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Il
problema dell'anoressia appare sempre più drammatico, in una società
che propone modelli e immagini pubblicitarie che inneggiano ad un
concetto di forma fisica spesso distorto, che induce milioni di
ragazzi e ragazze a dichiarare guerra al cibo. In questo senso fa
molto piacere sentir dire, come è capitato di recente, che si
vogliano vietare o almeno boicottare le sfilate di moda con
protagoniste eccessivamente magre. Rifletti sugli aspetti
dell'emergenza anoressia,che colpisce duramente le società
occidentali.

La proposta di smetterla con le
sfilate che hanno per oggetto le cosiddette ragazze grissino, ovvero
quelle "spilungone" magrissime che, più che mettere in mostra il
loro corpo (oltre agli abiti), esibiscono letteralmente le ossa e le
sporgenze, è giunta da parte di quattro consigliere regionali
lombarde: Silvia Ferretto, Elisabetta Fatuzzo, Antonella Maiolo ed
Erika Rivolta, le quali hanno, oltretutto, presentato un progetto di
legge per affrontare, e sperare di risolvere le disfunzioni del
comportamento alimentare. "È una vera e propria emergenza sociale",
hanno asserito le quattro donne convinte. "Se gli stilisti proprio
non vogliono capire quanto dannose e deleterie siano, per le
ragazzine che fungono da spettatrici, le immagini delle modelle
esageratamente magre, allora, è forse il caso di boicottare quelle
sfilate", hanno ripetuto. Già. E non è certo la prima volta che un
problema del genere, così urgente e coinvolgente, viene
affrontato...
Ci sono stati più volte dibattiti - radiofonici, televisivi -
interviste, polemiche, ecc. ecc. Ma, alla fine, nulla è stato mosso.
Le modelle, in fondo, per essere e restare smilze oltre misura,
vengono pagate. Fa parte del loro contratto di lavoro non poter
ingrassare. Ma gli stilisti, allora, perché venerano così tanto un
fisico "pelle e ossa"?
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Lo fanno anche loro per esigenze
legate al denaro, nella convinzione (piuttosto radicata in società
come la nostra) che una "ragazza fuscello", riesca a pubblicizzare
meglio il "prodotto" e, quindi, ad accrescere le vendite. Quel che
ci si chiede è: come fa ad essere considerata "buona immagine" una
foto che ritrae una donna dal corpo tanto ossuto? E, soprattutto,
non si pensa alle conseguenze negative che questi "cattivi esempi"
provocano? No, ci dispiace dirlo, ma la risposta è no. Per gli
stilisti, i promotori e gli organizzatori delle sfilate, questa è
una questione affatto degna di nota, che può tranquillamente essere
sottovalutata. A loro interessano le vendite, i guadagni, il
successo riscosso dai loro capi, il plauso del pubblico. Il numero
delle ragazze che ogni anno sfiorano o vanno direttamente ad
incontrarsi con una morte assurda e precoce, per loro è pressoché
insignificante. Perché queste sono, in fondo, altre storie. Storie
che
hanno per oggetto l'animo turbolento e scosso delle adolescenti, la
personalità non ancora ben definita di queste teenager che si
lasciano facilmente influenzare dalla pubblicità, dalle foto, dall'
apparenza. E che, purtroppo, non si limitano a guardare quelle loro
coetanee dal fisico così straordinariamente longilineo, ma. ..
ahimè, si fanno prendere e invadere dalla smania insormontabile di
imitarle.

Recenti sondaggi lo dimostrano e,
d'altronde, le statistiche non mentono: la percentuale di donne e
ragazze anoressiche è aumentata negli ultimi tempi e si parla di
circa ottomila casi in più ogni anno, per un totale di circa 450.000
anoressiche solo in Italia. E le più colpite da disturbi dell'
alimentazione, quali anoressia o bulimia, sono proprio le donne
comprese in una fascia d'età che va dai quindici ai venticinque
anni. È il periodo - quello dell'adolescenza- più critico in
assoluto; quello in cui si innesca con se stessi una rete di
conflitti e contrasti naturali; è la fase delle scelte da voler fare
a tutti i costi con la convinzione di essere, ormai, maturi, grandi.
E sappiamo bene che se una ragazzina ci si mette di proposito, non
soltanto riesce ad evitare il cibo come fosse veleno, ma
addirittura, sa portarsi con estrema tenacia fin sull' orlo del
baratro. È questo il punto base delle adolescenti: la
determinazione, la forza di volontà. E, alla base di un male
psicologico e deleterio quale l'anoressia, c'è proprio questo grande
motore: la volontà, il non lasciarsi scalfire neppure dagli input
contrari che possono provenire dal proprio cervello. Considerata a
pieno titolo solo di recente una malattia psicofisica, l'anoressia
ha, in effetti cause e conseguenze che non sono affatto da
sottovalutare. La sua complessità e l'importanza di poterla curare
per far sì che si estingua, sono sempre da rapportare all'aspetto
psicologico della "paziente" .

Nel 99% dei casi, spiegano infatti
gli esperti del settore, una ragazza che ha un cattivo rapporto col
cibo, soffre di altri gravi disturbi della psiche: insicurezza,
mancanza della stima di sé, a cui possono aggiungersi prese in giro
da parte dei coetanei o situazioni familiari affatto lineari e
limpide, come ad esempio genitori che pretendono dai figli la
perfezione ad ogni costo, oppure che vivono con essi continui
conflitti e litigi. Naturalmente, se una ragazzina risente di
problemi e tensioni a livello familiare è molto più portata ad
imboccare strade errate e a distorcere il proprio rapporto col cibo.
Per tutti questi motivi, per curare l' anoressia non è sufficiente,
mai o quasi mai, solo il "contributo" medico, ma urge soprattutto
quello di uno psicoterapeuta che coinvolga, nelle sue sedute, oltre
alla ragazza in questione, anche la famiglia della stessa.

Né, d'altra parte, servirebbe a nulla
costringere la paziente a riprendere a mangiare da sola se non si
capisce e non si esamina il problema di fondo. L'intento delle
quattro consigliere lombarde è proprio quello di dare vita ad una
struttura, un Osservatorio Regionale per diagnosticare e curare
questi oscuri mali, anoressie e bulimie, e capire perché il fenomeno
sembra non solo non subire arresti, ma espandersi a macchia d'olio.
È fondamentale, dicono le quattro donne anti-sfilate, "lanciare
messaggi mirati e realizzare notiziari periodici rivolti ai giovani
e alle famiglie" . Ed è ammirevole questo incontrastato impegno per
cercare di salvare vite umane, peraltro tanto giovani.
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