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Erano troppo cattivi e superbi gli
uomini da qualche tempo. Giove, il possente nume che governava il
Cielo e la Terra ne era proprio stanco."Bisogna punirli" si disse.
E, chiamato presso il suo trono il fabbro Vulcano gli comandò di
fabbricargli una donna. "Fabbricare una donna!!! Ma non é la stessa
cosa che cesellare lo scudo di Minerva o sbalzare l'armatura di
Marte!" gli disse. "Obbedisci!!" ripeté Giove, severo. "Ho bisogno
di castigare gli uomini che stanno diventando veramente malvagi!" E
Vulcano obbediente se ne tornò alle sue fucine e cominciò a
costruire la donna.

Con le braccia vigorose, la modellò in argilla dal capo alle
piante, la fece disseccare, le plasmò con dita sapienti un volto
soave, la colorò di tenero rosa e le diede come anima una scintilla
del fuoco divino che ardeva nei forni immensi dell'Olimpo. Allora la
donna aprì gli occhi, sorrise e le sue membra si mossero con grazia;
era in tutto simile alle bellissime Dee. Accorse Minerva ad
ammirarla e le donò una cintura di perle e un abito ricchissimo di
porpora e gemme; le Grazie le adornarono il petto e le braccia di
gioielli scintillanti; Venere, la dolce dea dal sorriso adorabile,
sparse sulla testa della fortunata ragazza tutte le più
squisite grazie femminili, mentre le Ore dalle lunghe trecce dorate
inghirlandavano la donna appena creata con serti di rose vellutate e
profumate. Anche Giove volle offrire il suo dono alla bellissima
mortale, prima di mandarla fra gli uomini."Io ti metto nome Pandora
" disse Giove. "E il tuo nome vuol dire la donna "di tutti i doni" e
a quelli che hai ricevuto ora, aggiungo il mio. Eccolo, tu porterai
questo vaso con te, quando andrai sulla terra. Esso contiene tutti i
mali che possono far piangere, soffrire, rovinare gli
uomini. Guardati dunque dall'aprirlo, essi sfuggirebbero tutti per
il mondo; mentre invece chiusi lì dentro, rimarranno imprigionati in
eterno e non potranno nuocere a nessuno". La donna accolse grata il
dono del nume e su di un cocchio a forma di cigno, scese sulla Terra
ove il Fato aveva stabilito che dovesse diventare la sposa di un
re. Ma la curiosità, a poco a poco, prese a roderle il pensiero: che
cosa dunque conteneva il prezioso vaso intarsiato donatole da Giove?
Tutti i mali aveva detto il nume? Ma come erano fatti? Quali erano?
E se avesse aperto appena un pochino il coperchio e avesse curiosato
con precauzione da uno spiraglio?

Piano piano la donna sollevò il coperchio, ficcò il viso nella breve
fessura, ma dovette staccarsene subito inorridita. Un fumo denso,
nero e acre usciva a folate enormi dal vaso e mille fantasmi
orribili si delineavano in quelle tenebre paurose che invadevano il
mondo e oscuravano il sole. C'erano tutte le malattie e tutti i
dolori e tutte le brutture e tutti i vizi. E, tutti rapidi,
inafferrabili, violenti, uscivano dal vaso irrompendo nelle case
tranquille degli uomini. Invano Pandora, cercava affannosamente di
chiudere il vaso, di trattenere i Mali e di rimediare al disastro.
Il Fato inesorabile si compiva e da quel giorno la vita degli uomini
fu desolata da tutte le sventure scatenate da Giove. Quando
tutto il fumo denso fu svaporato nell'aria e il vaso parve vuoto,
Pandora guardò nell'interno: c'era ancora un grazioso uccellino
azzurro; era la Speranza, l'unico bene rimasto ai mortali a conforto
delle loro sventure.

Giove aveva punito gli uomini con la curiosità rovinosa di Pandora,
aveva voluto che i Mali fossero liberi di causar loro infiniti
castighi, ma aveva anche donato alla vita travagliata che egli
stesso aveva imposto all'umanità, un dolce azzurro conforto:la
Speranza che non abbandona nessuno.
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