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Venere, la Dea della luce, della
bellezza e dell'amore, nacque in un'alba di primavera nel mare
argentato di Cipro. Dallo Zefiro gentile la conchiglia ove giaceva
la Dea era stata portata sulla riva. Qui, la valva opalescente si
era dischiusa e ne era balzata fuori, meravigliosa di freschezza e
di grazia la Dea.

Mentre,avvolta da veli vaporosi, ella si avviava lungo la spiaggia,
i fiori nascevano sotto i suoi piedi e accorrevano le Ore dalle ali
di farfalla. Esse le asciugavano il corpo rorido, le posavano sul
capo una scintillante corona d'oro e le cingevano le bianche braccia
con monili preziosi. Giove intanto mandava dal Cielo un carro tirato
da bianche colombe e in quel cocchio Venere apparve agli Dei riuniti
sull'Olimpo ad attenderla. Un saluto trionfale accolse la nuova Dea
e tutti la elessero, unanimi, regina di bellezza.

Ma le altre due Dee, Giunone e Minerva, che fino allora avevano
tenuto lo scettro della bellezza sull'Olimpo, sentirono una punta di
invidia a quelle ovazioni entusiaste.E ne approfittò la livida
Discordia per eccitare gli animi al rancore e gettare inosservata
per terra un pomo di massiccio oro, dove era scritto "Alla più
bella". Giunone subito lo raccolse, Minerva glielo strappò di mano,
Venere reclamò per sé la mela scintillante. Giove per mettere fine
al litigio disse alle tre Dee: "Scendete tutte e tre sul monte Ida e
chiedete il giudizio del principe Paride che sta guardando pascere i
suoi armenti sulla prateria. Egli deciderà quale di voi sia la più
bella!".Le
Dee obbedirono e,scese sulla montagna, dissero al bel principe
pastore: "A chi di noi daresti tu il pomo destinato alla Dea più
bella?" Paride rimase a lungo stupito davanti a quelle sfolgoranti
bellezze e veramente non sapeva neppure lui quale scegliere.

Ma
infine, mentre le divinità attendevano intrepide il suo giudizio,si
accostò a Venere e le diede il pomo,dicendo: "A te Venere,il pomo
della bellezza". E così da allora la Dea nata dalla schiuma candida
delle acque di Cipro restò incontrastata regina di grazia e di amore
nell'Olimpo e il suo irresistibile sorriso assoggettò il Cielo e la
Terra.
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