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Ad Atene nacque il primo uomo che
scolpì la pietra, che cesellò i metalli, che insegnò le
leggi dell'architettura. Si chiamava Dedalo e fu veramente un
artista incomparabile ed un ingegno complesso e meraviglioso. Dedalo
fabbricava statue così belle e modellate con tanta perfezione da
sembrare animate di vita,

cesellava i troni degli dei e i
treppiedi preziosi per i templi divini, costruiva palazzi fantastici
e sapeva in ogni circostanza ideare nuove geniali opere d'arte.Un
suo nipote, Talo, rassomigliava, per ingegno a lui : aveva trovato
un giorno nella campagna una mascella di serpente ed aveva avuto
l'idea di servirsene per segare un ramo d'albero.

Il risultato fu così brillante, che
Talo, pensò di tagliare nel ferro una serie di denti e di adoperarlo
per segare i tronchi. Aveva così inventato la sega.Dedalo capì
subito che il nipote aveva veramente un grande talento e, temendo di
essere in seguito eclissato da lui, lo condusse una mattina
sull'alta Acropoli e, a tradimento lo gettò nel vuoto.

Ebbe un bel dichiarare
poi davanti all'Areopago che era accaduta una disgrazia: non gli
credettero e, per punizione, fu mandato a Creta in
esilio. Qui Minosse, re di Creta,
aveva una figlia ancora bambina, a cui, come a tutti i ragazzi,
piacevano i balocchi. Dedalo, appena giunto alla corte del re, per
ingraziarsi la principessa, le costruì il meraviglioso giocattolo
animato che ora vi descrivo.Scolpite nel marmo più puro, alcune
fanciulle danzavano in cerchio insieme con molti fanciulli che
tenevano per mano.
Le
fanciulle erano incoronate di viole e vestite di tuniche lievi come
nuvole;i giovanetti tenevano sopra le corte tuniche di porpora,
piccole spade d'oro sospese a cinture d'argento. A volte essi
ballavano in tondo in rapidi giri di danza, a volte rompevano il
cerchio e descrivevano graziose figurazioni, mentre nel mezzo, due
danzatrici più abili componevano deliziosi balletti. La
principessina rimase attonita e felice dinanzi a quel dono, e il re
Minosse prese al suo servizio l'artista. Poiché a quel tempo il
paese era devastato da un mostro mezzo uomo e mezzo toro, Minosse
incaricò Dedalo di costruire un palazzo sotterraneo in cui
rinchiudere lo spaventoso animale. Così l'architetto abilissimo
costruì il famoso Labirinto.
Ma
purtroppo il mostro venne sconfitto da Teseo e, Minosse quando venne
a saperlo, montò su tutte le furie e incolpò Dedalo dell'accaduto.Per
punirlo il re, rinchiuse l'architetto e suo figlio Icaro nello
stesso Labirinto. Dedalo, che non poteva sopportare a lungo l'odiosa
prigionia, volle tentare a qualunque costo, l'evasione. L'unica via
libera era quella dell'aria. Perciò Dedalo costruì per sé e per suo
figlio due paia d'ali tessute di piume leggere; le attaccò con cera
alle spalle e alle braccia di Icaro e se le fissò anch'egli al
dorso, poi attese che i servi dormissero e rivoltosi al figliolo gli
disse:"Seguimi Icaro" raccomandò al figlio. "E non temere nulla:
abbi soltanto cura di restare presso di me come un uccellino appena
uscito dal nido. Non ti lasciar tentare dall'altezza: il fuoco del
Sole brucerebbe le tue ali, e non scendere troppo in basso, ché
l'umidità le appesantirebbe. "Ti obbedirò padre" rispose Icaro.
Fiducioso Dedalo si lanciò nello spazio, mentre Icaro lo seguiva.

Sotto si stendevano azzurre e calme
le acque dell'Egeo e vi si specchiava sfolgorante, il Sole.
Passavano i due uomini alati, Dedalo e Icaro, sul mare, e gli
uccelli fuggivano spaventati. Costeggiavano le isole e i pastori
alzavano gli occhi stupiti credendo a visioni fantastiche, mentre i
contadini gridavano:" Sono Numi scesi dall'Olimpo, volano con ali di
piume verso il Sole!". Icaro udiva quei gridi di stupore e si
sentiva inorgoglire sempre di più. Gli pareva quasi di essere una
divinità, così alto nello spazio, così libero e veloce fra le
nuvole. Doveva essere anche più bello avvicinarsi al cielo,
attraversare le eccelse vie dove le stelle serene e i mondi si
inseguono eternamente. Tentare un volo audace vicino al Sole, per
guardare da presso l'immenso Astro luminoso!. Icaro quasi senza
accorgersene, trascinato dal suo stesso desiderio,si allontanò a
poco a poco dalla scia tracciatagli dal padre che lo precedeva. E si
portò in rapida ascesa, verso la regione alta del firmamento; ma il
calore ardente del Sole rammollì presto la cera profumata che faceva
aderire alle sue spalle le ali, sciolse le piume dell'armatura che
le teneva insieme e le fece precipitare nelle onde sottostanti.
Icaro cercò invano di rimanere sospeso nell'aria
battendo affannosamente le braccia. Cadde nel mare e la schiuma lo
ricoprì.
Da allora quel mare si chiamò Mare
Icario.

Dedalo, accortosi tardi
dell'imprudenza di Icaro, non poté far nulla per evitare la tragica
morte del figliolo nell'Oceano e dovette proseguire il volo, finché
arrivò a Cuma. Qui costruì un tempio magnifico dedicato ad Apollo e
vi consacrò le sue ali prodigiose. Ma l'angoscia per la morte
tragica di Icaro era così immensa, che Dedalo non trovò altra
consolazione che mettersi a scolpire sulle porte del tempio tutta la
storia di Minosse e della sua discendenza.
Il
cesello magnifico creò una fantastica, mirabile opera d'arte. Ma
quando il povero padre giunse a scolpire l'episodio della sua fuga
dal Labirinto e la morte di Icaro, le mani gli tremarono di
commozione, il bulino gli cadde a terra, e l'opera rimase incompiuta
a quel punto.
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