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Il bambino deve godere di tutti i diritti enunciati in questa Dichiarazione. Tali diritti devono essere riconosciuti a tutti i bambini senza eccezioni, senza distinzioni o discriminazioni di razza, di' colore, di" sesso, di lingua, di religione" di opinione politica ,o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di censo, di nascita o di altra condizione relativa al bambino stesso o alla famiglia.
 Ma il Mondo tuonò
" Macché raffreddore, scuola e lagna d'altra sorta! Quel bimbo, lui sì capirà quello che importa! I grandi non hanno badato al segreto. Ho bisogno di lui per esser ascoltato?" E sorridendo aggiunse: " Scusatemi se é poco: e trovatemi Federoco". I consiglieri trovarono Federoco nella strada davanti a casa. Gli dissero del regalo del Mondo. Gli mostrarono il biglietto con il segreto e gli chiesero, con sguardi severi, se aveva capito bene. Federoco rispose: " Non ho capito nulla. Ma farò il Giro, lo farò tutto e forse alla fine...se non riesco, renderò tutto al Sonno e sarà come se non lo avessi fatto. Dimenticherò...". E si mise in cammino, lasciandosi alle spalle i volti preoccupati e seri dei consiglieri, stringendo nella mano destra, il bigliettino giallo e in quella sinistra un sacco vuoto.
 I pianeti che Federoco visitò, con buona pace del suo maestro, erano tantissimi, più di mille! E le età che Federoco visitò erano così diverse, così strane, fatte di storie mai raccontate dai libri. Alcuni pianeti erano: " Pianeta dei cieli rovesciati con bambini senza scarpe", " Pianeta dei pennelli che dipingono i discorsi dei bambini pittori", " Pianeta dei ma per i bambini con dubbi",... In ogni pianeta Federoco faceva amicizia con i bambini che incontrava, faceva merenda con loro, faceva loro domande, faceva un disegno dove scriveva: Pianeta Vatteallapesca i bambini così e cosà. Teneva gli occhi ben aperti e prima di andarsene si chinava e raccoglieva da terra qualcosa.... sempre, prima di andarsene, raccoglieva qualcosa e lo metteva nel suo sacco.. Il giro sembrava non finire mai, ma il sacco di Federoco non si era ancora riempito ed il biglietto giallo, dove era scritto il segreto dei bambini del mondo, continuava ad essere un segreto, stretto nella mano di Federoco.
Arrivato al millesimo pianeta, prima di ripartire, Federoco si chinò e raccolse da terra qualcosa. E si vide chiaramente che aveva raccolto un'ombra e l'aveva messa nel sacco. Fu in quel momento che il Mondo gli si fece innanzi e disse: " Ciao Federoco! Sei arrivato alla fine. Ora devi riportare sulla Terra il segreto, oppure restituire il Giro al Sonno e dimenticarlo per sempre!". Federoco ebbe una gran paura nel cuore e una grande confusione in testa. Era chiaro soltanto che non voleva dimenticare, non voleva perdere tutti gli amici di quel viaggio fantastico. Senza dire una parola vuotò il sacco ai piedi del Mondo. Il Mondo ora era lui a non capire. " Allora bambino nostro..?". Ai suoi piedi c'era una foresta di ombre sottili abbracciate. Insieme a Federoco la foresta sussurrava: " Signor Mondo ecco i tuoi bambini: siamo noi.
Ci hai voluti tutti speciali, nessuno di noi é identico ad un altro; tutti abbiamo sguardi diversi con cui starti a guardare. Ma le nostre ombre sono tutte uguali. Sono tutti alberi ugualmente vivi alti e belli di questa foresta, ognuno di noi é un tuo bambino: siamo tutti bambini del Mondo. Il Mondo sorrise. Il segreto era stato capito. Anche Federoco sorrise. Aveva capito un segreto. E non lo avrebbe restituito al Sonno.
Uguali o Diversi?
Sotto la grande quercia quel giorno c'era molta agitazione: un litigio era scoppiato fra il riccio ciò e la rana cra e tutti e due gridavano con tutto il loro fiato per sostenere la propria opinione: - Ti dico che sono diversi, tutti diversi tra loro,  gracidava la rana - ne ho visti tanti io.
E invece ti dico che sono uguali - sosteneva il riccio - osservo bene i loro piedi quando mi passano vicini, le loro mani quando mi sollevano da terra per guardarmi, le loro gambette sempre un po' graffiate quando giocano al pallone. I bambini sono tutti uguali. Diversi, cra. Uguali, ciò. Diversi. Visto che la lite non accennava a finire, qualcuno pensò che era opportuno chiamare un
arbitro. E arrivò il solito asino saggio, quello che
tutti gli animali ascoltavano.
Quando gli posero la questione scosse la testa perché anche lui aveva le idee confuse sull' argomento e propose subito di sentire ilparere degli interessati. - Chiamiamo i bambini - disse - e facciamoci dare da loro la risposta. Si mossero tutti per cercare i bambini. Quel giorno il sole splendeva e così non fu difficile trovarne un gruppetto che correva sul prato; più difficile fu convincerli a lasciare il gioco, per ascoltare le domande che riccio, rana e asino volevano fare loro.
Pierino fu il primo a rispondere: Ma certo che siamo diversi, non si vede? lo ho i : capelli biondi, lui neri e mia sorella li ha rossi; e poi ho un compagno con gli occhiali e uno tutto pieno di brufoli.  Siamo tutti diversi.  Però - aggiunse un altro - la mia mamma dice sempre che noi bambini siamo tutti uguali: quando giochiamo fuori ci sporchiamo dalla testa ai piedi, nessuno  vuole assaggiare la minestra di verdura, tutti ci incantiamo guardando la TV.  Lo ripete sempre che siamo proprio uguali.
E ha ragione la tua mamma - intervenne la più piccola che era però molto sveglia - noi bambini litighiamo perché vogliamo tutti le stesse cose. E ora vogliamo tornare tutti a giocare. Andiamo. Partirono di volata lasciando il riccio, la rana e rasino più perplessi di prima. Forse bisognerà chiedere alle mamme - riprese L'asino che non voleva darsi per vinto. E si avviarono verso il supermercato dove erano sicuri di trovarne tante. Eccone due che hanno già fatto la spesa, fermiamole. E fecero loro la domanda. Che discorsi - fece la prima - certo che sono diversi: il mio bambino, ad esempio, è il più bravo a scuola, il più alto, il più intelligente, il più furbo, il più allegro...
Basta per carità smettila - disse l'altra - scommetto che anche il tuo bambino quando ha mal di pancia vuole la mamma, che prima di andare a letto non vuole lavarsi i denti, che chiede sempre caramelle: i bambini sono tutti uguali. L'asino continuava a scuotere la testa: se neppure le mamme erano d'accordo voleva dire che il problema era proprio difficile da risolvere - Oppure non sono intelligente abbastanza - pensava triste

