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Lo
chiamano, con un brivido di paura, anche "Triangolo maledetto" o
"Triangolo del diavolo", ma è più famoso come "Triangolo delle
Bermude". Ogni suo lato misura circa 2.000 chilometri e racchiude
un' ampia zona di mare nell' Atlantico centrale fra Miami,
Portorico e le isole Bermude. Ma in realtà la sua influenza si
estende ben oltre, fino ad abbracciare tutti i Caraibi e il cuore
stesso dell' Atlantico. Qui i misteri abbondano: ci sono i
cosiddetti "buchi blu", pozze d'acqua profonde, perfettamente
circolari che sembrano spalancarsi come voragini senza fine nel
ventre del mare.

E c'è il
"lastricato di Bimini", una doppia fila di giganteschi blocchi di
pietra squadrata, che giace sommerso a poca profondità nei pressi
dell'isoletta con questo nome: secondo una leggenda sarebbe quanto
rimane delle ciclopiche mura di Atlantide. Ma il Triangolo delle
Bermude è più noto soprattutto per un' altra caratteristica: un
tempo vi si perdevano a decine i galeoni spagnoli che facevano
rotta verso le Antille con i loro carichi preziosi, oggi vi
scompaiono senza lasciar traccia navi e aerei di ogni tipo e
dimensione.

È quello che capitò nel
1840 al veliero francese Rosalie, ritrovato un bel giorno con le
vele alzate in posizione di navigazione, il carico intatto, ma
senza anima viva a bordo, tranne un canarino nella sua gabbia
disperato per la mancanza di cibo. Stessa sorte toccò al
brigantino americano Mary Celeste nel 1872, e in seguito
quello tedesco Freya nel 1902, quest'ultimo rinvenuto piegato su
un fianco e in parte disalberato e assolutamente deserto. Ma
l'episodio forse più straordinario e inquietante accadde nel 1881,
quando la nave da carico
Ellen Austin
scoprì un veliero che navigava a gonfie vele, il carico di mogano
al suo posto ma assurdamente privo di equipaggio. Il capitano vi
fece salire alcuni marinai perché manovrassero il veliero in modo
da mantenerlo affiancato, ma due giorni dopo, durante una
tempesta, le due navi si persero di vista.

Quando
la Ellen Austin riaccostò, anche il nuovo equipaggio era sparito.
Furono mandati a bordo altri uomini, ma il veliero si perse poco
dopo in un banco di nebbia sorto all'improvviso. E questa volta
per sempre. Certo forse molti di voi non crederanno a tutte queste
storie di navi fantasma, ma andate a raccontarlo ai marinai che
trovarono quei velieri che andavano alla deriva o a chi riferisce
con terrore di piovre giganti, di vortici marini, di radio che
tacciono, di nebbie improvvise, di strane luci verdastre e di
bussole impazzite. O a Cristoforo Colombo, che scrive sul suo
diario di bordo di aver avvistato una luce misteriosa costeggiando
le Bahamas... Forse la stessa luce che, qualche secolo dopo, un
pilota d'aereo americano descrive come una palla di fuoco dalla
"luminosità di cento soli che volteggiava in cielo salendo dal
mare verso lo spazio".

E
che dire dei velivoli precipitati o altrettanto misteriosamente
scomparsi in questa zona? È famosa la storia della squadriglia 19,
che nel 1945 si perse lanciando un ultimo, disperato messaggio. Ma
anche quella di un
DC3
con 40 persone a bordo
sparito a meno di 50 miglia dall' aeroporto di Miami dopo che il
pilota aveva tranquillamente segnalato di essere già in vista
delle luci della città! Per spiegare tanti misteri c'è chi ha
tirato in ballo Ufo "ed extraterrestri e chi potenti campi di
forza generati nel profondo dei buchi blu dagli abitanti di
Atlantide. In realtà di Ufo non se ne sono mai trovati e i buchi
blu non sono che grotte apertesi tanto tempo fa sulla terraferma e
poi finite sott' acqua a causa dell' innalzamento del livello del
mare.

E il
lastricato di Bimini è il risultato di una fratturazione, bizzarra
ma del tutto naturale, di un' antica spiaggia pietrificata. E, a
ben vedere, la sparizione di navi ed aerei non si è poi verificata
con maggior frequenza che altrove... Ma i vecchi marinai non si
fidano e, quando devono navigare nella zona, tengono le dita
incrociate e gli occhi ben aperti: non si sa mai!
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