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LETTERA A BABBO NATALE
Nel paese, l' ufficio postale, tre
gradini, una panca.
A terra, una busta, sgualcita, pestata, bagnata.
Un bambino si china, l'afferra e, curioso, la apre e poi legge:
" Caro Babbo Natale, io lo so che son già'cresciutella ed indosso ho
il grembiule dei piatti, ma pensavo di chiederti un dono, un dono
soltanto che ho meritato, alla fine di un giorno passato tra
pentole, stracci e ginocchia sbucciate. Ti prego, è una cosa da
poco,
ma stanotte, provando a dormire, vorrei ancora indietro tornare
sognare sì, sognare, la casa di quando, bambina, mangiavo la
neve leggera, condita con mele e limone ed il pane con panna di
latte, ancor caldo di stalla; vorrei riveder il mio nonno, con
l'abito 'buono' da festa ed il grande orologio a catena, che magiche
note emanava; vorrei la mia mamma, serena, ma a volte con occhi
velati di pianto, che presto celava se io, nella camera, entravo; e
gli amici, compagni di burle bislacche, di sassi tirati ai
lampioni,di calci sferrati ai portoni, le fughe, i dispetti, le
eterne promesse di sempre, con dita incrociate.'lo giuro'; ripenso
alle sere di veglia, fra intrecci di paglia e di sogni, illusioni
perdute, bruciate col legno nel fuoco e alla gioia del vivere
insieme la vita, i racconti paurosi, le streghe, gli amori già nati,
gli amori finiti, le dolci castagne rubate; rivedo il micetto
impaurito,salire sul pero ed il cane, abbaiare, selvaggio;risento,
ancor caro suono, la radio di legno del babbo, con grossi pomelli e
canzoni 'gracchiate', e i pulcini, in ceste di paglia tra stracci,
vicini alla stufa ben viva, in attesa di crescere forti; Domenica, a
Messa, con scarpe lucenti ( un sol paio!) e un curioso cappello di
paglia, con l'elastico, che il volto cerchiava, a fermarlo. L'omino
del ghiaccio e il fioraio, con vecchi carretti malmessi e la tromba
del 'rusco' suonava,
tra il ridere e correre, sberleffi e moine, il 'gran puzzo',
passava. Ed or che son mamma, ripenso ai tesori perduti, che vorrei
i miei bimbi avessero,perché i sogni nessuno li ruba, perché i sogni
appartengono al cuore.
Veronica Balboni


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