Si allontanò piano piano, non voleva darsi per vinto. Passò vicino ad una scuola  e mise il muso alla finestra per vedere dentro. Il maestro leggeva una storia e tanti bambini ascoltavano incantati; sembravano tutti diversi: c'era il solito biondino pieno di lentiggini, un grassottello con un faccione tondo tondo, una piccoletta dagli occhi particolarmente vispi, c'era una  bambina di colore con tutte le sue
treccine annodate e uno spilungone con gli occhiali.
L'asino drizzò i lunghi orecchi curioso di sentire quella storia che doveva essere così interessante. Il maestro raccontava di un piccolo principe che veniva da un altro pianeta  e che sulla terra aveva imparato una cosa molto bella:  Le cose importanti - leggeva il maestro - non si vedono solo con gli occhi ma  col cuore.  Il cuore - pensò l'asino - il cuore; come ho fatto a non  capirlo prima? Ecco cosa hanno di uguale tutti i bambini. Sono diversi ma uguali nel cuore. E per la gioia di aver capito emise un sonoro raglio.

Maestro - disse un bambino - la tua storia è così
bella che anche gli asini vengono a sentirla.
E mentre tutti ridevano l'asino tornò di corsa dalla rana
e dal riccio. Smettete la di litigare - disse - i bambini sono diversi ma hanno il cuore uguale; quindi sono uguali anche se sono diversi. Avete capito? Cra - disse la rana - ho capito: a me piace vederli diversi ma è anche bello sapere che dentro sono uguali. Ciò - disse il riccio - ho capito; a me sembrano uguali ma è bello sapere che sono anche diversi. Diversi e uguali nello stesso tempo: parola di asino!
 
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