldi produsse una vastissima quantità di composizioni, dedicate a tutti i principali strumenti, salvo il clavicembalo, che al suo tempo era considerato adatto solo ad accompagnare il concerto, cioè a realizzare quel sostegno armonico che veniva chiamato "basso continuo". Noti a tutti sono ancor oggi i quattro concerti di Vivaldi intitolati Le quattro stagioni. Anche La notte, La caccia e La tempesta di mare creano una profonda suggestione. Le prime due raccolte che Vivaldi diede alle stampe dal titolo L'estro armonico, 1712, e Il cimento dell'armonia e dell'invenzione, dove per "invenzione" si intende "melodia",   ciascuna comprendente 12 concerti, s'imposero all'attenzione di tutti i pubblici europei e furono studiate dai più grandi compositori del tempo, compreso Bach. Nonostante i segni di decadenza politica, Venezia era ancora una città ricca e capricciosa. Con tutti i suoi teatri e la festa collettiva del carnevale, che durava settimane, esigeva e consumava sempre nuova musica. Compositori di altissimo talento come Tommaso Albinoni e Benedetto Marcello, e più ancora Vivaldi, erano costantemente all'opera per fornire fresche partiture. Le famiglie più facoltose, nei loro palazzi sul Canal Grande o nelle ville di terraferma, organizzavano feste grandiose cui partecipavano i principi di tutte le case reali d'Europa. E per la musica andavano pazzi. I Grimani, per esempio, assumevano soltanto domestici che sapessero suonare o cantare. Tuttavia Vivaldi compose la maggior parte delle sue opere per le "putte della Pietà", le ragazze di un "conservatorio" femminile veneziano, ossia uno di quegli istituti dove si accoglievano e si assistevano giovani poveri, orfani o emarginati educandoli alla musica. Sotto la guida del grande maestro, quelle anonime artiste studiavano con passione e ogni domenica davano un concerto pubblico, protette e nascoste dietro una grata, com'era la regola, forse perché alcune erano deformi.
La vena inventiva di Vivaldi sembra inesauribile e le sue melodie catturano immediatamente perché sono spontanee, vitali, e scorrono con grande naturalezza. I suoi "allegri" sono pieni di colore, di energia, mentre gli "adagi" portano la mente in uno stato di sogno pieno d'incanto. Impresario di se stesso, Vivaldi fece molti viaggi, a Praga, a Vienna, ad Amsterdam, sia per dirigere le sue opere sia per far stampare le sue partiture. A Trieste ebbe un incontro con l'imperatore Carlo VI d'Asburgo, e le loro chiacchierate musicali durarono quindici giorni.
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