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A Buchenwald nel corso della guerra
mondiale, come in altri campi di sterminio, vennero uccisi molti
bambini. Questa poesia li ricorda.
C'è un paio di scarpette rosse
numero ventiquattro
quasi nuove:
sulla suola interna si vede
ancora la marca di fabbrica
Schulze Monaco
c'è un paio di scarpette rosse
in cima a un mucchio
di scarpette infantili
a Buchenwald
più in là c'è un mucchio di riccioli biondi
di ciocche nere e castane
a Buchenwald
servivano a far coperte per i soldati
non si sprecava nulla
e i bimbi li spogliavano e li radevano
prima di spingerli nelle camere a gas
c'è un paio di scarpette rosse
di scarpette rosse per la domenica
a Buchenwald
erano di un bimbo di tre anni
forse di tre anni e mezzo
chi sa di che colore erano gli occhi
bruciati nei forni
ma il suo pianto
lo possiamo immaginare
si sa come piangono i bambini
anche i suoi piedini
li possiamo immaginare
scarpa numero ventiquattro
per l'eternità
perché i piedini dei bambini morti
non crescono
c'è un paio di scarpette rosse
a Buchenwald
quasi nuove
perché i piedini dei bambini morti
non consumano le suole...
JOYCE LUSSU

Dachau, Mauthausen Auschwitz, Chelmno,
Ravensbruck, Fossoli furono nomi uguali agli altri sulle carte e
sulle guide turistiche. In realtà, come accadde per migliaia di
città, villaggi e regioni dell'Europa nazista e fascista dal I933
al I945, essi nascosero un orribile segreto: campi di lavoro
forzato, di tortura e di morte nei quali scomparvero milioni di
esseri umani e tra essi bambini e ragazzi. Oppositori del nazismo
o del fascismo di ogni nazionalità, zingari o ebrei giovani che
furono prigionieri dei lager e dei ghetti, seppero a volte più
degli adulti combattere e resistere fino all' ultimo. Molti di
loro sono scomparsi dalla faccia della terra senza lasciare
traccia e nemmeno il nome; di altri ci resta un
frammento di storia o una fotografia sbiadita. Pochi sono i
sopravvissuti. Inseguendo le vicende e la breve esistenza di otto
di loro questa sezione vuole ricostruire la vita quotidiana di
alcuni dei maggiori luoghi di internamento o di annientamento che
le dittature nazista e fascista istituirono in Europa contro i
civili a tutela della «razza pura e padrona» che si proponeva di
eliminare tutti i diversi. Bambini e bambine, ragazzi e ragazze
che lottano, di cui colpisce sempre la vitalità e il desiderio di
futuro, ma che fin da subito subirono una violenza senza eguale:
la distruzione della loro giovinezza.

Nei lager e nei ghetti dopo
soltanto alcune ore di prigionia per chiunque veniva meno la
possibilità di riconoscersi come essere umano: spogliati di tutto,
rasati, privati di ogni effetto personale, unico legame rimasto
con il passato, gli internati erano sottoposti ad attese snervanti
cariche di incertezza, a insulti, percosse e a una serie di
trattamenti più o meno logoranti ,la ricerca spasmodica del cibo
sempre insufficiente, le latrine comuni, la sporcizia... Chi
reagiva ai maltrattamenti o cercava di prestare aiuto a un
compagno veniva picchiato selvaggiamente. Fin da subito i
prigionieri si rendevano conto della loro totale impotenza a
fronte di una completa dipendenza da un potere assoluto che
incombeva minaccioso sul loro fisico e sulla loro anima. Il primo
atto di violenza subito, il primo colpo ricevuto facevano crollare
anche negli uomini e nelle donne più forti l' idea della
invulnerabilità del proprio corpo e la speranza di trovare aiuto
nel momento del bisogno. I figli venivano separati dalle madri e
dai padri, i ragazzi e le ragazze dai fratelli, dalle sorelle e
dagli amici. Tutto era possibile e tutto poteva accadere
inaspettato e senza motivo. La morte era a pochi passi e a ogni
istante faceva sentire il suo gelido alito sui corpi martoriati
dei prigionieri. A noi che oggi ne ripercorriamo la storia i
protagonisti di questa sezione non sembrano bambini o ragazzi,
piuttosto uomini e donne immersi in un oceano di sofferenza e di
dolore. Non giocano non sanno più come fare a divertirsi, hanno
dimenticato ogni curiosità e ogni slancio tipici della primavera
della vita. Pensano il più delle volte a sopravvivere e a
resistere e sanno che mai potranno trovare un farmaco o un
chirurgo capace di estirpare dal loro cuore il male che hanno
subito e visto.

I racconti sono stati tratti dal
libro per ragazzi: "Sotto il cielo d'Europa" di Frediano Sessi "Einaudi
Ragazzi". Si consiglia la lettura a bambini dagli 11 anni in poi
con la presenza di un adulto.
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